Gli ETF sono considerati tra gli strumenti più efficienti del mercato e molti investitori – sia retail che istituzionali – stanno componendo i propri portafogli utilizzando proprio questi veicoli. Lo stesso vale per il sottoscritto.
Ma, per quanto possa sembrare banale calcolare i costi relativi all’acquisto e alla vendita di un ETF, la realtà è ben diversa. In questa guida analizzeremo in modo pratico e completo tutti i costi diretti e indiretti che un investitore può trovarsi ad affrontare quando acquista, detiene o vende un ETF.
👉 Se non hai ancora chiari i concetti base di pianificazione finanziaria e di costruzione del portafoglio, ti consiglio di leggere prima Dalla pianificazione finanziaria all’investimento — ti aiuterà a contestualizzare meglio tutto ciò che segue.
Matrice dei costi diretti e indiretti degli ETF
Per semplificare la comprensione, possiamo rappresentare tutti i costi di un ETF secondo una matrice 2×2, in base a due dimensioni:
- Interni o esterni (a seconda che siano applicati dal gestore o meno)
- Diretti o indiretti (a seconda che siano calcolabili in fase di acquisto o meno)
| Tipo di costo | Diretti (calcolabili) | Indiretti (non calcolabili) |
|---|---|---|
| Interni (gestore) | TER | Costi di ribilanciamento, differenziale dello swap, proventi da prestito titoli |
| Esterni (piattaforma / mercato) | Commissioni, Tassazione | Spread bid-ask, Rischio di cambio, Inflazione |
Questa struttura ti permette di avere una visione chiara: il TER non è l’unico costo di un ETF, ma solo quello più visibile. Tutto il resto incide ugualmente sul rendimento finale, anche se in modo meno trasparente.
TER (Total Expense Ratio)
Il Total Expense Ratio, o TER, è il costo principale e più conosciuto degli ETF. È espresso in percentuale annua e riassume tutte le spese interne sostenute dal gestore per la gestione del fondo.
È trasparente, regolamentato e riportato nel KIID (Key Investor Information Document), ossia il documento ufficiale d’informativa destinato agli investitori.
Il TER include, tra le altre voci:
- spese di gestione e distribuzione,
- diritti e costi amministrativi,
- costi di marketing,
- compensi del gestore.
Il TER viene sottratto automaticamente dal valore dell’ETF, quindi non lo vedrai mai addebitato direttamente sul tuo conto.
Tuttavia, è importante ricordare che non rappresenta la totalità dei costi: è solo la punta dell’iceberg.
👉 Per approfondire come scegliere un ETF in base al TER e ad altri parametri, leggi anche: Quale portafoglio d’investimento utilizzo per il lungo termine.
I Costi Interni Indiretti
Questa categoria di costi è la più complessa da valutare, perché non è calcolabile al momento dell’acquisto. L’unico modo per misurarla è a posteriori, confrontando il rendimento effettivo dell’ETF con quello dell’indice che replica.
Il parametro di riferimento è la tracking difference, cioè la differenza di rendimento tra l’indice e l’ETF.
Più la differenza è alta, più costi “nascosti” stanno erodendo i tuoi guadagni.
Componenti della tracking difference
- Costi di ribilanciamento del gestore
Ogni ETF deve periodicamente ribilanciare il proprio portafoglio per restare fedele all’indice che replica. Questo comporta piccoli costi di transazione.
Nei fondi a gestione passiva (come gli ETF tradizionali) questi costi sono molto più bassi rispetto ai fondi attivi, ma esistono comunque. - Differenziale dello swap
È un costo tipico solo degli ETF a replica sintetica, che replicano l’indice attraverso contratti derivati (swap) invece che acquistando i titoli fisici.
Quando possibile, è consigliabile prediligere ETF a replica fisica, più trasparenti e con meno variabili di rischio. - Proventi da prestito titoli
Alcuni ETF prestano temporaneamente i titoli in portafoglio ad altri operatori di mercato, ottenendo un guadagno.
Questo ricavo può ridurre la tracking difference, ma dipende dal gestore e dal livello di rischio che si è disposti ad accettare.
In sintesi:
Tracking Difference = TER + Costi di ribilanciamento + Differenziale swap + (eventuali proventi di prestito titoli)
Se vuoi verificare la tracking difference di un ETF, puoi farlo facilmente su piattaforme come JustETF o Morningstar, confrontando il rendimento medio dell’indice con quello del fondo negli ultimi anni.
Calcola l’impatto dei costi sul tuo investimento
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I Costi Esterni degli ETF: Commissioni, Tasse e Fattori Nascosti
Finora abbiamo visto i costi interni, cioè quelli legati direttamente al gestore dell’ETF.
Ora affrontiamo la seconda metà della matrice: i costi esterni, ovvero quelli che non dipendono dal gestore ma dalla piattaforma di investimento, dal fisco o dal contesto di mercato.
Questi costi, spesso sottovalutati, possono incidere in modo significativo sulla redditività reale di un portafoglio, soprattutto se si fanno molte operazioni o si investe a lungo termine.
Le Commissioni di Negoziazione
Tradotto: quanto costa acquistare o vendere un ETF?
Le commissioni sono applicate dalla piattaforma o dal broker che utilizzi, e possono essere di due tipi:
- A cifra fissa, ad esempio 2 € per ogni operazione eseguita
- A percentuale, ad esempio 0,2% sull’importo investito
Il loro peso diventa rilevante soprattutto se:
- effettui un PAC (Piano di Accumulo Capitale) con versamenti periodici;
- oppure fai molte movimentazioni durante l’anno.
Esempio pratico:
se investi 100 € ogni mese in un ETF con 2 € di commissione per ordine, il 2% di ogni versamento si “brucia” subito in costi.
In questi casi conviene valutare piattaforme come Trade Republic, Scalable Capital o Fineco, che offrono piani di accumulo con costi ridotti o nulli.
👉 Approfondisci il tema nel mio articolo dedicato: Come scegliere il broker giusto per investire in ETF.
Tassazione sul Disinvestimento
Tra i costi esterni, la tassazione è senza dubbio quella più impattante.
In Italia si applica una flat tax del 26% sui profitti (capital gain) generati dagli ETF non armonizzati, mentre per quelli armonizzati UE la tassazione è identica ma più trasparente in fase di dichiarazione.
Questo significa che, ogni volta che vendi un ETF in guadagno, il 26% dell’utile viene trattenuto come imposta sostitutiva.
Se vendi in perdita, invece, puoi compensarla con eventuali plusvalenze future.
Per ottimizzare la tassazione:
- prediligi ETF ad accumulazione, che reinvestono automaticamente i dividendi;
- evita di disinvestire spesso, a meno che tu non stia costruendo una rendita passiva basata su ETF a distribuzione.
👉 Ti consiglio di leggere anche: Come funziona la tassazione degli investimenti in Italia per comprendere meglio la differenza tra redditi di capitale e redditi diversi.
I Costi Esterni Indiretti
Non tutti i costi esterni sono visibili: alcuni agiscono in modo più subdolo, ma possono avere un impatto notevole nel tempo.
Vediamoli nel dettaglio.
Rischio di Cambio
Il rischio di cambio nasce quando si investe in ETF che contengono asset denominati in valute diverse dall’euro.
Molti investitori pensano che conti solo la valuta di quotazione dell’ETF (euro, dollaro, sterlina…).
In realtà ciò che importa è la valuta degli asset sottostanti.
Esempio:
se acquisti l’ETF “iShares MSCI World”, sappi che circa il 66% è composto da titoli in dollari USA.
Questo significa che, anche se lo compri in euro, stai comunque esponendoti al cambio EUR/USD.
Un apprezzamento del dollaro può aumentare il tuo rendimento, ma se il dollaro si indebolisce l’effetto sarà opposto.
Inoltre, il rischio di cambio aumenta la volatilità del portafoglio.
Le alternative per ridurlo sono due:
- acquistare ETF hedged (coperti dal rischio cambio);
- oppure puntare su ETF dell’area euro, come MSCI Europe o Euro Stoxx 600.
📈 Se vuoi approfondire il tema, leggi anche: Come gestire il rischio di cambio negli investimenti.
Inflazione
L’inflazione rappresenta la svalutazione del potere d’acquisto del tuo denaro nel tempo.
In pratica, ciò che oggi compri a 1 €, domani potrebbe costare 1,10 €.
Tra tutti, è il costo più subdolo, perché invisibile e costante: un “interesse negativo” che erode i rendimenti reali.
Anche se il tuo ETF cresce del 3% all’anno, se l’inflazione è al 4%, il rendimento reale è negativo (-1%).
La scuola austriaca di economia considera l’inflazione come un effetto delle politiche monetarie espansive, mentre altri economisti la collegano all’eccesso di domanda.
Indipendentemente dalla teoria, l’unico vero modo per difendersi è investire con metodo e mantenere un portafoglio ben diversificato.
💬 Se vuoi capire come l’inflazione impatta sui tuoi risparmi e come difenderti, leggi:
Come proteggersi dall’inflazione con gli investimenti.
Spread Bid-Ask
Lo spread denaro-lettera è la differenza tra il prezzo a cui puoi acquistare un ETF (ask) e quello a cui puoi venderlo (bid).
Rappresenta un costo implicito di transazione e varia in base a:
- liquidità dell’ETF (più è liquido, più basso sarà lo spread);
- orario di negoziazione (spread più ampi fuori dagli orari dei mercati principali);
- volatilità del mercato.
Nelle analisi conservative, si può stimare uno spread medio dello 0,5% al momento della liquidazione della posizione.
👉 Suggerimento operativo:
se operi con ETF a bassa liquidità o con volumi ridotti, usa ordini limite (limit order) anziché “al meglio”, per evitare di pagare spread eccessivi.
Sintesi: tutti i costi da considerare
| Categoria | Tipologia | Esempi principali |
|---|---|---|
| Interni Diretti | Costo di gestione | TER |
| Interni Indiretti | Replica e struttura | Ribilanciamento, swap, prestito titoli |
| Esterni Diretti | Operatività | Commissioni, tasse |
| Esterni Indiretti | Condizioni di mercato | Rischio cambio, inflazione, spread |
👉 Per confrontare i costi reali di ETF e capire quanto impattano sul rendimento, prova anche il mio calcolatore ETF interattivo — ti mostra in pochi secondi quanto paghi davvero.
Calcolare Tutti i Costi di un ETF: Guida Pratica Passo per Passo
Capire i costi è il primo passo per investire con consapevolezza.
Per questo motivo ho creato uno strumento gratuito che ti aiuta a stimare l’impatto di ogni costo sul rendimento finale: il Calcolatore dei Costi ETF.
Lo trovi nella sezione strumenti del blog e ti permette di confrontare facilmente montante lordo, montante netto e guadagno reale dopo tasse, commissioni e costi di gestione.
👉 Provalo qui: Calcolatore dei Costi ETF – Investitore Comune
Come funziona il Calcolatore dei Costi ETF
La schermata che ti troverai di fronte è semplice e intuitiva:
nella parte superiore puoi inserire i dati del tuo investimento, mentre nella sezione inferiore otterrai un conto economico sintetico con risultati netti e l’impatto dei costi sul rendimento finale.
Ecco come compilarlo correttamente.
1. Inserisci i dati del tuo investimento
Nella parte superiore del calcolatore trovi le variabili di input:
- Importo iniziale: quanto vuoi investire subito;
- Versamento periodico (PAC): la quota che intendi aggiungere ogni mese o trimestre;
- Durata: in anni;
- Rendimento atteso: puoi stimarlo sulla base della media storica dell’indice (ad esempio 6% per un ETF azionario globale);
- TER: il costo percentuale annuo, che puoi trovare nel KIID o su piattaforme come JustETF.
💡 Suggerimento
Per ETF globali come MSCI World o All Country World, il TER varia in genere tra 0,15% e 0,25%, mentre per ETF obbligazionari o tematici può salire oltre 0,5%.
2. Inserisci le commissioni di acquisto e vendita
Le commissioni vanno inserite a cifra fissa, sia per l’acquisto iniziale sia per eventuali versamenti PAC.
Se invece il tuo broker le applica in percentuale, puoi calcolarle rapidamente moltiplicando la percentuale per l’importo investito.
Esempio:
una commissione dello 0,20% su un versamento di 1000 € corrisponde a 2 € di costo effettivo.
3. Considera lo Spread Bid-Ask
Per semplicità, nel calcolatore ho impostato un valore predefinito dello 0,5% come spread bid-ask, ma puoi modificarlo in base al tipo di ETF.
ETF molto liquidi come MSCI World o S&P 500 hanno spread più bassi (0,1%–0,2%), mentre ETF di nicchia o obbligazionari possono arrivare anche all’1%.
In fase di liquidazione della posizione, considera sempre che questo piccolo differenziale riduce il rendimento netto.
4. Analizza i risultati
Una volta inseriti i dati, il calcolatore mostra:
- Montante lordo a scadenza (senza costi né tasse);
- Montante netto a scadenza (dopo l’impatto dei costi);
- Guadagno netto (dopo tasse e costi complessivi).
Questo ti consente di capire immediatamente quanto ogni singolo costo incide sul risultato finale, anche a parità di rendimento atteso.
💬 Esempio pratico
Su un investimento di 10.000 € per 20 anni, un TER dello 0,5% annuo può ridurre il rendimento finale anche di oltre 2.000 € rispetto a un ETF con TER 0,1%.
Piccole percentuali, grandi differenze nel lungo periodo.
Rischio di Cambio e Altre Variabili Non Calcolabili
L’unico costo non gestito dal calcolatore è il rischio di cambio, poiché non è prevedibile e può agire in modo positivo o negativo.
Nel modello ho assunto che, nel periodo di investimento, il cambio resti neutrale.
Tuttavia, è importante ricordare che il rischio di cambio può aumentare la volatilità e modificare sensibilmente i rendimenti.
Per questo dedicherò un articolo specifico a questo tema.
👉 Nel frattempo, puoi leggere: Quanto pesa il tasso di cambio sugli investimenti — una guida utile per capire se la copertura valutaria ha senso nel tuo caso.
Perché usare un calcolatore ETF
Molti investitori sottovalutano il potere dell’interesse composto… anche in negativo.
Ogni piccolo costo, ripetuto per anni, si accumula come una tassa silenziosa sul tuo rendimento.
Il calcolatore ti aiuta a:
- valutare diverse combinazioni di ETF e costi di broker;
- confrontare ETF simili con TER differenti;
- stimare quanto incide la tassazione nei diversi scenari.
Suggerimento operativo:
usa il calcolatore ogni volta che aggiungi un nuovo ETF al tuo portafoglio. Ti aiuterà a mantenere una struttura efficiente, evitando la classica “sovrapposizione di ETF” che molti investitori compiono per mancanza di pianificazione.
Pianifica, Monitora e Ottimizza
👉 Dopo aver calcolato i costi dei tuoi ETF, il passo successivo è costruire un portafoglio bilanciato e sostenibile nel tempo.
Prova anche il mio calcolatore del patrimonio netto e il simulatore per la pensione complementare: due strumenti che ti permettono di visualizzare la crescita del tuo capitale nel lungo termine.
Domande Frequenti sugli ETF e sui Loro Costi
Anche se gli ETF sono tra gli strumenti più trasparenti in assoluto, molti investitori — soprattutto alle prime armi — hanno ancora dubbi su come funzionano i costi e su quali scegliere in base ai propri obiettivi.
Vediamo le domande più comuni con risposte chiare e sintetiche.
Quanto incide davvero il TER sul rendimento finale?
Il TER rappresenta un costo annuo fisso espresso in percentuale, sottratto automaticamente dal rendimento del fondo.
Un ETF con TER dello 0,20% costa dieci volte meno di uno con TER del 2%, come accade in certi fondi attivi.
Sul lungo periodo questa differenza può trasformarsi in migliaia di euro di rendimento perso.
💡 Esempio:
su un investimento di 50.000 € per 25 anni con rendimento lordo del 6%, un ETF con TER 0,20% ti fa risparmiare circa 25.000 € di costi cumulati rispetto a uno con TER 2%.
Gli ETF a replica sintetica sono più rischiosi?
Non necessariamente, ma presentano rischi strutturali diversi.
Gli ETF a replica sintetica non acquistano direttamente i titoli dell’indice, ma stipulano un contratto derivato (swap) con una controparte che garantisce la performance.
Questo introduce un rischio di controparte, anche se normativamente limitato.
In pratica, finché la controparte è solida (banche di primaria importanza), il rischio è minimo. Tuttavia, in caso di fallimento o insolvenza, l’ETF potrebbe non replicare più fedelmente l’indice.
Quali sono i costi “invisibili” più sottovalutati?
Tre voci spesso trascurate:
- Spread denaro-lettera, che riduce leggermente il prezzo di vendita.
- Inflazione, che abbassa il rendimento reale.
- Ribilanciamenti del gestore, che incidono sulla tracking difference.
Sommandoli, possono erodere anche l’1–2% del rendimento annuale, senza che l’investitore se ne accorga.
👉 Leggi anche: Come misurare la performance reale del tuo portafoglio.
Gli ETF ad accumulazione sono sempre la scelta migliore?
Dipende dal tuo obiettivo finanziario.
Gli ETF ad accumulazione reinvestono automaticamente i dividendi e sono ideali per chi ha un orizzonte lungo e vuole massimizzare l’interesse composto.
Gli ETF a distribuzione, invece, sono più adatti per chi cerca una rendita passiva periodica.
Quali costi posso evitare o ridurre?
Puoi agire su tre fronti:
- Scegliere ETF con TER basso, preferibilmente sotto 0,25% per azionari globali.
- Utilizzare broker low cost o con piani di accumulo senza commissioni.
- Ridurre il turnover del portafoglio, cioè non vendere troppo spesso.
L’obiettivo è minimizzare i costi ripetitivi, perché quelli sono i veri nemici dell’interesse composto.
Come posso calcolare il rendimento netto dei miei ETF?
Puoi farlo manualmente, ma è molto più semplice con il mio Calcolatore dei Costi ETF.
Inserisci i dati del tuo investimento e scopri la differenza tra rendimento lordo e rendimento netto, dopo tasse, commissioni e spread.
Gli ETF sono sicuri?
Sì, perché il patrimonio degli ETF è segregato da quello della società emittente.
Anche se il gestore dovesse fallire, gli investitori restano proprietari legittimi dei titoli sottostanti.
L’unico rischio reale è legato al mercato e alla volatilità degli asset replicati, non al fallimento del gestore.
Conclusione: efficienza, consapevolezza e pianificazione
Gli ETF sono strumenti potenti, ma la loro efficienza dipende dalla consapevolezza con cui vengono usati.
Chi capisce i costi, pianifica con metodo e mantiene la rotta, ottiene risultati migliori — anche senza “indovinare il mercato”.
L’obiettivo non è eliminare i costi (impossibile), ma conoscerli e gestirli per ridurli nel tempo.
Ogni punto base risparmiato è un punto in più di rendimento che resta nelle tue tasche.
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DISCLAIMER
Non sono un consulente finanziario, ma un investitore comune che condivide il proprio percorso. Questo articolo è a scopo educativo. Le performance passate non garantiscono rendimenti futuri. La tassazione, i costi e le performance possono differire dai dati storici. Valuta attentamente la tua situazione personale, tolleranza al rischio e obiettivi finanziari. Se hai dubbi, consulta un professionista qualificato.