Cosa sono e come funzionano le obbligazioni

Un termine che spesso si sente nominare è obbligazione (bond). Ma che cosa sono esattamente queste obbligazioni?

Immagina di prestare del denaro a un amico, ma al posto di scrivere un semplice promemoria su un pezzo di carta, tu e il tuo amico firmate un documento ufficiale che stabilisce chiaramente quando verrà restituito il denaro e quante somme di denaro extra riceverai lungo il percorso. Questo documento è una specie di cambiale, solo che nel mondo finanziario viene chiamata obbligazione.

Le obbligazioni sono strumenti a reddito fisso che rappresentano un prestito fatto da un investitore a un debitore, che di solito è un’azienda o un ente governativo. Le aziende, i comuni, gli Stati e i Governi sovrani li utilizzano per finanziare progetti e operazioni. Chi possiede l’obbligazione è creditore, chi emette l’obbligazione è debitore.

Nei dettagli di una obbligazione troverai la data di scadenza, ossia quando il prestito verrà restituito al possessore del bond, e solitamente le condizioni per i pagamenti degli interessi, che possono essere fissi o variabili, fatti dal debitore.

Le obbligazioni sono prestiti che le aziende e i governi chiedono a chiunque sia disposto a prestare loro dei soldi.

I governi, a tutti i livelli, hanno bisogno di soldi per fare cose come costruire strade, scuole o attuare politiche sociali. E se scoppia una guerra all’improvviso a maggior ragione avranno bisogno velocemente di molta liquidità.

Anche le aziende, d’altra parte, sono sempre in cerca di soldi per far crescere il loro business, comprare materie prime o semilavorati, fare progetti, o anche semplicemente per pagare gli stipendi dei propri dipendenti.

Il guaio è che spesso hanno bisogno di una quantità di denaro che neanche una banca potrebbe prestare loro.

La soluzione quindi è quella di rivolgersi alla massa. Immagina migliaia di persone che si uniscono e ognuna butta un po’ di denaro nel mucchio. I mercati del debito pubblico fanno proprio questo ossia danno la possibilità di fare il prestatore a chiunque.

Come funzionano le obbligazioni

Quando un’azienda o un altro ente ha bisogno di liquidità per lanciare nuovi progetti, finanziare il proprio business o ristrutturare il proprio debito, spesso scelgono di emettere obbligazioni direttamente agli investitori. L’emittente, o il debitore, rilascia un bond con i dettagli del prestito, gli interessi che saranno pagati e la data di scadenza in cui il capitale prestato (valore nominale) deve essere restituito. Gli interessi che vengono pagati, detti cedole (o coupon), rappresentano una parte del guadagno che gli investitori dell’obbligazione ottengono per aver prestato i loro fondi al debitore.

Il valore nominale è la cifra indicata sul titolo stesso e su cui vengono calcolati gli interessi.

Detenere un’obbligazione, significa avere il diritto di ricevere il prezzo di rimborso indicato sul bond alla scadenza. Questo prezzo, in genere, coincide con il valore nominale, ma potrebbe essere anche superiore se include un premio di rimborso. Le obbligazioni possono essere emesse alla pari, sopra la pari o sotto la pari.

Se un’obbligazione viene emessa alla pari, il prezzo di acquisto coincide con quello di rimborso, e il rendimento è rappresentato dalla cedola annuale.

Se invece viene emessa sopra la pari, il prezzo di acquisto è superiore a quello di rimborso, e il rendimento tiene conto della differenza tra i due prezzi divisa per il numero di anni di detenzione del titolo.

Al contrario, se l’obbligazione è emessa sotto la pari, il prezzo di acquisto è inferiore a quello di rimborso, e il rendimento comprende anche il differenziale tra i due prezzi diviso per il numero di anni di detenzione.

Le variabili chiave di una obbligazione

Ecco alcune caratteristiche di base che la maggior parte delle obbligazioni condivide:

  1. Valore nominale (face value): è l’importo in denaro che l’obbligazione remunera alla scadenza; è anche l’importo di riferimento che l’emittente dell’obbligazione utilizza per calcolare i pagamenti degli interessi. Ad esempio, se un investitore acquista una obbligazione per un valore di 1.040 euro e un altro investitore compra lo stesso bond in seguito quando è in sconto a 970 euro, entrambi riceveranno il valore nominale dell’obbligazione, ovvero 1.000 euro alla scadenza;
  2. Tasso di interesse (chiamato anche tasso di cedola o coupon rate): è il tasso di interesse che l’emittente dell’obbligazione pagherà sul valore nominale dell’obbligazione stessa, espresso come percentuale. Ad esempio, un tasso di interesse del 5% significa che i possessori del bond riceveranno 50 euro ogni anno (5% dei 1.000 euro di valore nominale);
  3. Date di pagamento della cedola (coupon dates): sono le date in cui l’emittente dell’obbligazione effettuerà i pagamenti degli interessi. I pagamenti possono avvenire a qualsiasi intervallo, ma di solito sono semestrali;
  4. Data di scadenza (maturity date): è la data in cui l’obbligazione maturerà e l’emittente pagherà al possessore il valore nominale dell’obbligazione;
  5. Prezzo di emissione (issue price): è il prezzo al quale l’emittente dell’obbligazione vende originariamente l’obbligazione. Spesso i bond vengono emessi al valore nominale, ma esistono casi in cui il prezzo di emissione è più basso.

Oltre a queste caratteristiche di base, due elementi di una obbligazione – la qualità creditizia (credit quality) e il tempo alla scadenza (time to maturity) – sono le principali determinanti del tasso di interesse dell’obbligazione stessa. Le obbligazioni emesse da Governi o aziende con un rating di credito basso pagano di solito un interesse più alto, mentre le obbligazioni con scadenze più lunghe tendono ad avere tassi di interesse più elevati per compensare il maggior rischio.

I rating di credito sono assegnati da agenzie di rating come Standard and Poor’s, Moody’s e Fitch Ratings. Le obbligazioni di qualità più alta sono chiamati “investment grade” e includono i debiti emessi dai governi con rating più elevati e dalle aziende molto stabili.

Le obbligazioni che non sono considerate investment grade (ma che non sono in default) sono chiamate “high yield” o “junk” bonds. Questi bond hanno un rischio più elevato di default e gli investitori richiedono un pagamento di interesse più alto per compensare tale rischio.

Tipologie di obbligazioni

Le obbligazioni possono essere classificate in base al tasso o al tipo di interesse, al fatto che l’emittente possa richiamarle o per altre caratteristiche. Ecco alcuni dei tipi più comuni:

  1. Obbligazione zero-coupon: non pagano interessi periodici, ma vengono emesse con uno sconto rispetto al valore nominale, il che permette agli investitori di ottenere un rendimento quando il bond matura (sono identificabili dall’acronimo “Zc” nel nome del bond, ad esempio Bot Zc Sep24);
  2. Obbligazione convertibile: sono obbligazioni che possono essere convertite in azioni, solitamente in base al prezzo delle azioni. Immaginate di avere un bond che può trasformarsi in azioni se il prezzo delle azioni supera un determinato valore (contengono l’acronimo “cv” nel nome, come quelle listate qua: Obbligazioni Convertibili – Quotazioni);
  3. Obbligazione richiamabile (callable): possono essere “richiamate” dall’emittente prima della scadenza. Se i tassi di interesse scendono, l’azienda potrebbe richiamare i bond e rilasciarne di nuovi a tassi inferiori (contengono la parola “callable” nel nome, un esempio è la recente obbligazione emessa da Goldman Sachs Tasso Fisso Callable 6,20% in Euro Pagato al Rimborso);
  4. Obbligazione putable: permettono agli investitori di vendere l’obbligazione all’emittente prima della scadenza, il che è utile se si pensa che il valore dell’obbligazione possa diminuire.

Ci sono molte altre varietà di obbligazioni, ognuna con le proprie caratteristiche uniche.

Come viene prezzata un’obbligazione

Il valore delle obbligazioni è soggetto a continue fluttuazioni, riflesso dalla dinamica della domanda e dell’offerta. Ogni giorno, i prezzi delle obbligazioni oscillano in risposta a una serie di fattori, con le condizioni di mercato e i tassi di interesse che giocano un ruolo predominante nel determinare tali variazioni.

Spesso, si pensa alle obbligazioni come investimenti che vengono detenuti fino alla loro scadenza, garantendo il rimborso del capitale investito insieme agli interessi. Tuttavia, la realtà è che gli investitori hanno la possibilità di vendere le proprie obbligazioni sul mercato aperto in qualsiasi momento. Questo significa che il prezzo delle obbligazioni è suscettibile a fluttuazioni, e tali variazioni possono essere anche significative.

La valutazione delle obbligazioni è strettamente correlata ai movimenti dei tassi di interesse nell’economia. Per le obbligazioni a tasso fisso, l’emittente si impegna a pagare una cedola basata sul valore nominale dell’obbligazione. Quando i tassi di interesse nell’economia cambiano, il valore attuale di questi flussi di cassa futuri può variare.

Ad esempio, consideriamo un’obbligazione con un valore nominale di 1.000 euro e una cedola annuale del 10%. Se i tassi di interesse sono del 10% al momento dell’emissione, un investitore riceverà la stessa quantità sia dall’obbligazione appena emessa che da un titolo di Stato emesso precedentemente.

Se i tassi di interesse scendono al 5%, l’obbligazione emessa precedentemente diventa più attraente in quanto offre un rendimento superiore rispetto ad altri investimenti simili. In risposta a questa domanda crescente, il prezzo dell’obbligazione aumenterà sul mercato fino a raggiungere un equilibrio con i nuovi tassi di interesse.

Al contrario, se i tassi di interesse imposti dalla Banca Centrale salissero al 15%, l’obbligazione emessa precedentemente diventerebbe meno attraente, e il suo prezzo sul mercato diminuirebbe fino a riflettere il nuovo contesto dei tassi di interesse.

All’avvicinarsi della data di rimborso, il prezzo delle obbligazioni tende a muoversi verso il suo valore nominale. Questo perché un prezzo molto inferiore al rimborso attira gli investitori, portando il prezzo verso l’equilibrio con il valore nominale e eliminando opportunità di arbitraggio.

Il rendimento di un’obbligazione

Il rendimento al rimborso (Yield to Maturity, YTM) consente di valutare il rendimento di un’obbligazione nel lungo termine, e viene espresso come tasso annuale. Questo indicatore, noto anche come rendimento contabile o rendimento di rimborso, rappresenta il tasso di rendimento interno (TIR o IRR, in inglese) di un investimento in una obbligazione se l’investitore tiene il bond fino alla sua scadenza e reinveste le cedole allo stesso tasso.

La determinazione del YTM tiene in considerazione il valore attuale dei futuri pagamenti delle cedole di una obbligazione e considera il concetto del valore temporale del denaro. Questi calcoli tengono conto del prezzo di mercato attuale del bond, del suo valore nominale, del tasso di interesse e del tempo fino alla scadenza.

Il rendimento al rimborso è un indicatore importante perché offre uno sguardo completo al rendimento di un titolo, considerando anche la possibilità di reinvestire i pagamenti delle cedole. Questo calcolo quindi assume che i pagamenti delle cedole siano reinvestiti allo stesso tasso di interesse, il che potrebbe non sempre essere realistico.

A differenza degli investimenti azionari, dove i rendimenti possono essere più variabili, gli emittenti di obbligazioni promettono di pagare al detentore il valore nominale completo una volta che il bond matura. Pertanto, il rendimento al rimborso è il rendimento totale previsto su un’obbligazione se viene detenuta fino alla scadenza. Questo concetto è distinto dal tasso di interesse, che rappresenta l’importo totale pagato in interessi annuali sul valore nominale del bond e rimane costante nel tempo.

Il tasso di interesse è costante. Il rendimento a scadenza è variabile.

E’ possibile utilizzare strumenti come tabelle di rendimenti delle obbligazioni, calcolatrici finanziarie o calcolatori online per approssimare il rendimento al rimborso e valutare l’attrattiva di un’obbligazione rispetto ad altre opportunità di investimento.

Possiamo utilizzare anche le funzioni finanziarie di Excel. In particolare per il calcolo del rendimento di una obbligazione Excel (o Google Sheets) mette a disposizione la funzione YIELD (REND in italiano). Prendiamo ad esempio il rendimento di un BTP 2037 (Btp-1fb37 4%).

Esistono strumenti che mettono a disposizione gratuitamente questo tipo di analisi su singoli titoli obbligazionari. Ecco alcuni dei più famosi:

La curva dei rendimenti obbligazionari

La curva dei rendimenti obbligazionari (o yield curve) è un grafico che mostra i rendimenti delle obbligazioni in funzione della loro scadenza. In genere, la curva dei rendimenti delle obbligazioni è rappresentata con il rendimento (yield) sull’asse y e la scadenza (maturity) sull’asse x.

Le forme più comuni della curva dei rendimenti sono:

  • Curva dei rendimenti positiva (crescente): indica che i rendimenti delle obbligazioni tendono ad aumentare con la scadenza. Il mercato prevede una crescita economica futura e/o un’inflazione più alta;
  • Curva dei rendimenti piatta: indica che i rendimenti delle obbligazioni rimangono sostanzialmente gli stessi per diverse scadenze. Questo può riflettere una visione neutrale sull’economia o indicare un periodo di incertezza;
  • Curva dei rendimenti invertita (decrescente): indica che i rendimenti delle obbligazioni tendono a diminuire con la scadenza. La prospettiva economica è di recessione oppure il mercato si aspetta una futura diminuzione dei tassi di interesse da parte delle Banche Centrali.

La curva dei rendimenti invertita è spesso interpretata come un segnale di attenzione e di solito viene associata a aspettative di recessione per diverse ragioni:

  • Politiche monetarie restrittive: quando le autorità monetarie aumentano i tassi di interesse per contrastare l’inflazione o frenare una crescita economica troppo rapida, i tassi a breve termine tendono ad aumentare più dei tassi a lungo termine. Ciò può portare all’inversione della curva dei rendimenti;
  • Aspettative di crescita economica più debole: gli investitori potrebbero vendere obbligazioni a lungo termine, abbassando i rendimenti a lungo termine, in previsione di una crescita economica più debole o di una recessione. L’afflusso verso titoli a lungo termine fa diminuire i rendimenti a lungo termine, rendendoli inferiori a quelli a breve termine;
  • Riflesso delle aspettative di inflazione futura: una curva dei rendimenti invertita può anche riflettere aspettative di inflazione più basse nel futuro, poiché i rendimenti delle obbligazioni a lungo termine incorporano aspettative di inflazione. Se gli investitori si aspettano un rallentamento economico che potrebbe portare a una diminuzione dell’inflazione, preferiscono obbligazioni a lungo termine, facendo diminuire i loro rendimenti.

In tutti questi casi il mercato è pessimista sulle prospettive economiche future, poiché gli investitori preferiscono la sicurezza degli investimenti a lungo termine, anche se ciò significa accettare rendimenti più bassi. Pertanto, viene comunemente interpretata come un indicatore di recessione economica imminente o di rallentamento economico.

Al momento (aprile 2024) la curva dei rendimenti per l’area euro risulta invertita per scadenze inferiori a 5 anni. Questo è dovuto principalmente alle attese da parte del mercato di un imminente taglio dei tassi, ma anche perché lo spauracchio delle recessione di cui si è parlato molto nel 2023 è ancora presente.

Durata finanziaria (duration): cosa è e come si calcola

La duration è una misura fondamentale della sensibilità del prezzo di un’obbligazione o di altri strumenti di debito alle variazioni dei tassi di interesse. In linea generale, maggiore è la duration, maggiore è la variazione prevista nel prezzo dell’obbligazione in risposta a un cambiamento nei tassi di interesse. Ad esempio, se i tassi dovessero aumentare dell’1%, un’obbligazione con una duration media di cinque anni potrebbe svalutarsi di circa il 5%.

Ci sono diversi fattori che influenzano la duration di un’obbligazione:

  1. Durata residua: La durata residua, ovvero il tempo rimanente fino alla scadenza dell’obbligazione, è uno dei principali determinanti della duration. Obbligazioni con scadenze più lunghe tendono ad avere una duration più elevata, il che significa che sono più sensibili alle variazioni dei tassi di interesse rispetto alle obbligazioni con scadenze più brevi;
  2. Tasso di cedola: Il tasso di interesse di un’obbligazione ha un impatto significativo sulla sua duration. Obbligazioni con tassi cedolari più alti tendono ad avere una duration più breve, poiché i flussi di cassa generati dai pagamenti degli interessi sono più elevati e quindi contribuiscono in misura maggiore al prezzo attuale dell’obbligazione;

Esistono due tipi principali di duration:

  1. Duration di Macaulay: tempo medio ponderato prima che tutti i flussi di cassa dell’obbligazione siano stati pagati. La duration di Macaulay tiene conto del valore attuale di tutti i flussi di cassa futuri generati dall’obbligazione e aiuta gli investitori a valutare il rischio di interesse di un’obbligazione;
  2. Duration modificata: rappresenta la variazione percentuale prevista nel prezzo di un’obbligazione in risposta a un cambiamento dell’1% nei tassi di interesse di mercato. La duration modificata è un indicatore importante per gli investitori interessati a valutare il rischio di interesse delle loro obbligazioni.

La duration di Macaulay può essere calcolata manualmente utilizzando i dati relativi all’obbligazione, come il tasso di cedola, il rendimento a scadenza e il tempo rimanente fino alla scadenza. Questa misura fornisce una stima del tempo medio in cui verranno ricevuti i flussi di cassa dell’obbligazione.

La duration modificata, d’altra parte, fornisce agli investitori una stima della variazione percentuale prevista nel prezzo dell’obbligazione in risposta a un cambiamento nei tassi di interesse. Questa misura è particolarmente utile per valutare il rischio di interesse delle obbligazioni in un contesto di mercato in evoluzione.

E’ possibile calcolare la duration modificata di una obbligazione tramite excel utilizzando la funzione MDURATION (o DURATA.M in italiano). Partiamo dall’esempio del BTP 2037 precedente.

La duration modificata è di 9,95. Questo significa che una variazione nei rendimenti dell’1% provocherà una variazione del 9,95% del prezzo dell’obbligazione. Considerando che il prezzo attuale è 102,24, la variazione di prezzo a valore è di 10,17 euro. Se i rendimenti aumentano dell’1% il prezzo scenderà da 102,24 a 92,07. Se i rendimenti diminuiscono dell’1% il prezzo aumenterà a 112,41.

Convessità (convexity): cosa è e come si calcola

La duration da sola può non essere sufficiente per comprendere completamente l’interazione tra prezzo e rendimento di una obbligazione. Il prezzo dell’obbligazione varia infatti in relazione al rendimento secondo una tendenza instabile, accelerando o decelerando a seconda delle variazioni del rendimento. Questo dipende dalla forma della curva prezzi-rendimento dell’obbligazione. La convessità della curva fornisce ulteriori dettagli: se la curva è convessa verso l’alto, è considerata positiva; se è convessa verso il basso, è negativa.

Graficamente la funzione di curvatura prezzo-rendimento si presenta come da immagine seguente. La funzione della durata invece è lineare. Questo significa che tanto più la scadenza è lontana tanto più la convessità positiva premia l’investitore. Maggiore è la distanza tra la linea di duration e la curva di convessità, maggiore è il delta prezzo calcolato tramite le due metodologie.

Un bond con convessità positiva tende a premiare il creditore, poiché i rialzi di prezzo accelerano man mano che il rendimento scende, mentre i ribassi decelerano man mano che il rendimento sale. Al contrario, un bond con convessità negativa comporta perdite più rapide con l’aumento dei rendimenti e guadagni che rallentano con la diminuzione dei rendimenti. Quindi, è preferibile inserire in portafoglio bond con convessità positiva, a parità di duration e rendimento, per proteggersi da scenari avversi.

Riprendendo l’esempio del BTP 2037 visto precedentemente possiamo calcolare la convessità nel seguente modo:

  • attualizziamo i flussi di cassa delle cedole e del rimborso del valore nominale al tasso di rendimento dell’obbligazione;
  • calcoliamo il peso come rapporto tra valore attualizzato e prezzo dell’obbligazione;
  • calcoliamo la convessità per singolo flusso di cassa con la seguente formula

Il BTP 2037 visto in precedenza ha una convessità annuale di 461,91 che porta ad una convessità semestrale di 115,47 (convessità semestrale = convessità annuale / 4). Questo significa che una variazione del rendimento dell’1% non porta ad una variazione di prezzo di 10,17 euro ma di soli 9,59 euro. Quindi nel caso di aumento del rendimento dell’1% il prezzo dell’obbligazione passerà da 102,24 a 92,65 (e non a 92,07) mentre una diminuzione del rendimento dell’1% porterà il prezzo dell’obbligazione a 111,83 (e non a 112,41).

Esiste una formula approssimativa per calcolare la convessità di un bond. Essa tiene conto dei prezzi del bond in relazione alle variazioni del rendimento. In breve, un bond con convessità positiva sarà meno danneggiato da un aumento dei rendimenti e trarrà maggiori benefici da un loro calo rispetto a un bond con convessità negativa.

In conclusione, se due obbligazioni hanno convessità positiva, conviene scegliere quello con convessità maggiore a parità di duration e rendimento. La duration ci fornisce informazioni sulla volatilità del prezzo rispetto alle variazioni del rendimento, mentre la convessità indica come la duration stessa evolverà con i cambiamenti del rendimento.

Come acquistare una obbligazione

Per acquistare obbligazioni esistono due principali modalità: partecipare alle aste presso una banca autorizzata o acquistare sul mercato regolamentato MOT di Borsa Italiana.

Nella prima opzione, è possibile acquistare i titoli presentando la propria richiesta di prenotazione almeno un giorno prima dell’asta presso un intermediario finanziario autorizzato dalla Banca d’Italia. Nella seconda opzione è possibile acquistare gli strumenti direttamente tramite un conto titoli detenuto presso un intermediario finanziario con accesso al MOT (come ad esempio Fineco o Directa).

A livello di commissioni, poiché l’acquisto di obbligazioni richiede l’apertura di un conto titoli presso un intermediario, l’investitore sosterrà le commissioni concordate con il broker. Inoltre, potrebbero essere applicate spese di gestione e amministrazione.

Nel caso in cui si volesse acquistare una obbligazione già emessa dobbiamo effettuare l’acquisto da quello che viene definito “mercato secondario”. In questo caso, l’investitore pagherà la commissione prevista dal proprio intermediario per i contratti conclusi. Un costo aggiuntivo nel mercato secondario è rappresentato dalla differenza tra il prezzo di acquisto e di vendita del titolo (lo spread). Tuttavia, per i titoli di stato italiani negoziati sul MOT, questo costo implicito è generalmente basso grazie alla massima liquidità e all’efficiente processo di formazione dei prezzi.

Il calendario delle aste e tutti i dettagli sui titoli in emissione e i risultati delle aste sono pubblicati sul sito internet del Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento del Tesoro (a questo link trovate il calendario del 2024).

La tassazione delle obbligazioni

L’aliquota sulle plusvalenze su titoli mobiliari in vigore attualmente è del 26%.

Tuttavia, sulle plusvalenze generate da investimenti in obbligazioni emesse dallo Stato italiano, da enti governativi o da paesi stranieri inseriti in white list, la tassazione vigente è del 12,5%.

Conviene investire in obbligazioni?

I Titoli di Stato possono essere un’ottima scelta per coloro che sono alla ricerca di stabilità. Rispetto alle fluttuazioni dei mercati azionari, i Titoli di Stato sono generalmente meno volatili, rendendoli una componente affidabile di una strategia di investimento diversificata. Inoltre, hanno il potenziale per generare reddito costante attraverso pagamenti di interessi regolari.

Uno dei principali vantaggi dei titoli di Stato è il loro comportamento in relazione ai tassi di interesse. Quando i tassi di interesse scendono, i prezzi dei titoli di Stato tendono ad aumentare, offrendo l’opportunità di apprezzamento del capitale. E se mantenuti fino alla scadenza, abbiamo la garanzia di riavere indietro l’investimento iniziale insieme ai pagamenti di interessi ricevuti lungo il percorso.

Questo rende questi strumenti particolarmente interessanti per coloro che cercano un flusso costante di reddito, mentre mirano a proteggere il capitale investito. Non di rado viene raccomandato di aumentare l’allocazione verso i Titoli di Stato man mano che ci si avvicina al pensionamento o con l’avanzare dell’età (è famosa la regola di Jack Bogle che prevede di allocare sul comparto obbligazionario una percentuale di portafoglio pari alla propria età). Questo cambiamento può contribuire a mitigare la volatilità di mercato e fornire una fonte di reddito più stabile durante gli anni della pensione.

E’ importante ricordare sempre che vige la legge tale per cui maggior rischio = maggior rendimento, perciò se accettiamo di ridurre la volatilità dei nostri rendimenti dobbiamo accettarne anche la loro diminuizione.

E’ inoltre consigliabile investire in obbligazioni quando abbiamo la certezza di aver bisogno di una determinata cifra ad una scadenza certa. Per esempio se tra 4 anni vostro figlio diventa maggiorenne e avrete bisogno di comprargli l’auto, potete investire in obbligazioni con scadenza tra 4 anni per avere la certezza del capitale investito rivalutato ad un interesse predeterminato. In questi casi, inutile da dire, è fondamentale mantenere l’obbligazione fino a scadenza.

Man mano che scegliamo scadenze più lunghe, investire in obbligazioni ci espone ad un rischio sempre maggiore, che è perfettamente prezzato nell’obbligazione stessa considerando ciò di cui siamo a conoscenza oggi, ma che ovviamente non include potenziali problemi che potrebbero emerge in futuro e di cui neanche il mercato è a conoscenza (ma che cerca di stimare attraverso un rendimento maggiore). Pensate ad esempio se la situazione economica del Governo del quale siamo creditori peggiori improvvisamente, che ci siano variazioni dei tassi di interesse importanti (a causa dell’esplosione dell’inflazione o per altre cause legate all’andamento economico) o per altre cause ad oggi sconosciute.

Le obbligazioni sono comunque un pilastro fondamentale di una corretta diversificazione ed è uno strumento che qualunque investitore consapevole dovrebbe conoscere.

Grazie per la lettura.

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