Investiamo con Paolo Coletti

Matematico, programmatore, cripto tecnologo e infine data analyst. Ecco come si presenta sul suo canale YouTube il mitico Professor Paolo Coletti.

Il suo approccio agli investimenti è un mix di esperienza (spoiler: investe al 1999) e analisi quantitative (ha un dottorato di ricerca in matematica ed è ricercatore all’Università di Bolzano in finanza computazionale). Intervistarlo è stato veramente illuminante perché quando affronta un argomento emergono entrambe le sue anime, quella pragmatica guidata dall’esperienza e quella analitica costruita con lo studio. Il risultato sono spunti di riflessione unici rispetto a tutto quello che si può trovare in giro per la rete.

Ti piacerebbe vero poterti ascoltare l’intervista eh? E invece no! Te la devi leggere.

Qual è stata la motivazione principale che ti ha spinto ad aprire il tuo canale YouTube e a condividere contenuti online, in particolare sugli investimenti?

Il mio inizio è stato un po’ atipico. Ho iniziato a condividere le mie lezioni universitarie online nel 2011 per aiutare gli studenti a studiare da casa, a causa della mancanza di spazio e risorse all’università. Nel 2013, ho aperto il mio canale YouTube per continuare questa condivisione. Tuttavia, è solo dal 2020 che ho iniziato a focalizzarmi su contenuti di finanza personale e investimenti, spinto dall’interesse mostrato dagli studenti in quest’area.

Gli studenti sono sempre convinti che i professori si interessino unicamente della materia che insegnano e ciò è falsissimo. Ho notato che, nonostante la divulgazione fosse inizialmente concentrata sulla tecnologia delle criptovalute, c’era una maggiore richiesta di contenuti legati agli aspetti pratici della finanza. Per un accademico dovrebbe (sottolineo dovrebbe) essere normale fare attività divulgativa.

Perché hai iniziato pubblicando video principalmente su blockchain e criptovalute, e poi hai cambiato focus verso la finanza più tradizionale?

Inizialmente, miravo a bilanciare i contenuti del mio canale YouTube, dedicando una parte alla tecnologia e all’uso pratico delle criptovalute, piuttosto che concentrarmi esclusivamente sul trading o sull’andamento del mercato delle stesse. Tuttavia, ho presto constatato con delusione che l’aspetto tecnologico e l’applicazione pratica delle criptovalute suscitano un interesse limitato nel pubblico, che si rivela essere notevolmente ristretto.

Un esempio significativo di questo scarso interesse è il video che considero tra i miei migliori lavori: una dimostrazione pratica in cui utilizzo Bitcoin per effettuare acquisti a Rovereto. Nonostante gli sforzi nella realizzazione e montaggio, questo video, l’unico professionalmente editato sul mio canale, non ha riscosso il successo sperato, evidenziando come tali utilizzi pratici di Bitcoin siano raramente messi in mostra e apprezzati dal pubblico.

Purtroppo ho notato che l’argomento di maggiore interesse legato alle criptovalute riguardava aspetti meno tecnologici, come ad esempio le modalità di gestione fiscale delle criptovalute, in particolare per quanto riguarda le carte di credito crypto. Questa constatazione mi ha portato a non abbandonare del tutto i contenuti sulle criptovalute, ma a ridurne significativamente la frequenza, concentrandomi occasionalmente su temi che possano attrarre maggior interesse, pur mantenendo una certa attenzione sulla tecnologia, nonostante la scarsa curiosità del pubblico verso approfondimenti tecnici in questo ambito.

Credi ci sia pregiudizio verso il mondo delle criptovalute?

Le persone estranee al mondo delle criptovalute spesso mostrano un atteggiamento ambivalente: da un lato, sono affascinate da questa nuova tecnologia, dall’altro, sono frenate da un senso di timore e pregiudizio. Questa dicotomia di sentimenti risulta essere una combinazione di curiosità e cautela. Tuttavia, ho notato che dopo aver assistito alle mie lezioni approfondite sulla tecnologia sottostante le criptovalute, molte di queste persone riescono a superare i loro preconcetti iniziali, riconoscendo che il mondo delle criptovalute è ben più complesso e sfaccettato di quanto immaginassero.

D’altro canto, anche all’interno della comunità delle criptovalute esistono pregiudizi, ma di natura diversa. Molti entusiasti vedono le criptovalute principalmente come un mezzo per realizzare rapidi guadagni finanziari, ignorando o sottovalutando l’importanza e il valore della tecnologia che sta dietro. Questa percezione riduttiva potrebbe minare la sostenibilità a lungo termine delle criptovalute se non fosse per la solida base tecnologica su cui si fondano. La vera forza e longevità delle criptovalute derivano proprio da questa innovazione tecnologica, che va ben oltre la semplice speculazione finanziaria.

Quali sono le persone che ti hanno influenzato maggiormente negli anni? Quali libri, podcast, white-papers e così via consideri fondamentali nel tuo percorso di investitore?

Nessuna. Il mio percorso negli investimenti è stato fortemente influenzato dalla mia formazione accademica: possiedo un dottorato di ricerca in matematica, il che mi ha fornito una solida base nel calcolo e nella comprensione delle distribuzioni, elementi fondamentali dell’analisi matematica avanzata. Questa preparazione mi ha reso relativamente semplice approcciarmi al mondo degli investimenti, soprattutto per quanto riguarda l’analisi statistica dei mercati finanziari.

Nel corso degli anni ’90 e all’inizio degli anni 2000, l’accesso a informazioni affidabili su questo tema era facilitato dalla qualità e dall’integrità dei contenuti disponibili online. Chi pubblicava su internet in quel periodo lo faceva spesso per condividere conoscenze autentiche, piuttosto che per finalità pubblicitarie o per generare traffico al proprio sito. Questo ambiente mi ha permesso di autoformarmi in modo efficace nel campo degli investimenti.

Nonostante la mia formazione sia stata prevalentemente autodidatta, ho approfondito le mie conoscenze leggendo testi riconosciuti come “A Random Walk Down Wall Street“. La mia lettura di questo libro è stata stimolata dall’esigenza di insegnare concetti di random walk in finanza in un corso universitario, il che ha reso l’argomento particolarmente pertinente al mio ambito accademico, caratterizzato da un forte impianto matematico. A differenza di molti “finfluencer” nel settore finanziario, non ho dedicato molto tempo alla lettura di testi tradizionali di finanza. La mia esperienza negli investimenti è stata piuttosto pratica: mi sono trovato a gestire personalmente delle risorse finanziarie e ho sfruttato la mia conoscenza degli strumenti finanziari, già familiari grazie al mio background accademico, per navigare nel mondo degli investimenti.

Parliamo di pianificazione: quali sono i tuoi obiettivi principali? Come allinei la tua strategia di investimento ai tuoi obiettivi di breve, medio e lungo termine? Quali pensi siano i fattori che determinano il successo sul lungo termine?

La complessità degli investimenti personali è spesso sottovalutata, con molte persone che si concentrano principalmente su quali app utilizzare per gestire i loro portafogli, piuttosto che comprendere i principi fondamentali degli investimenti. Questa mancanza di comprensione mi ha spinto a formalizzare i concetti chiave quando ho sviluppato il corso “Educati e Finanziati“. Fortunatamente, grazie a oltre 25 anni di esperienza nell’insegnamento, ho imparato l’importanza di comunicare in modo chiaro e senza ambiguità, anche quando si affrontano argomenti complessi.

Nella mia gestione personale degli investimenti, ho sempre seguito un approccio intuitivo, basandomi su principi fondamentali quali mantenere liquidità sul conto corrente per le spese quotidiane, creare un fondo di emergenza, e investire in obbligazioni a breve termine e azioni per il lungo termine. Tuttavia, non avevo mai strutturato formalmente questa strategia fino alla creazione del mio corso.

Una delle mie particolarità è stata quella di ereditare un patrimonio consistente che mi ha permesso di investire una parte significativa in asset a lungo termine fin dall’inizio. Nonostante ciò, ammetto di avere difficoltà nel bilanciare i diversi “pilastri” degli investimenti, soprattutto nel prevedere le spese urgenti e future, un’area in cui mi rendo conto di dover migliorare.

Una pianificazione precisa la consiglio a coloro che rischiano di andare a zero. Se si ha bisogno di disinvestire tutto l’azionario in un determinato momento per far fronte a spese improvvise, quello è il vero rischio che è fondamentale mitigare con una perfetta pianificazione.

Sottolineo l’importanza di evitare errori gravi negli investimenti, come restare investiti in strumenti finanziari troppo costosi o vendere in preda al panico durante le fasi di ribasso del mercato. Il successo degli investimenti è attribuibile principalmente alla casualità, dato che il risultato finale dipende unicamente dalla fortuna che abbiamo nell’estrarre a caso da una distribuzione di rendimenti. Quindi evitare decisioni avventate e mantenere una strategia coerente è fondamentale.

Quali sono gli strumenti/asset che preferisci e quali invece non utilizzeresti mai in nessun portafoglio? In funzione di cosa dosi i vari strumenti in portafoglio e ogni quanto ribilanci il portafoglio (se lo fai)?

L’ETF azionario rappresenta lo strumento di investimento a lungo termine che raccomando maggiormente. Per chi desidera una soluzione semplice, suggerisco un ETF azionario globale a basso costo, che offre una diversificazione immediata su scala mondiale. Per coloro che cercano maggiore specificità, esistono ETF focalizzati su singole aree geografiche, che permettono di targetizzare investimenti in specifici mercati, mantenendo sempre un occhio al contenimento dei costi.

È importante sottolineare che questa raccomandazione si rivolge a investitori con una certa tolleranza al rischio, capaci di affrontare cali significativi del proprio portafoglio senza farsi prendere dal panico. Per chi non si sente pronto per le montagne russe del mercato azionario, non vi è alcuna vergogna nel preferire ETF obbligazionari per un investimento a lungo termine più stabile e prevedibile, paragonabile a una tranquilla corsa sul “bruco mela” piuttosto che sull’ottovolante.

Critico fortemente l’approccio di chi sceglie azioni singole senza una strategia ben definita, basandosi su impulsi o consigli spesso poco fondati. Acquistare azioni di aziende famose come Microsoft, Alphabet o Tesla, solo perché se ne parla spesso, è controproducente. Sono un sostenitore dell’investimento a caso, ma critico quello fatto a cazzo. La differenza sta nel fatto che investire a caso significa comprare 10, 20, 30 azioni singole scegliendo casualmente, mentre l’investimento a cazzo significa acquistare le top performer del momento solo perché sono sulla bocca di tutti. Questo approccio, guidato più dall’emozione che da un’analisi razionale, espone a rischi non necessari.

Infine, non sono favorevole all’utilizzo di ETF bilanciati o fondi bilanciati. Non vedo la necessità di limitarsi a questi strumenti quando si può costruire un portafoglio personalizzato combinando ETF azionari e obbligazionari, che offre maggiore flessibilità e controllo nella gestione delle proprie allocazioni per rispondere a cambi di esigenza della propria vita. Le mie simulazioni hanno mostrato che il bilanciamento automatico non è la chiave per massimizzare i rendimenti.

Come gestisci un portafoglio diversificato su diversi paesi?

Normalmente, non dedico tempo a monitorare costantemente i prezzi del mio portafoglio di investimenti. Faccio eccezione solo in due circostanze specifiche: la prima è a gennaio, quando sono tenuto a creare un video analitico sullo stato del mio portafoglio per il mio canale YouTube, una pratica che non seguivo in passato. La seconda occasione si verifica quando ho la necessità di acquistare nuovi asset a causa di liquidità in eccesso o di vendere parte del mio portafoglio per soddisfare esigenze finanziarie immediate. In questi momenti, procedo a quello che definisco un “ribilanciamento passivo” del portafoglio.

Non si tratta di una strategia di ribilanciamento attiva o programmata, ma di una valutazione puntale basata sulle necessità del momento, tenendo conto degli aspetti fiscali e dell’andamento dei vari asset. Ad esempio, se un particolare paese è cresciuto a dismisura, posso decidere di vendere alcuni di quegli asset per realizzare un guadagno, sempre valutando attentamente la situazione per evitare investimenti in mercati potenzialmente instabili.

Fuori da queste situazioni, tendo a lasciare il mio portafoglio invariato, a volte senza controllarlo per periodi prolungati. Questo approccio distaccato mi ha reso meno sensibile a fluttuazioni di mercato immediate, come durante la crisi finanziaria del 2008, durante la quale la mia principale preoccupazione era la liquidità piuttosto che l’andamento degli investimenti in sé. Riguardo alla tendenza attuale di monitorare frequentemente il portafoglio attraverso app e piattaforme digitali, noto che molti si
avvicinano agli investimenti con un approccio molto più attento, ma devo dire ai limiti dell’ossessione.

Personalmente, nei primi anni del mio percorso di investimento, ho sviluppato autonomamente un software per tracciare i miei investimenti, un’attività che ho poi abbandonato. Questo cambiamento di approccio riflette anche la mia percezione che, con l’avvento di Internet e la facilità di accesso alle informazioni, ci sia una comunità di investitori più giovani e attivi, che dispongono di strumenti di gran lunga migliori ed automatici anche se io tendo a non usarli se non in fase di pianificazione.

Il tuo portafoglio ha mai affrontato una perdita significativa? Come ne sei uscito? Quali lezioni pensi di aver imparato?

Ho iniziato a investire nel 1999, proprio nel pieno dell’esplosione della bolla delle dot-com. Era un periodo in cui il mercato era in forte ascesa, e tutti eravamo consapevoli che prima o poi ci sarebbe stata una correzione, ma nonostante ciò, la tentazione di cogliere i guadagni rapidi era forte. Infatti, anche se si prevedeva un crollo, l’entusiasmo del mercato in crescita spingeva molti, me compreso, a continuare ad investire. La crisi delle dot-com del 2000-2001 è stata per me una lezione ambivalente. Da un lato, ho subito perdite, ma dall’altro, le avevo compensate con i guadagni degli anni precedenti.

Curiosamente, grazie alla mia strategia di investimento o forse solo per fortuna, ero riuscito a recuperare la maggior parte delle mie perdite entro il 2003. Ricordo di aver discusso con un addetto di banca riguardo alla performance dei miei investimenti, e di come fossero tornati a crescere costantemente fino al 2006.

La crisi finanziaria del 2008, tuttavia, è stata un’esperienza diversa. Non avevo monitorato attivamente i prezzi del mio portafoglio, quindi non ho avvertito immediatamente l’impatto del crollo del mercato. La mia principale preoccupazione durante quella fase non era tanto la performance degli investimenti, quanto la liquidità e la sicurezza dei miei depositi bancari. In quel periodo, preso dall’ansia per la stabilità finanziaria globale, avevo persino considerato l’idea di aprire un conto in una banca cinese come misura precauzionale, pensando che potesse offrire una maggiore sicurezza in caso di crollo finanziario in Occidente. Tuttavia, non ho mai ricevuto risposta alla mia richiesta, il che alla fine si è rivelato fortunato, poiché mi ha evitato ulteriori complicazioni.

In sintesi, sebbene la mia esperienza durante la bolla delle dot-com non sia stata particolarmente istruttiva, mi ha comunque insegnato l’importanza della cautela e del non lasciarsi trascinare eccessivamente dall’euforia del mercato. La crisi del 2008, invece, mi ha reso più consapevole dell’importanza di proteggere la liquidità e di valutare attentamente la sicurezza degli istituti finanziari con cui si interagisce.

In che modo le tue emozioni influenzano la tua pianificazione? Quali pensi siano i bias più insidiosi che hai mai sperimentato e come hanno impattato la tua operatività?

Nel contesto dei mercati finanziari tradizionali, non ho mai sperimentato personalmente la FOMO (Fear of Missing Out) né il panico da vendita. Credo che la mia formazione in matematica mi abbia fornito un approccio più razionale e distaccato agli investimenti, aiutandomi a comprendere che vendere in preda al panico equivale semplicemente a contabilizzare le perdite.

L’unica eccezione in cui “scappare” potrebbe effettivamente salvare un investimento è nel caso di obbligazioni prossime al fallimento, ma anche in questa situazione c’è il rischio di prendere decisioni affrettate che possono portare a perdite ingiustificate se poi l’obbligazione non fallisce. Ho avuto esperienze dirette con questo tipo di situazioni durante la crisi delle obbligazioni argentine, dove ho deciso di vendere una parte dei miei investimenti quando i prezzi stavano crollando. Tuttavia, ho mantenuto una porzione degli investimenti che alla fine ha subito pesanti perdite. Questo approccio “a metà” riflette la mia tendenza a non abbandonare completamente i miei investimenti, anche di fronte a potenziali crisi.

Durante il periodo delle IPO (Initial Public Offerings) in Italia, all’inizio degli anni 2000, ho sperimentato la FOMO quando aziende di ogni tipo venivano quotate in borsa, spesso sostenendo di avere un qualche legame con l’Internet, il che alimentava l’entusiasmo degli investitori. Anche in questo caso, come con l’investimento in Enel, la decisione di investire era spinta più dall’euforia collettiva che da una valutazione razionale, portando a risultati non ottimali. Ho avuto esperienze simili anche con le criptovalute, dove in alcuni casi ho ceduto alla FOMO, ad esempio acquistando Dogecoin prima che diventasse un fenomeno mainstream e realizzando un profitto.

Tuttavia, questa esperienza mi ha insegnato che inseguire tendenze speculative richiede un impegno costante e comporta rischi significativi, che non sempre valgono i potenziali benefici. In conclusione, credo che sia fondamentale per gli investitori avere un piano d’azione chiaro per gestire i momenti di crisi, anziché lasciarsi guidare dalle emozioni. Questo include avere strategie predefinite per limitare le perdite e proteggere gli investimenti senza farsi prendere dal panico. Personalmente, applico questo approccio soprattutto negli investimenti in obbligazioni, dove la possibilità di fallimento di un’emissione richiede decisioni ponderate e non affrettate.

Cosa diresti al te stesso di 20-25 anni fa riguardo agli investimenti?

Riflettendo sui miei errori passati, posso dire che l’unico vero sbaglio è stato quello di seguire i consigli di riviste e giornali per i miei investimenti, invece di adottare un approccio più passivo. Tuttavia, questo non l’ho considerato un errore grave nella mia esperienza di investimento. Se potessi dare un consiglio al me stesso del passato, probabilmente suggerirei di esplorare più a fondo la tecnologia dietro al Bitcoin fin dai suoi esordi. La possibilità di immergersi nella tecnologia blockchain e nelle criptovalute all’alba del loro sviluppo avrebbe rappresentato un’opportunità non solo finanziaria ma anche intellettuale, data la natura rivoluzionaria di questi strumenti.

Nonostante le deviazioni causate dagli impegni lavorativi, ho sempre cercato di rimanere aggiornato sulle migliori opportunità di investimento disponibili in ogni periodo. Questo mi ha permesso di utilizzare gli strumenti più efficaci e efficienti, come i fondi d’investimento e le azioni singole, prima dell’avvento degli ETF, che ora considero tra gli strumenti più vantaggiosi. In conclusione, ritengo che la mia capacità di restare informato e scegliere gli strumenti finanziari più adatti al momento abbia giocato un ruolo fondamentale nel mio percorso di investitore. Anche se ho commesso degli errori, questi non hanno compromesso significativamente la mia strategia finanziaria complessiva, grazie anche a una certa dose di fortuna.

Quali azioni hai mantenuto per il periodo più lungo?

Generalmente, la mia strategia con le azioni è quella di venderle per realizzare plusvalenze. Tra le azioni più datate che ho mantenuto nel tempo, ricordo quella di Renault acquistata nel 2006, che nel 2007 aveva già subito una perdita del 55% del suo valore, un investimento decisamente sfortunato. Anche le azioni di National Grid acquistate nello stesso periodo hanno registrato finora un modestissimo incremento del 4%. Purtroppo ho poche azioni di quelle vecchie perché la legislazione italiana sulle plusvalenze mi ha spesso obbligato a vendere azioni per poter utilizzare minusvalenze che erano in scadenza. Un esempio significativo è rappresentato dagli ETF russi che avevo in portafoglio e che sono stati liquidati, causandomi notevoli minusvalenze.

Questo aspetto della fiscalità italiana può risultare particolarmente gravoso per gli investitori, costringendoli a prendere decisioni di vendita non sempre in linea con la loro strategia di investimento a lungo termine. In sintesi, la gestione del portafoglio azionario è stata influenzata non solo dalle dinamiche di mercato, ma anche dalle peculiarità del sistema fiscale italiano, che impone una gestione attenta delle vendite per ottimizzare il carico fiscale derivante dalle plusvalenze realizzate.

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