BTP: Quanto Guadagni DAVVERO? Calcolo Netto dopo Tasse

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I Buoni del Tesoro Poliennali (BTP) restano uno degli strumenti più utilizzati dagli investitori italiani. Ma quanto rendono davvero nel 2025? E come si calcola il rendimento netto, dopo tasse e imposta di bollo?

In questa guida aggiornata scopri come stimare il rendimento netto di un BTP, cosa influenza il suo valore sul mercato e quali rischi considerare prima di acquistarlo.

Vediamolo insieme.

Rendimento netto dei BTP 2025: come calcolarlo davvero

Un BTP (Buono del Tesoro Poliennale) è un titolo di Stato emesso dal Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano per finanziare il debito pubblico.

Si tratta di un’obbligazione a medio-lungo termine con una scadenza variabile da 3 a 30 anni. I BTP pagano agli investitori una cedola annuale fissa o variabile come interesse sul denaro prestato al governo.

Questi titoli sono considerati a basso rischio in quanto sono garantiti dallo Stato italiano, ma ci sono comunque rischi legati alle fluttuazioni dei tassi di interesse e altri fattori economici.

I BTP possono essere scambiati sul mercato secondario e sono utilizzati sia da investitori istituzionali che privati per diversificare il proprio portafoglio, ottenere un flusso di cassa regolare e conservare il capitale. In sostanza, i BTP offrono un’opportunità di investimento garantito dal governo italiano.

Come calcolare il rendimento netto di un BTP:

1️⃣ Rendimento lordo = (Interessi ricevuti + guadagno/perdita capitale) ÷ prezzo di acquisto
2️⃣ Tasse = 12,5% su plusvalenze + 0,2% annuo di imposta di bollo sul dossier titoli
3️⃣ Rendimento netto = rendimento lordo − tasse − eventuali commissioni

Esempio: un BTP acquistato a 95 che paga il 4% annuo e scade tra 5 anni ha un rendimento lordo annuo di circa 4,9%. Dopo tasse e bollo, il rendimento netto reale scende al 4,2% circa.

👉 Vuoi approfondire il tema tassazione? Leggi l’articolo dedicato alla tassazione sugli investimenti

Il Tasso Interno di Rendimento (TIR)

Una misura più precisa del semplice rendimento consiste nel calcolare il tasso annuo di rendimento di un investimento e renderlo così confrontabile con investimenti alternativi. Questa metrica prende il nome di Tasso Interno di Rendimento (TIR).

Il TIR rappresenta il tasso di interesse annuo dei flussi di cassa generati da un investimento. In altre parole, è il tasso di sconto che rende il valore attuale netto (VAN) di tutti i flussi di cassa futuri generati dall’investimento uguale al costo iniziale dell’investimento.

Puoi calcolarlo in Excel con la formula =TIR.X() oppure usare il mio calcolatore di obbligazioni ➡️.

I rischi dei BTP

I BTP hanno un paio di brutte sorprese che non possiamo ignorare.

Rischio CACs: in caso di crisi, lo Stato può ristrutturare il debito (haircut, posticipi).
Rischio tassi di interesse: se i tassi BCE salgono, il valore dei BTP scende.
Rischio di credito: legato alla solidità dello Stato italiano.
Rischio inflazione: riduce il potere d’acquisto delle cedole.

Insomma, i bei vecchi tempi in cui i BTP erano considerati l’apice della sicurezza sono ormai un ricordo lontano. Investire in BTP a lungo termine oggi? Non è esattamente la scelta più sicura in circolazione.

Ora diamo un’occhiata più da vicino al rischio di credito dei Buoni del Tesoro Poliennali (BTP) rispetto ai titoli di stato di altri Paesi dell’Unione Europea.

Quindi, quanto sono rischiosi i BTP a 10 anni rispetto ai titoli di stato degli altri Paesi membri dell’UE sulla stessa scadenza? E qual è lo spread che questi titoli pagano rispetto al Bund tedesco?

Guardate questa grafica dei rendimenti dei titoli di stato a 10 anni dei principali emittenti europei. Notate qualcosa? Esatto, il BTP a 10 anni paga lo spread più alto rispetto al Bund tedesco ad eccezione di Repubblica Ceca e Polonia.

Ecco la conclusione: il BTP a 10 anni è uno dei titoli più rischiosi dell’area Euro. Quindi, investire in titoli di stato a 10 anni di nazioni come Spagna, Portogallo, Slovacchia e Grecia è considerato meno rischioso rispetto al BTP. I loro rendimenti sono più bassi del BTP.

I Credit Default Swap

Se si parla di rischio di fallimento, gli strumenti che “prezzano” un eventuale rischio di fallimento atteso dal mercato sono i Credit Default Swap (CDS).

Il credit default swap (CDS) è un contratto finanziario derivato in cui il detentore del credito (protection buyer) paga una somma periodica fissa, di solito espressa in basis point rispetto a un capitale nozionale, al protection seller. In cambio, il protection seller si impegna ad assumersi il rischio di credito legato a un’attività specifica nel caso di un evento di default futuro e incerto (credit event).

In pratica tramite un CDS viene trasferito il rischio fallimento da un soggetto A ad un soggetto B. E’ nell’interesse di tutti quindi far sì che il rischio di fallimento di un determinato ente sia stimato correttamente.

I CDS relativi ai paesi sono chiamati CDS sovrani (sovereign CDS) e solitamente vengono emessi con durata quinquennale.

Al momento l’Italia è considerata più rischiosa della Grecia e della Spagna. La probabilità implicita di default dell’Italia stimata dal mercato è del 1,10% con un tasso di recupero del 40%.

CACs: le clausole ad azione collettiva

Fino ad ora abbiamo visto che il rischio default dell’Italia, pur essendo relativamente basso, è comunque maggiore di quello della maggior parte degli altri paesi dell’Eurozona.

Ma in soldoni questo come si traduce? Che rischi ci sono nel detenere titoli di stato governativi se quel Paese rischia effettivamente il default?

Vi presento le Clausole di Azione Collettiva. Per gli amici, le CACs.

Le CACs sono una sorta di piano di emergenza. In sostanza, se uno Stato avesse grossi problemi finanziari, potrebbe chiedere ai suoi investitori di accettare tagli del valore nominale dei titoli (denominati haircut), riduzione delle cedole o estensione delle scadenze.

Insomma, è una sorta di salvataggio in extremis per evitare il default completo. Ma ciò che è importante capire è che in questo scenario, gli investitori pagherebbero il prezzo del salvataggio, proprio come accade con il bail-in delle banche.

Le clausole di Azione Collettiva (CACs) sono entrate in vigore nel 2012 e riguardano i titoli di stato con durata superiore a un anno emessi dal 1° gennaio 2013 in poi. Questo significa che i Buoni Ordinari del Tesoro (BOT) sono esclusi.

In un brutto scenario in cui lo Stato debba ristrutturare il suo debito, le CACs potrebbero venire utilizzate, e gli investitori potrebbero essere chiamati a subirne le conseguenze. I governi dei Paesi membri dell’UE possono applicare le CACs fino al 45% dei titoli di stato con durata superiore ai 12 mesi.

A partire dal 2022, le CACs si applicano a tutti i BTP con durata superiore a 1 anno, inclusi i BTP Futura, i BTP Italia e il recente BTP Valore. È chiaro che se mai fosse necessario attivare queste clausole, la situazione sarebbe estremamente grave.

I principali conseguenze delle CACs includono:

  1. Haircut: Gli obbligazionisti potrebbero essere chiamati ad accettare un taglio del valore nominale dei loro titoli. Questo significherebbe che il rimborso ricevuto sarebbe inferiore al 100% del valore nominale del titolo.
  2. Riduzione delle cedole: È teoricamente possibile che le cedole pagate agli obbligazionisti vengano ridotte.
  3. Posticipazione della scadenza: In alcuni casi, potrebbe essere previsto il prolungamento della scadenza dei titoli.

Le decisioni riguardanti le CACs devono essere approvate attraverso una duplice votazione: da un lato, dall’assemblea degli obbligazionisti possessori dei titoli, e dall’altro, dall’assemblea composta dai titoli interessati dalla ristrutturazione del debito.

In alcune circostanze, le nuove CACs prevedono un’unica votazione coinvolgente solo gli obbligazionisti possessori dei titoli interessati dalla ristrutturazione.

È importante notare che le CACs sono applicabili solo alle obbligazioni emesse a partire dal 1° gennaio 2013 e non riguardano quelle emesse precedentemente a questa data.

👉 Esistono molte tipologie di BTP come il BTP Valore. Leggi l’articolo dedicato al BTP Valore

Non tutti i titoli sono soggetti alle CACs

Per fortuna, non tutti i BTP sono soggetti alle CACs. Ad esempio, i BTP emessi prima del 2013, e in alcuni casi anche quelli emessi dopo, non sono soggetti a queste clausole. Di seguito un elenco di BTP non soggetti alle CACs.

TitoloRendimentoDurataValutaISIN
BTP4,00%2005-37EURIT0003934657
BTP4,50%2010-26EURIT0004644735
BTP5,00%2003-34EURIT0003535157
BTP5,00%2007-39EURIT0004286966
BTP5,00%2009-25EURIT0004513641
BTP5,00%2009-40EURIT0004532559
BTP5,25%1998-29EURIT0001278511
BTP5,75%2002-33EURIT0003256820
BTP6,50%1997-27EURIT0001174611
BTP7,25%1996-26EURIT0001086567
BTP6,00%1999-31EURIT0001444378
Italian Ministry of Finance5,38%2003-33USDUS465410BG26

L’impatto delle CACs sui BTP

In un’analisi condotta dalla Banca d’Italia vengono mostrati importanti spunti di riflessione sull’impatto delle CACs sui rendimenti dei titoli pubblici emessi sui mercati internazionali. Riassumendo i principali punti emersi sono:

  1. Effetto positivo delle CACs per i paesi con rating di fascia media: La presenza delle CACs sembra ridurre in modo significativo i rendimenti dei titoli emessi da paesi con un rating di fascia media. Questo suggerisce che gli investitori attribuiscono un valore positivo alle CACs in quanto favoriscono una ristrutturazione ordinata delle posizioni debitorie.
  2. Effetti neutrali per paesi con elevato o basso merito di credito: Per i paesi con un elevato o basso merito di credito, gli effetti delle CACs sui rendimenti sono quantitativamente inferiori e statisticamente poco significativi. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che per i paesi con elevato merito di credito la probabilità di default è bassa, mentre per i paesi con basso merito di credito i timori di un uso opportunistico delle CACs possono compensare i benefici di una ristrutturazione ordinata.
  3. Diverse interpretazioni degli investitori: Esistono diverse interpretazioni degli investitori riguardo alle CACs. Alcuni attribuiscono maggiore valore alle CACs poiché favoriscono una ristrutturazione ordinata in caso di difficoltà, mentre altri vedono un maggiore rischio associato ai titoli con CACs, poiché l’emittente potrebbe intervenire solo su tali titoli lasciando indenni gli altri. Tuttavia, la presenza di una maggioranza qualificata necessaria per apportare modifiche tramite le CACs e la flessibilità di selezionare la serie di titoli da ristrutturare sembrano equilibrare queste diverse visioni.

Mentre l’effetto delle CACs sui rendimenti dei titoli pubblici può variare a seconda del merito di credito del paese emittente, sembra emergere una componente positiva delle CACs per i paesi con rating di fascia media, favorendo una ristrutturazione ordinata delle posizioni debitorie in caso di necessità.

Altri rischi dei BTP

Quando si parla di investire in BTP, è importante considerare anche la volatilità.

Cos’è la volatilità? È essenzialmente una misura di rischio. Tanto più un titolo è volatile, tanto più il suo prezzo può cambiare rapidamente nel tempo.

Prendiamo ad esempio i BTP con scadenze lunghe: tendono ad essere più volatili, il che significa che il loro prezzo può fluttuare notevolmente anche nel breve termine. Guardate la storia del prezzo negli ultimi 5 anni del BTP IT0003535157 emesso nel 2003 e in scadenza nell’estate del 2034. Come potete vedere, i BTP a lunga scadenza possono avere variazioni significative nel prezzo nel corso del tempo.

Ora, perché dovresti preoccuparti della volatilità? Dipende dal motivo per cui stai comprando il titolo. Se stai cercando di speculare sul prezzo, allora dovresti essere a conoscenza delle dinamiche dei tassi di interesse e come possono influenzare il prezzo del tuo BTP.

Ma se stai pensando di tenere il BTP fino alla scadenza, allora quello che ti interessa di più è che il titolo venga rimborsato. Tieni presente però che i BTP più lunghi sono anche quelli più rischiosi, quindi potresti voler considerare anche i titoli di stato a tasso variabile. In questo modo, la cedola varia seguendo i movimenti dei tassi di mercato e potresti essere più protetto dall’inflazione.

Relazione tra volatilità e tassi di interesse

La principale causa della volatilità dei BTP è riconducibile alle attese del mercato riguardanti le politiche monetarie della BCE e più precisamente le decisioni in merito ai tassi di interesse e come questi sono indissolubilmente legati all’inflazione. Vediamo di cosa si tratta.

Esiste una relazione inversa tra i prezzi e i rendimenti delle obbligazioni, compresi i BTP. Quando i rendimenti (o i tassi di interesse) salgono, i prezzi delle obbligazioni tendono a scendere, e viceversa. Questo rischio è particolarmente evidente nei BTP a lunga scadenza, dove il tasso di interesse ha un impatto maggiore sul prezzo. Ad esempio, il BTP Tf 2,15% Mz72 con scadenza a 50 anni ha visto il suo prezzo scendere di oltre il 61% nel biennio 2021-2023. Tuttavia, questo rischio può anche trasformarsi in un’opportunità: se il prezzo di un BTP a lunga scadenza scende molto, un’eventuale riduzione dei tassi di interesse potrebbe portare a guadagni significativi.

I concetti che lega la variazione di prezzo di una obbligazione ai tassi di interesse sono la duration e la convessità.

Passando al rischio inflazione, i BTP possono essere suddivisi in due categorie principali: quelli a tasso fisso e quelli a tasso variabile (indicizzati). I BTP a tasso fisso sono i più comuni e pagano cedole fisse semestrali, oltre a rimborsare l’intero capitale nominale alla scadenza. Tuttavia, è importante considerare che se si investe in un BTP a tasso fisso a lunga scadenza, si è esposti al rischio di inflazione.

Nel tempo, il valore reale delle cedole e del capitale alla scadenza potrebbe diminuire a causa dell’inflazione futura. Per mitigare questo rischio, si possono considerare i BTP Italia o i BTP€i, che indicizzano le cedole e il capitale all’inflazione. Esistono anche i BTP con cedola step-up, come il BTP Valore e il BTP Futura, che offrono cedole crescenti nel tempo.

Conclusioni: conviene investire in BTP nel 2025?

I BTP rimangono strumenti utili per chi cerca un rendimento certo, ma richiedono consapevolezza sui rischi.

Per scadenze brevi e medie, i rendimenti netti restano competitivi; per durate lunghe, il rischio di prezzo e inflazione è significativo.

🔹 Suggerimento pratico: confronta sempre il rendimento netto dei BTP con quello di conti deposito e ETF obbligazionari.
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