Domenico è una di quelle voci rare che riescono a coniugare passione, competenza e autenticità. È l’ideatore e conduttore di Storie di Capitali, un podcast che intreccia storie di grandi personalità del mondo economico e finanziario con riflessioni personali e uno stile narrativo coinvolgente. Ma più che un progetto di divulgazione, Storie di Capitali è un viaggio: quello di un imprenditore curioso, che ha deciso di condividere ciò che lo affascina, lo ispira e lo spinge a migliorarsi ogni giorno.
Nel corso di una recente puntata, ho avuto il piacere di essere intervistato da Domenico: insieme abbiamo parlato di libertà, educazione finanziaria e del nostro personale approccio al denaro. Un dialogo autentico e stimolante, che riflette perfettamente lo spirito con cui Domenico costruisce ogni episodio.
Non è mai stato un fan dei social, e proprio per questo ha trovato nel podcast uno spazio libero e autentico per far emergere quella vena da “persuasore a fin di bene” che lo accompagna da sempre. Il suo non è un approccio accademico, ma umano: vuole trasmettere qualcosa che possa fare davvero del bene a chi ascolta, raccontando storie che vanno ben oltre i numeri.
Attratto dalle traiettorie di persone come Jack Bogle, Buffett o Steve Jobs, ha saputo cogliere in ciascuna di esse il filo invisibile che le lega: la capacità di vedere oltre, di sfidare il pensiero comune. E, soprattutto, di lasciare un segno.
Nel tempo, questa passione per le storie si è affiancata a un interesse profondo per la finanza personale: non come accumulo di denaro, ma come strumento di libertà mentale. Domenico ci parla della sua strategia di investimento, semplice ma solida, e dei tanti errori da cui ha imparato. Condivide risorse, riferimenti, e persino un po’ di autoironia, mostrando quanto valore ci sia nel raccontarsi senza filtri.
In un mondo di rumore, Storie di Capitali è una voce chiara e sincera. E questa intervista è un’occasione per scoprire l’uomo dietro il microfono: un imprenditore curioso, un narratore appassionato e un investitore consapevole.
Parlami di te in breve e di quali sono le scelte che ti hanno portato a condividere le tue esperienze con il resto del mondo attraverso il tuo podcast Storie di Capitali
Non saprei dirti un giorno preciso in cui tutto è iniziato, ma so che c’è sempre stata una scintilla: sono attratto dalle storie di persone che hanno fatto la differenza. Uomini e donne che, pur passando per il denaro, in realtà hanno sempre inseguito qualcosa di molto più grande. Penso a Jack Bogle, Warren Buffett, Michael Burry, Steve Jobs e tanti altri… personalità diversissime, ma unite da un filo: la capacità di guardare in un’altra direzione. E alla fine, di avere ragione.
Ripercorrere le loro storie, farle in qualche modo mie, poter fare dei confronti, cercare di semplificarle per chi decide di ascoltarle mi gasa tantissimo. È questo che mi spinge a cercare sempre nuove storie, a creare nuovi racconti magari anche di realtà italiane, piccole, ma non per questo prive di ispirazione.
Certo, l’ambito della finanza personale è un’altra grande passione. È quella via che, attraverso la giusta formazione, può portarti a cambiare davvero modo di ragionare su molti aspetti, anche quelli che non ti aspetteresti. Lo so, detta così sembra un po da Jedi… ma un Mandaloriano direbbe: questa è la via. (scusami la battuta nerd, se la censuri capirò )
Per questo mi piacerebbe fare qualcosa di più specifico, magari dedicare una stagione intera al tema, o costruire qualche episodio speciale. Ancora non lo so con precisione… ma qualcosa mi frulla per la testa.
Resta il fatto che la base di tutto è trasmettere agli altri qualcosa che possa fare del bene. Tutto qua. Non c’è altro.
Io ho sempre avuto quella vena da motivatore, da “persuasore a fin di bene”, se vogliamo. Nella vita professionale, sono un imprenditore e faccio del mio meglio per essere quanto meno un discreto datore di lavoro, in quel contesto ho capito quanto possa fare la differenza quella piccola spinta che incoraggia qualcuno a esprimere il proprio potenziale. E le storie sono un ottimo mezzo per farlo.
Storie di Capitali nasce da questo: un desiderio di raccontare, di creare, ma anche di divertirmi. Perché sì, mi diverto davvero con il podcast. Mi aiuta a imparare, a capire meglio certe dinamiche… e a dare voce a quella parte un po’ logorroica di me che non molla finché non arriva al nocciolo delle cose. Lo ammetto, qualche volta mi accanisco proprio, ma ognuno ha il suo metodo.
Prima del podcast, non avevo mai davvero “divulgato”, divulgato per passione intendo. Perché per lavoro mi occupo da tempo di formazione in vari ambiti, e quindi di divulgazione, direttamente o indirettamente, ne ho fatta parecchia. Ma sono contesti molto diversi.
Con Storie di Capitali, invece, ho scelto di raccontare qualcosa che sento mio. È una divulgazione diversa: nasce dalla curiosità, non da un manuale. E parla più al cuore che al curriculum.
Ogni tanto mi capita di parlare di economia o finanza personale con gli amici… ma prova a parlare di inflazione o di asset allocation davanti a una pizza e una birra: ti ritrovi a sprofondare nel silenzio, mentre intorno volano discorsi su reality, storie su instagram e matrimoni vip. Forse dovrei cambiare amici, no scherzo era per dire.
Non sono mai stato un fan dei social media, anzi: spesso mi sento un “diverso” nel senso buono del termine per non aver alcun interesse per facebook instagram o tiktok. Ma Storie di Capitali mi ha permesso di creare uno spazio dove anche le mie stranezze trovano casa, e non occorre pubblicare cosa sto mangiando o quale panorama sto vedendo. In fondo, costringo solo un microfono ad ascoltarmi e a quanto pare, non è il solo a farlo.
Quali sono le persone che ti hanno influenzato maggiormente negli anni? Quali libri, podcast, white-papers e così via consideri fondamentali nel tuo percorso di investitore?
Seguo tanti contenuti, ma se devo fare qualche nome: su youtube direi Mr. RIP, con cui ho avuto anche il piacere di confrontarmi in un paio di occasioni. Sempre su youtube Vito Lops del sole 24 ore, ma anche Investitore Razionale e in passato seguivo anche Davide D’isidoro, canali tutto sommato emergenti ma con ottimi contenuti e grande potenziale per i miei gusti. Anche Karim Mejri secondo me fa buona divulgazione finanziaria soprattutto per chi è alle prime armi e per i più giovani.
Lato blog italiani ti direi investitorecomune.it (e non lo dico perché sia a “casa tua” eh), e anche Finanza Cafona, dove ho scritto qualche articolo e mi sono pure divertito. Vittorio è in gamba, davvero.
Tra i blog in inglese ti direi, bankeronwheels.com, getrichslowly.org e The Italian Leather Sofa di Nicola Protasoni che ho avuto il piacere di ospitare nel mio podcast. Nicola lo considero uno dei “bravi”, quelli che quando parlano di finanza, tu prendi appunti, anche se ammetto che non sempre li rileggo hahah
Come letture, cito senza dubbio The Bogleheads guida per investire, La psicologia dei soldi di Morgan Housel, A spasso per Wall Street di Burton Malkiel, Il metodo Warren Buffett, pensieri lenti e veloci di Kanemann… e poi potrei andare avanti all’infinito.
Una menzione “con le pinze” la faccio anche a Padre ricco padre povero. Oggi non lo rileggerei, obiettivamente non condivido il 99% di quello che scrive, ma dieci anni fa mi ha lasciato una frase che porto ancora con me: “prima paga te stesso”. È un concetto che ho fatto subito mio e mi ha in qualche modo spinto a costruire l’abitudine più sottovalutata di tutte: risparmiare. Lato podcast obiettivamente Riccardo Spada con The Bull ha fatto il botto, ma anche Too Big Too Fail è un piacere da ascoltare.
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Sono convinto che stiamo vivendo un’epoca davvero fortunata per l’accesso alle informazioni. Abbiamo praticamente tutto quello che ci serve a portata di clic. Il web è un posto molto grande e riesci a passare dai video dei peggiori fuffa guru fino a ottimi contenuti (almeno per me) divulgati da università e persone di grande valore economico culturale, se posso vorrei citare il canale del POLIMI e in particolare il prof. Fabio Sdogati, per me la sua lezione su: “La crisi finanziaria e la grande recessione: origini e politiche economiche adottate” disponibile gratis su youtube è da premio oscar.
Abbiamo l’imbarazzo della scelta, sta solo a noi fare il primo passo.
Parliamo di pianificazione: quali sono i tuoi obiettivi principali? Come allinei la tua strategia di investimento ai tuoi obiettivi di breve, medio e lungo termine? Quali pensi siano i fattori che determinano il successo sul lungo termine?
Investo perché non farlo, per me, sarebbe un’opportunità mancata.
Negli anni, soprattutto nell’ultimo decennio, e ancora di più negli ultimi cinque, i miei obiettivi sono cambiati. Crescita professionale, maggiore consapevolezza, qualche errore ben digerito… tutto questo mi ha aiutato a raffinare il mio perché.
Oggi il mio obiettivo principale è creare libertà. Non solo quella economica, ma anche e soprattutto quella mentale. Quella che ti permette di dire “no, grazie” quando serve. Oppure, per citare un altro film The Gambler: “essere nella posizione di dire fottiti”. vale come obiettivo?
Nel breve termine, gestisco la liquidità destinata al fondo di emergenza in conti deposito svincolabili con l’obiettivo di avere un cuscinetto che mi consente di coprire le spese per un anno circa nel caso le cose dovessero andare male. Da imprenditore ti dico che mi piacerebbe aumentare il fondo di emergenza affiancando un etf monetario e portare il tutto a 18 mesi di sopravvivenza in caso di apocalisse zombie.
Nel medio e lungo periodo, seguo una strategia molto semplice e molto noiosa e per questo, secondo me, funziona.
Asset allocation market cap weighted: 65% azionario globale (con una base solida su MSCI World 60%, 10% di EuroStoxx, 10% Paesi Emergenti e un tilt del 20% diviso in parti uguali su 3 fattori: small cap, value e quality), e 35% obbligazionario — 70% governativi area euro 30% aggregade su tutto il mondo.
Ho anche qualche obbligazione singola, con scadenze allineate a spese previste. Se quelle spese non arrivano, reinvesto tutto nel portafoglio ETF. E anche Paolo Coletti è sistemato.
Ho solo un’azione singola: Nike. Ma quella è per affetto, per stima verso la storia di Phil Knight… se comincio a raccontarla, scatta lo script per un nuovo episodio di Storie di Capitali.
Parallelamente, porto avanti anche la previdenza complementare con un fondo pensione aperto (Amundi Seconda Pensione). Una scelta che in Italia spesso viene snobbata, ma che secondo me merita attenzione.
A livello operativo, separo le acque: un conto per le spese quotidiane e ricorrenti, e uno solo dedicato agli investimenti. Chiaro, qui parlo del mio approccio personale — la sfera professionale è un altro mondo.
Un tempo ero più “attivo”. Dal 2019 al 2023 avevo un portafoglio con molte più azioni singole, e devo ammettere che andò bene. Ma era uno stress continuo: bilanci, trimestrali, notizie, sentiment… dormivo poco e male. Ho venduto quasi tutto e semplificato reinvestendo tutto in etf. Non rinnego quell’esperienza: mi è servita.
Ho fatto anche qualche errore, tipo una stock finita male o qualcosa che avrei potuto tenere ancora un po tipo Netflix e Meta. Ma il colpo più amaro lo presi molti anni fa (2014), quando ingenuo e inesperto entrai in banca per un prestito e ne uscii con un fondo spazzatura sottoscritto.
Non sapevo cosa stavo facendo.
Pensandoci, forse è proprio lì che è scattato qualcosa: la voglia di capire, di non farmi più fregare. E, col tempo, di aiutare anche altri a non cascarci.
Non ho un orizzonte fisso. Più che una meta, ho una staffetta di obiettivi: importi, date, traguardi concreti che traccio ogni trimestre. Rimpinguo il tutto con una strategia PAC.
Sono uno sportivo da sempre, e se potessi fare un paragone direi che la mia strategia non è uno sprint, e nemmeno una maratona. È un Ironman.
Una prova lunga, mentale, fisica e paziente.
Dico di non avere un orizzonte temporale perché, fortunatamente, riesco a mantenere il mio stile di vita senza troppe privazioni. E la verità è che non so nemmeno se avrò mai voglia di disinvestire davvero. Come si suol dire… ai posteri l’ardua sentenza.
Di fatto, tutto questo, come il podcast, come il lavoro mi diverte.
Mi tiene acceso. Mi spinge a saperne sempre di più.
E questa, te lo assicuro, è una sensazione che mi fa sentire estremamente fortunato.
Quali sono gli strumenti/asset che preferisci e quali invece non utilizzeresti mai in nessun portafoglio? In funzione di cosa dosi i vari strumenti in portafoglio e ogni quanto ribilanci il portafoglio (se lo fai)?
Credo di aver risposto a molte cose con la domanda precedente. Ma come avrai capito sono un chiacchierone quindi, eccoti servito.
Quando scelgo uno strumento, mi faccio sempre una domanda: “Lo capisco?”
La mia risposta ideale è “sì”, seguita da “mi fa dormire bene la notte”.
Preferisco ETF a replica fisica, diversificati globalmente e con costi contenuti. Sono lo zoccolo duro del mio portafoglio. Li affianco con obbligazioni governative euro e un fondo pensione aperto. Tutto qui. Niente cripto, niente fondi a gestione attiva, zero derivati di qualunque natura, niente strumenti troppo complessi. Se un asset mi mette a disagio, non lo voglio nel portafoglio, anche se “rende”. No gente giacca e cravatta che mi propone investimenti.
S ci sono eventi particolari (come l’ultima ondata di dazi), posso scegliere di investire liquidità extra con più decisione.
Tengo un diario finanziario, che aggiorno ogni volta che prendo una decisione, raggiungo un obiettivo o sento il bisogno di fare il punto. Non è solo uno spazio per sfogarmi, è uno strumento pratico che mi aiuta a capire cosa ha funzionato e perché.
È come avere un consulente che mi conosce benissimo: sono io, solo con qualche mese di esperienza in più.
Ribilancio una volta l’anno se necessario. Faccio un check di tutto e, se serve, riallineo.
Trimestralmente invece monitoro l’intero patrimonio finanziario tramite Google Sheets: numeri, evoluzioni, scostamenti. La considero una manutenzione ordinaria e mi piace farla. Da tempo non controllo più le mie spese in maniera precisa, ho un budget destinato a quello e li devo rientrare. Il resto, tolte le spese, lo investo completamente.
Il tuo portafoglio ha mai affrontato una perdita significativa? Come ne sei uscito? Quali lezioni pensi di aver imparato?
Non ho mai vissuto una vera grande crisi finanziaria in prima persona, non il 2008, non le bolle storiche di cui parlo spesso nel podcast.
Ma so che prima o poi arriverà. Idealmente spero arrivi presto senza conseguenze sociali, lo so forse è un po utopico. Se proprio devo affrontarla, meglio farlo adesso che ho ancora il tempo e l’energia per imparare qualcosa.
Il periodo del Covid è stato, in effetti, il mio primo vero “scossone”. Ma allora il mio portafoglio era molto più piccolo, e la reazione è stata più di istinto che di panico.
Non ho avuto il tempo di spaventarmi: ho iniziato a studiare di più, a capire meglio. È stato un battesimo soft, ma utile.
Il 2022 invece… quello sì, è stato un anno particolare. Accademicamente è stato un anno formativo, vedere scendere stock e bond contemporaneamente non è una cosa che capita spesso, la paragonerei all’eclissi solare. La cosa mi ha un po’ disorientato. Ma non ho mollato. Ho mantenuto la strategia. E dove ho potuto, ho incrementato.
La vera lezione, però, l’ho avuta a fine crisi.
Quando i mercati hanno ricominciato a salire, mi sono accorto che il peso emotivo non veniva tanto dall’andamento generale… ma dalle azioni singole.
Erano loro il problema. Così ho chiuso tutte le posizioni. Per fortuna e forse anche per un pizzico di bravura, misto a sano azzardo è andata bene. Ma non voglio più investire così.
Oggi so che il vero rischio, spesso, non è nei mercati. È nella nostra testa.
In che modo le tue emozioni influenzano la tua pianificazione? Quali pensi siano i bias più insidiosi che hai mai sperimentato e come hanno impattato la tua operatività?
Le emozioni ci sono. Sempre. Anche quando pensi di essere razionale. La verità è che l’ansia, la fretta, l’euforia… non bussano. Entrano. All’inizio credevo di essere immune: leggevo, studiavo, ragionavo per ore. Poi ti ritrovi a controllare compulsivamente i grafici di un’azione che hai appena comprato, e capisci che anche tu sei umano.
Il bias più subdolo che ho vissuto? Forse l’overconfidence. Quella convinzione che “tanto ho capito”, che “questa volta so come va a finire”. Mi è successo nel periodo in cui ho investito in azioni singole.
Un altro bias che mi ha fregato più di una volta è il bias di conferma. Quella tendenza a cercare solo le informazioni che supportano la tua idea. Leggi un articolo, trovi un post, ascolti un esperto che dice esattamente ciò che speravi. E allora ti convinci ancora di più.
Peccato che, intanto, magari stai ignorando un campanello d’allarme che hai sotto gli occhi. Mi è successo con le azioni di Orpea, cercala e vedi com’è andata.
Di fatto non rinnego gli errori, senza quelli non sarei andato da nessuna parte, è un concetto che ripeto spesso nel podcast. Non sono diventato zen, eh. Ogni tanto le emozioni tornano. Ma oggi le ascolto. Le prendo in considerazione. E poi decido con lucidità. Come suggerisce Morgan Housel, il denaro è uno dei pochi ambiti in cui l’esperienza non basta, serve anche autocontrollo. E quello, come ogni allenamento, si costruisce piano piano.
Se tu potessi avere una breve conversazione con il te stesso di 10 anni fa, su cosa concentreresti maggiormente l’attenzione?
Bella domanda. Gli direi che è in gamba e che non deve preoccuparsi troppo di sbagliare. Che ogni errore sarà comunque utile ma che c’è un modo per farne qualcuno in meno. Gli direi di continuare a credere in sé stesso, sempre. E di non smettere mai di essere coerente, con quello che sente. Quella coerenza che, per fortuna, non ho mai abbandonato.
Poi gli darei un consiglio pratico: “Sai cos’è la regola del 50/30/20? No? Bene, studiala subito.” Perché iniziare presto fa tutta la differenza del mondo. Anche solo con poco, anche se sembra inutile. Perché certe abitudini tipo pagare prima te stesso valgono più di mille strategie.
E, già che ci sono, gli farei un favore: “Non firmare quel fondo. Sì, quello lì, in banca. Quello che sembrava una buona idea. È una fregatura, fidati.”
Gli direi anche che, dieci anni dopo, si divertirà ancora a parlare di soldi e a raccontare storie. E che se continuerà a imparare con curiosità, e a condividere con onestà, le soddisfazioni arriveranno. Non per caso. Ma perché se le sarà meritate. Ah, infine gli direi, non ci investire, tanto i capelli li perderai ugualmente.
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Non sono un consulente finanziario, ma un investitore comune che condivide il proprio percorso. Questo articolo è a scopo educativo. Le performance passate non garantiscono rendimenti futuri. La tassazione, i costi e le performance possono differire dai dati storici. Valuta attentamente la tua situazione personale, tolleranza al rischio e obiettivi finanziari. Se hai dubbi, consulta un professionista qualificato.