Investiamo con The Italian Leather Sofa

Ho avuto l’opportunità di intervistare Nicola Protasoni ed è stata un’esperienza formativa.

Italiano di nascita, ma ha vissuto in Lussemburgo, a Ginevra e a Londra per poi approdare a Zurigo. Lavora nel Corporate Treasury da una quindicina d’anni (in realtà non si ricorda neanche lui quanti). Investitore di lunga data, blogger e ospite piuttosto frequente nelle live di Mr Rip. Il suo blog, The Italian Leather Sofa, contiene articoli di spessore adatti a chi cerca qualcosa di più avanzato rispetto a quello che si trova solitamente.

Uno dei suoi articoli più interessanti è quello che riguarda il suo portafoglio ( Model Portfolio ), di cui fornisce update trimestrali. E’ un portafoglio a leva, atipico rispetto a quello che si legge normalmente dai principali divulgatori nostrani di finanza personale. Come avrete modo di leggere dall’intervista, Nicola non consiglia a tutti di operare a leva ma porta la sua esperienza e ciò che lo ha spinto a scegliere questo approccio.

Questo è perfettamente in linea con quanto invece viene sempre consigliato: le migliori scelte sono quelle fatte con consapevolezza.

Prima di arrivare all’intervista vera e propria, vi lascio una citazione di Nicola estremamente semplice ma efficace.

Se un’opportunità sembra troppo bella per essere vera o ti viene offerta come un’occasione unica, è essenziale fermarsi e riflettere sul perché altri abbiano deciso di passare.

Parlami di te in breve e di quali sono le scelte che ti hanno portato a condividere le tue esperienze con il resto del mondo attraverso YouTube/Instagram/Blog

Sono nel mondo del Corporate Treasury da un bel pezzo, tipo 15 o 17 anni.

Il blog l’ho avviato tipo 5 anni fa, ma non chiedermi la data precisa perché sono una frana con le ricorrenze e gli anniversari. Potrebbe essere stato quando mia moglie aspettava nostra figlia, o qualcosa del genere. All’inizio era più che altro un modo per condividere le mie avventure nel peer to peer lending. Sai, in quel periodo c’era un gran parlare di referral e di tutte quelle cose lì, ma invece di seguire la massa e creare l’ennesimo sito che ti dice solo dove buttare i soldi, ho deciso di dare il mio punto di vista. Volevo svelare cosa funziona davvero e cosa no, e mostrare alla gente le cose a cui stare attenti.

Poi, beh, è da un po’ che non parlo di p2p lending sul blog. Non è che abbia smesso di investire, eh, ho sempre un sacco di idee e aggiornamenti in mente, ma poi finisco per non scrivere. A volte non so nemmeno da dove iniziare, specialmente quando si tratta di numeri. Perché, vedi, parlare di numeri è una cosa, ma dare loro un senso senza il contesto giusto è un’altra. E poi c’è sempre quella voglia di esplorare nuove cose, di ricominciare a parlare di certi argomenti perché credo ci siano ancora realtà nel peer-to-peer lending che funzionano alla grande.

L’idea di base delle piattaforme di peer-to-peer lending era quella di offrire un servizio a 360 gradi, dove tu ci metti i soldi e loro si occupano di tutto. E onestamente, quelle che non sono delle truffe, funzionano davvero bene. Ma è anche vero che a volte potrei non notare certi processi che altri, magari grazie a esperienze diverse, riescono a vedere e a sfruttare meglio. Insomma, è tutta una questione di prospettiva e di trovare il modo giusto di fare le cose.

Ci sono state volte in cui mi sono imbattuto in società che filavano liscio per un po’, poi bam, una viene venduta e tutto cambia in un attimo.

È tutta una questione di gestire il rischio, di giocarsela con intelligenza. Capire davvero cosa stai facendo non è una passeggiata. Fai le tue ricerche, pensi di aver azzeccato tutto, e poi ti ritrovi in mezzo a un bel niente perché sei incappato in uno scam. O magari, vai alla cieca e ti va di lusso. Spiegare queste dinamiche a qualcuno che non è del giro è un casino, perché tende a vedere tutto nero o bianco: o sei un genio o hai buttato tutto al vento.

Per quanto riguarda il mio blog, la mia idea non è quella di fare il divulgatore seriale. Non è il mio stile. Io scrivo di quello che mi gira, punto. Se un giorno mi prende la vena e voglio condividere qualcosa sul peer-to-peer lending o su qualsiasi altra cosa che mi stia frullando per la testa, lo faccio. Se no, pace, non è che il mondo finisce.

Il problema nasce quando inizi a raccogliere un pubblico, dato che la musica cambia un po’. Non è che puoi sempre andare alla giornata. Dovresti avere un minimo di rigore, mantenere una certa coerenza, perché le persone iniziano a seguirti per quello che dici, per come lo dici. E magari aspettano di sentire la tua voce su certi argomenti. Ma alla fine, per me resta un modo per imparare ad alta voce, condividere le mie scoperte, le mie riflessioni, senza troppe pretese. Se interessa, bene, se no, amen. 

Quali sono le persone che ti hanno influenzato maggiormente negli anni? Quali libri, podcast, white-papers e così via consideri fondamentali nel tuo percorso di investitore?

Allora, lascia che ti dia un po’ di contesto perché il mio percorso nel mondo della finanza è stata una maratona, non uno sprint. Non so se risponde esattamente alla tua domanda, ma penso sia importante capire che non si tratta di un viaggio che ho fatto da un giorno all’altro.

La cosa bella è che, nel corso degli anni, ho scoperto il potere dell’interesse composto, ma non solo in termini di soldi. Parlo di compounding del learning, di quella crescita esponenziale della conoscenza che non arriva all’improvviso con un’illuminazione, ma si costruisce pezzo dopo pezzo. Magari leggi qualcosa oggi che non ti dice molto, poi, tre mesi dopo, trovi un pezzo del puzzle che ti fa vedere tutto sotto una nuova luce. Ecco, è stata un po’ la storia della mia vita nel campo finanziario: una curiosità insaziabile e la voglia di capire sempre di più.

Il fatto di aver letto tanto, e soprattutto in inglese, ha fatto una grande differenza. Quando ho iniziato, Internet c’era, sì, ma non era come oggi che trovi tutto con un clic. Dovevi cercarti le informazioni, e spesso le fonti erano tradizionali, come l’inserto della Repubblica del lunedì o Il Sole 24 Ore del sabato. Ma quando esci da quel giro lì e inizi a esplorare, ti rendi conto che il mondo è molto più ampio.

Mi ricordo ancora, per esempio, di quando ho trovato un inserto in un giornale che parlava di oro o volatilità, non ricordo bene. Da lì, ho cercato il sito in inglese a cui si riferivano e mi si è aperto un mondo nuovo. Quello che voglio dire è che il mio percorso non è stato lineare, ma fatto di tante piccole scoperte lungo la via, e questa costante ricerca di conoscenza è stata fondamentale per arrivare dove sono oggi.

Quando mi chiedi come ho navigato i concetti finanziari nel corso degli anni, specialmente in periodi turbolenti come quello successivo alla bolla delle dot.com, la mia esperienza si rivela piuttosto istruttiva. In quel periodo, il mercato era in ripresa, ma molti sostenevano che fosse solo un rimbalzo temporaneo, destinato a crollare di nuovo a causa di persistenti problemi sottostanti. Questo contesto, benché fosse considerato da molti come erroneo, mi ha comunque introdotto a concetti cruciali.

Se rifletto sulle varie metodologie di analisi nel mondo della finanza, come l’analisi fondamentale e quella tecnica, oltre alle strategie di asset allocation, mi rendo conto di quanto il campo sia vasto e complesso. Spesso, l’approccio iniziale di qualcuno alla finanza può essere fortemente influenzato dalla prima fonte di informazione che incontra, sia essa un libro di Warren Buffett che ti spinge verso l’analisi fondamentale, o un forum che promuove l’analisi tecnica. Questi incontri possono indirizzarti in un rabbit hole da cui è difficile uscire, limitando la tua visione a una sola prospettiva.

La mia personale incursione nel trading mi ha aperto gli occhi sull’utilità dell’analisi tecnica, nonostante inizialmente la considerassi di poco conto. Questo tipo di analisi, sebbene possa sembrare superficiale, fornisce strumenti preziosi per interpretare i movimenti del mercato quasi in tempo reale, offrendo un vantaggio, per quanto minimo, rispetto al tiro al buio.

La vera svolta, tuttavia, è arrivata con la mia tesi. Il professore che mi ha assistito mi ha fornito una bibliografia eccezionalmente ricca e variegata, includendo opere come “Fooled by Randomness” di Taleb, “Unconventional Success” di Swensen e teorie sul portfolio che hanno ampliato enormemente il mio orizzonte. Questi testi non solo erano di grande valore in sé, ma offrivano anche prospettive molto diverse tra loro. Questo approccio multidisciplinare alla finanza, iniziato a 24 anni, ha decisamente aperto la mia mente, mostrandomi che c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare e che diversi punti di vista possono coesistere e arricchire la nostra comprensione del mondo finanziario.

Parliamo di pianificazione: quali sono i tuoi obiettivi principali? Come allinei la tua strategia di investimento ai tuoi obiettivi di breve, medio e lungo termine? Quali pensi siano i fattori che determinano il successo sul lungo termine?

Guarda, nel corso della mia vita, i miei approcci e le mie idee sono cambiate più volte, il che è abbastanza normale considerando che la vita stessa evolve e cambia. Mi fa sorridere pensare a quando ho letto di concetti come il Goal-based investing sul tuo blog, o ascoltando qualcuno come Coletti parlare di come utilizzare le obbligazioni solo se prevedi di aver bisogno di quella somma in futuro, tipo tra 10 anni. E lì mi fermo e penso: o la mia vita è stata particolarmente insolita, o mi chiedo che tipo di vita abbiano queste persone.

Per certe persone fare una pianificazione a lungo termine come rifare il tetto potrebbe avere perfettamente senso. Ma qui entra in gioco la considerazione che non tutti possono permettersi questo tipo di pianificazione, soprattutto se pensiamo che la maggior parte delle persone ha risorse limitate.

Quindi, quando senti consigli del tipo “investi solo in obbligazioni quello che pensi ti serva tra meno di 10 anni”, ti rendi conto che, seguendo quella logica, finiresti per investire la maggior parte dei tuoi risparmi in un unico posto. E questo non tiene conto delle eventualità della vita, come dover improvvisamente disporre di una somma importante per un’emergenza. Alla fine, si tratta di trovare un equilibrio tra il rischio e la sicurezza, tenendo presente che la vita può presentarti delle curve inaspettate e che la pianificazione finanziaria dovrebbe essere flessibile per adattarsi a queste variabilità. 

La questione fondamentale è che, mentre alcuni consigli possono suonare bene in teoria, nella pratica bisogna sempre considerare il proprio contesto personale e le proprie necessità, perché alla fine ciò che funziona per uno potrebbe non essere adatto per un altro.

Il mio approccio alla gestione finanziaria personale e agli investimenti è influenzato fortemente dal mio background professionale e dai sistemi pensionistici nei paesi in cui ho lavorato, come l’Inghilterra e la Svizzera. Questi sistemi offrono dei piani di previdenza, o fondi pensione del secondo pilastro, che presentano benefici fiscali significativi. In sostanza, questi sono soldi che non posso toccare fino a un’età prestabilita, che potrebbe essere 50 o 60 anni, a seconda del piano specifico.

Data questa restrizione, la mia strategia per questi fondi è stata abbastanza diretta: investire pesantemente in azioni, sfruttando il fatto che il denaro è bloccato per un lungo periodo e quindi può beneficiare della crescita composta nel tempo, nonché dei vantaggi fiscali associati a questi piani pensionistici. Questo tipo di ottimizzazione fiscale, a mio avviso, è una scelta logica dato il contesto.

Tuttavia, quando si parla di gestione del denaro fuori da questi schemi pensionistici, mi imbatto spesso in discussioni riguardo la diversificazione dei risparmi in vari “barattoli” finanziari, per così dire. E qui entra in gioco la realtà individuale di ognuno, inclusi stipendio, stile di vita, e obblighi familiari, che possono variare enormemente da persona a persona. Per alcuni, magari vivere da eremita e massimizzare il risparmio è fattibile e desiderabile, ma questo non è un approccio universale né necessariamente il migliore per tutti.

Quindi, quello che cerco di fare con il mio portafoglio personale è trovare un equilibrio che permetta di massimizzare la crescita e al tempo stesso proteggermi in caso di necessità improvvise. Il mio obiettivo è avere un portafoglio che non solo cresca in modo costante ma che sia anche resistente in periodi di incertezza. In altre parole, cerco di costruire una strategia di investimento che mi copra da entrambi i lati: assicurandomi che i miei investimenti continuino a crescere per il futuro e allo stesso tempo mi offrano una rete di sicurezza in caso di emergenze impreviste, riducendo il rischio di trovarmi in una situazione finanziaria difficile.

Quali sono gli strumenti/asset che preferisci e quali invece non utilizzeresti mai in nessun portafoglio? In funzione di cosa dosi i vari strumenti in portafoglio e ogni quanto ribilanci il portafoglio (se lo fai)?

La mia filosofia si basa molto sull’idea di massimizzare l’efficienza degli investimenti piuttosto che spingere semplicemente verso un rischio maggiore. Questo concetto si allinea strettamente con quello della frontiera efficiente nella teoria moderna del portafoglio.

La frontiera efficiente, per chi non è familiare, è una rappresentazione grafica che mostra i portafogli ottimali che offrono il massimo rendimento per un dato livello di rischio. L’obiettivo è quindi di posizionare il mio portafoglio lungo questa frontiera, sfruttando al massimo la diversificazione per ottenere il miglior rendimento possibile a fronte di un rischio accettabile. In altre parole, dalle analisi che ho fatto la leva amplia la frontiera efficiente e mi da quindi la possibilità di espandere le mie opzioni di investimento, ottenendo così rendimenti potenzialmente più elevati senza aumentare proporzionalmente il mio rischio.

Ovviamente, questa strategia ha i suoi “ma” e “se”, soprattutto quando si considerano le correlazioni tra gli asset e la loro variabilità nel tempo. Non tutte le teorie funzionano perfettamente nella pratica a causa di questi fattori e delle numerose variabili in gioco. Tuttavia, il principio di base rimane valido: cercare di ottenere il massimo rendimento possibile per il livello di volatilità che sono disposto ad accettare.

Uno strumento che utilizzo ma che a molti piccoli investitori può far storcere il naso è la leva finanziaria.

La leva è come un coltello. Utilizzarlo non significa necessariamente che devi far male a qualcuno. Puoi impiegarlo per molti scopi se fai attenzione all’uso che ne fai. La gestione prudente del debito richiede una comprensione profonda dei propri limiti di rischio e degli scenari di mercato.

Quindi, sì, esistono opportunità attraverso strategie che includono l’uso del debito, ma queste vengono sempre con un grado di rischio che deve essere attentamente valutato. La mia priorità rimane quella di costruire e mantenere un portafoglio efficiente che miri alla crescita sostenibile nel lungo termine, tenendo sempre sotto controllo il livello di rischio a cui mi espongo.

Prima di tutto, per poter investire con la leva, è essenziale avere a disposizione gli strumenti adatti. Un esempio personale? Ho scoperto il concetto di margine account con Interactive Brokers relativamente tardi, ma l’idea di utilizzare la leva era qualcosa che avevo in mente da molto tempo. Quindi, quando ho finalmente avuto accesso a questo strumento, ho colto l’opportunità al volo, perché le mie idee erano già ben chiare.

Come per qualsiasi strumento di investimento, ho iniziato ad utilizzare la leva in modo graduale, aumentando la mia esposizione man mano che ero più a mio agio con gli strumenti a mia disposizione. Questo approccio graduale mi ha permesso di ampliare le mie strategie di investimento in modo controllato e consapevole.

Riguardo alla tua domanda precedente, un aspetto che forse non avevo evidenziato abbastanza è l’importanza dell’Income, del reddito. Questo è un fattore cruciale, specialmente considerando le possibilità future e il fatto che, avendo un reddito superiore alla media, molti problemi si possono affrontare in modo diverso. Una solida pianificazione finanziaria, infatti, diventa molto più gestibile quando si ha una discrezionale capacità di spesa che permette di affrontare le spese impreviste con maggiore serenità. Questo aspetto del reddito, combinato con l’uso prudente della leva finanziaria, mi ha permesso di costruire un portafoglio più resiliente e adattabile alle diverse fasi della vita, garantendomi allo stesso tempo la flessibilità necessaria per gestire le varie esigenze che possono presentarsi.

L’uso della leva, come ben sai, comporta il rischio di ricevere una margin call, e proprio per questo motivo, mantenere un cuscinetto finanziario è essenziale. Questo cuscinetto serve a coprire eventuali margin call, riducendo così il rischio di essere costretti a liquidare posizioni in condizioni sfavorevoli.

Questa precauzione, però, introduce una sorta di paradosso: se mantieni un cuscinetto finanziario sufficientemente ampio da coprire le tue posizioni a margine, in un certo senso, riduci l’effetto della leva finanziaria che stai cercando di sfruttare. 

Avere un reddito che mi consente di mantenere questo cuscinetto significa che, in caso di necessità, ho la flessibilità di spostare risorse senza compromettere i miei investimenti o la mia stabilità finanziaria. Questo livello di sicurezza e flessibilità è fondamentale quando si opera con leve finanziarie.

La variabile reddito gioca, senza dubbio, un ruolo cruciale nelle possibilità finanziarie di una persona. Indipendentemente dalle scelte di investimento o dalle strategie di risparmio che uno può adottare, il livello di reddito determina in gran parte lo spazio di manovra finanziario disponibile. Mettendo da parte un attimo il tizio che mangia pane e cipolle ogni giorno per risparmiare il 90% del proprio income, pensi che chi dispone di un reddito basso abbia meno possibilità di investire?

Indipendentemente dalle scelte di investimento e dalle strategie di risparmio adottate, il livello di reddito determina in gran parte le opportunità disponibili. Per le persone con un reddito elevato, anche gli errori finanziari possono avere un impatto meno devastante rispetto a chi guadagna meno, semplicemente perché dispongono di maggiori risorse per recuperare.

Tuttavia, avere un alto reddito non è una licenza per fare “cazzate” finanziarie. Anzi, offre l’opportunità di adottare una strategia più difensiva, concentrandosi sulla protezione del capitale e sulla generazione di un reddito passivo, piuttosto che sul prendere rischi inutili. In altre parole, un reddito elevato permette di diversificare meglio gli investimenti, di costruire un portafoglio più resiliente e di approcciare le decisioni finanziarie con un margine di sicurezza maggiore.

D’altro canto, per chi ha un reddito più basso, le sfide finanziarie sono indubbiamente maggiori. Le opzioni di investimento possono essere limitate, e la capacità di assorbire perdite finanziarie è minore. In questi casi, la priorità diventa spesso la creazione di un fondo d’emergenza e l’investimento in strumenti meno rischiosi, anche se questo può significare sacrifici maggiori e una crescita del patrimonio più lenta. 

Il tuo portafoglio ha mai affrontato una perdita significativa? Come ne sei uscito? Quali lezioni pensi di aver imparato?

Ti racconto un’esperienza “simpatica”. Ero ancora agli inizi, non lavoravo a tempo pieno e avevo raccolto un modesto capitale facendo lavoretti qua e là mentre studiavo. Ricordo che era intorno al 2005, un periodo interessante per il mercato del petrolio, che stava vivendo una vera e propria corsa al rialzo, arrivando a toccare i 140 dollari al barile.

In quel contesto, Saras, un’azienda operante nel settore della raffinazione del petrolio, decide di quotarsi in borsa. A quel tempo, non avevo una piena comprensione di cosa facesse esattamente Saras, né del distinto impatto del business della raffinazione rispetto a quello più ampio del petrolio. Tuttavia, l’entusiasmo generale e il contesto di mercato facevano sembrare l’IPO di Saras un’opportunità imperdibile, quasi come un calcio di rigore a porta vuota.

Il problema era che l’investimento minimo richiesto per partecipare all’IPO era piuttosto elevato, almeno per le mie possibilità economiche di quel tempo. Parliamo di tagli minimi di circa mille euro, che per me rappresentavano una grossa fetta del capitale che ero riuscito a mettere da parte. Nonostante le mie limitate risorse, ho deciso di buttarmi, attratto dalla prospettiva di quel che sembrava un successo assicurato.

Quindi, mi sono lanciato, ho partecipato all’IPO, e ovviamente sono stato assegnato.

Ricordo distintamente quel mattino, con il prezzo di partenza fissato a 6 euro. Tuttavia, al momento di controllare la quotazione, ho visto che l’apertura era a soli 4,21 euro, molto al di sotto di quanto previsto. Inutile dire che la delusione è stata grande, tanto da sfociare in quella classica reazione di frustrazione da pugni al monitor.

Da quel momento in poi, il prezzo delle azioni di Saras non ha mai più raggiunto quella valutazione iniziale di 6 euro. Guardando il grafico storico, si nota che il picco massimo è stato raggiunto proprio il giorno dell’IPO, per poi assistere a un costante declino nei mesi successivi.

Quella esperienza mi ha insegnato alcune lezioni fondamentali. Anzitutto, l’importanza di avere un capitale adeguato quando si decide di partecipare a un’IPO o di fare investimenti simili. Investire con un capitale limitato, soprattutto in operazioni ad alto rischio come le IPO, può essere estremamente rischioso e può portare a perdite significative.

Quell’investimento ha avuto un lato positivo: i fondi ottenuti da Moratti con l’IPO di Saras hanno contribuito al successo dell’Inter, culminato nella vittoria della Champions League. Quindi, in un certo senso, mi piace pensare di aver avuto un piccolo ruolo in quella vittoria.

Scherzi a parte, la vera lezione è che investire richiede non solo capitale, ma anche una profonda comprensione del mercato e degli specifici asset in cui si investe. Le IPO, in particolare, possono essere imprevedibili e richiedono un’attenta valutazione dei rischi. Questa esperienza mi ha insegnato l’importanza di fare ricerche approfondite e di non lasciarsi trascinare dall’entusiasmo generale senza una solida base di conoscenza e una strategia ben definita.

Inoltre devo dire che il panorama finanziario ha subìto trasformazioni significative. In passato, partecipare a un’offerta pubblica iniziale o investire in azioni poteva effettivamente mettere gli investitori con un capitale limitato in una posizione di svantaggio. I costi di transazione elevati e la necessità di investire cifre sostanziose per acquistare intere azioni rendevano l’investimento azionario meno accessibile.

Oggi, però, il contesto è profondamente diverso. La diffusione del fractional trading ha eliminato quasi completamente la barriera del prezzo per azione, permettendo agli investitori di acquistare frazioni di azioni a seconda del loro budget. Inoltre, l’avvento degli ETF, specialmente quelli che replicano gli indici, e la riduzione a zero delle commissioni di trading in molti casi hanno reso l’investimento in borsa molto più accessibile e conveniente per tutti, indipendentemente dal capitale di partenza.

Un altro aspetto cruciale da considerare, specialmente per gli investimenti in eventi straordinari come le IPO o nel venture capital, è la qualità delle opportunità che vengono offerte agli investitori retail. Se un’opportunità di investimento arriva fino a te, è probabile che sia stata già valutata e scartata da investitori istituzionali o da soggetti con accesso a informazioni e risorse migliori. Questo non significa automaticamente che l’investimento sia cattivo, ma è un campanello d’allarme che invita a una maggiore cautela e analisi.

Inoltre, con l’emergere di nuove aree di investimento, come le criptovalute, diventa ancora più importante approcciarsi con un atteggiamento critico e informato. La lezione fondamentale qui è che, se un’opportunità sembra troppo bella per essere vera o ti viene offerta come un’occasione unica, è essenziale fermarsi e riflettere sul perché altri abbiano deciso di passare.

In che modo le tue emozioni influenzano la tua pianificazione? Quali pensi siano i bias più insidiosi che hai mai sperimentato e come hanno impattato la tua operatività?

È vero, ognuno di noi ha le proprie convinzioni e pregiudizi, alcuni dei quali ci sono chiari, mentre altri rimangono nascosti sotto la superficie della nostra consapevolezza. Questo diventa particolarmente rilevante quando parliamo di prendere decisioni finanziarie o di investimento.

La capacità di interrogarsi sulle proprie azioni, di chiedersi “perché ho preso questa decisione?” o “perché ho optato per questo investimento piuttosto che per un altro?” è fondamentale per crescere come investitore. Spesso siamo soli in questo processo decisionale, confrontandoci esclusivamente con i nostri pensieri e le nostre convinzioni. Questo può rendere particolarmente arduo identificare e superare i nostri bias, quegli errori sistematici di giudizio che influenzano le nostre decisioni.

L’autoreferenzialità e la capacità di mettere in discussione le proprie scelte sono quindi strumenti preziosi per migliorare come investitori.

Se tu potessi avere una breve conversazione con il te stesso del passato, su cosa concentreresti maggiormente l’attenzione?

Se escludiamo soffiate tipo l’Almanacco di Biff Tannen, forse il fatto che il mercato azionario italiano fa cacare e non ha niente a che fare con il mercato azionario globale. Io ventenne vuol dire parlare di quasi 30 anni fa, quando una delle poche fonti di informazione erano i giornali italiani, un concentrato di home bias che a confronto r/ItaliaPersonalFinance sembra l’IdeaFarm di Meb Faber.

Se c’era da spiegare la strategia “Dogs of the Dow”, loro la riportavano come “Dogs del MIB30”: insomma, il messaggio era che investire in azioni italiane o azioni estere era la stessa cosa perché tanto sempre azioni erano. Un po’ quello che senti dire oggi rispetto a Treasuries e BTP.

Col senno di poi li capisco pure i giornalisti. Loro scrivono quello che i lettori vogliono leggere…e da questo punto di vista gli investitori italiani sono ancora fermi agli anni ’80.

I link di The Italian Leather Sofa

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