Hai chiuso il 2025 con alcune posizioni in perdita nel tuo portafoglio? Prima di buttarti a capofitto nel nuovo anno, c’è una strategia fiscale che potresti usare per ridurre legalmente le tasse sugli investimenti: il tax loss harvesting.
In italiano potremmo tradurlo come “raccolta delle perdite fiscali”, ma il concetto è più semplice di quanto sembri: realizzi volontariamente una minusvalenza per compensare le plusvalenze già realizzate o future, riducendo così l’imposta sostitutiva del 26% che lo Stato italiano applica sui guadagni da investimenti.
Non è magia. Non è evasione. È pianificazione fiscale intelligente.
Perché parlarne proprio a fine anno? Perché gennaio è uno dei momenti opportuni per fare ordine nei conti, recuperare eventuali minusvalenze inutilizzate degli anni precedenti (che scadono dopo 4 anni) e impostare una strategia fiscale per l’anno in corso. Detto questo, il tax loss harvesting si può fare in qualsiasi momento dell’anno quando si presentano le condizioni giuste.
Molti investitori italiani ignorano completamente questa possibilità. Altri ne hanno sentito parlare leggendo articoli americani, ma non sanno come applicarla al contesto fiscale italiano, che è molto diverso da quello USA.
In questa guida ti spiego:
- Cos’è il tax loss harvesting e come funziona in Italia
- Quali norme fiscali regolano minusvalenze e plusvalenze (aggiornate al 2026)
- Quando conviene applicarlo
- Esempi numerici concreti
- Quali rischi evitare
- Come integrarlo nella tua strategia di investimento
Spoiler: non è per tutti. Se investi 100€ al mese in un PAC e non hai mai venduto nulla, probabilmente questa guida ti servirà poco. Ma se hai un portafoglio più strutturato e fai qualche operazione di ribilanciamento durante l’anno, il tax loss harvesting può farti risparmiare centinaia o migliaia di euro.
Partiamo dalle basi.
Cos’è il Tax Loss Harvesting
Il tax loss harvesting è una strategia fiscale che consiste nel vendere intenzionalmente un investimento in perdita per generare una minusvalenza fiscale che compensi plusvalenze già realizzate o future.
In altre parole: hai venduto un ETF guadagnandoci 1.000€? Pagheresti 260€ di tasse (26% di 1.000€). Ma se prima di fine anno vendi anche un altro titolo perdendoci 1.000€, le due operazioni si compensano e paghi zero tasse.
Obiettivo: ridurre il carico fiscale totale sui tuoi investimenti, legalmente e senza forzature.
Come funziona il meccanismo base:
- Hai una plusvalenza realizzata (hai venduto qualcosa in guadagno)
- Pagheresti il 26% di tasse su quel guadagno
- Vendi volontariamente un altro titolo in perdita
- La minusvalenza compensa la plusvalenza
- Riduci o azzeri l’imposta dovuta
Semplice, no? Sulla carta sì. Nella pratica ci sono regole da rispettare, limiti normativi e trappole da evitare.
Ma prima di entrare nel dettaglio, chiariamo subito una cosa: il tax loss harvesting non elimina le tasse, le rinvia. Se vendi un ETF in perdita e poi lo ricompri, quando lo rivenderai in futuro (si spera in guadagno) pagherai comunque le tasse. Hai solo posticipato il momento del pagamento.
Perché questo è comunque vantaggioso? Perché i soldi che risparmi oggi puoi reinvestirli subito, generando ulteriori rendimenti. È il principio dell’interesse composto applicato alla fiscalità.
Normativa Italiana Aggiornata al 2026
Per capire come applicare il tax loss harvesting in Italia, devi conoscere le regole base della tassazione sugli investimenti. Niente panico: te le spiego in modo semplice.
Due categorie fiscali fondamentali
Prima di tutto, devi capire che esistono due categorie di reddito completamente diverse:
Redditi diversi (art. 67-68 TUIR):
- Plusvalenze/minusvalenze da vendita di azioni e obbligazioni
- Minusvalenze da vendita ETF e fondi
- Guadagni/perdite da cessione di crypto
- Tassati al 26% (salvo eccezioni)
Redditi di capitale (art. 44 TUIR):
- Plusvalenze da vendita ETF e fondi
- Dividendi azionari
- Interessi da conti deposito
- Cedole obbligazionarie
- Tassati al 26% o 12,5% (titoli Stato)
Perché ti serve saperlo: puoi compensare minusvalenze da redditi diversi solo con plusvalenze da redditi diversi. Non puoi usare perdite da vendita di ETF per ridurre le tasse su interessi del conto deposito o dividendi.
Aliquote fiscali
26% standard su:
- Plusvalenze da vendita di azioni, ETF, fondi, obbligazioni corporate
- Plusvalenze da crypto
- Dividendi azionari (salvo credito d’imposta per alcuni casi)
- Interessi da conti deposito
12,5% ridotto su:
- Interessi e plusvalenze da titoli di Stato italiani (BTP, BOT, CCT)
- Titoli di Stato UE e white list
- Applicato sia a redditi di capitale che a redditi diversi derivanti da questi titoli
Nota critica: l’aliquota ridotta al 12,5% si applica indipendentemente dalla categoria di reddito. Quindi anche le plusvalenze da vendita di BTP (redditi diversi) sono tassate al 12,5%.
Cosa si può compensare
Regola d’oro: minusvalenze da redditi diversi compensano plusvalenze da redditi diversi, indipendentemente dall’aliquota.
Puoi compensare:
- Perdita da vendita ETF azionario (26%) → Guadagno da vendita azioni (26%) ✅
- Perdita da vendita crypto (26%) → Guadagno da vendita obbligazioni corporate (26%) ✅
- Perdita da vendita ETF (26%) → Guadagno da vendita BTP (12,5%) ✅
- Perdita da vendita fondi (26%) → Guadagno da vendita ETC/ETN (26%) ✅
Importante: la compensazione avviene tra categorie fiscali (redditi diversi con redditi diversi), non tra aliquote. Una minusvalenza da uno strumento tassato al 26% può compensare una plusvalenza da uno strumento tassato al 12,5%, purché siano entrambi redditi diversi.
Non puoi compensare:
- Perdita da vendita ETF → Interessi conto deposito ❌
- Perdita da vendita azioni → Cedole BTP ❌
- Perdita da vendita crypto → Dividendi ❌
Perché? Perché interessi, cedole e dividendi sono redditi di capitale, non redditi diversi.
Durata delle minusvalenze
Le minusvalenze non utilizzate nell’anno in cui sono state realizzate possono essere riportate in avanti per 4 anni.
Esempio: se realizzi una minusvalenza di 5.000€ nel 2026, puoi usarla per compensare plusvalenze fino al 2030 compreso. Nel 2031 scade e la perdi.
Importante: non puoi riportare all’indietro. Se realizzi una plusvalenza nel 2025 e paghi le tasse, non puoi compensarla con una minusvalenza del 2026.
Regime amministrato vs dichiarativo
In Italia esistono due regimi fiscali per gli investimenti:
Regime amministrato:
- Il broker fa da sostituto d’imposta
- Compensa automaticamente plus e minus
- Paga le tasse per te
- Non devi dichiarare nulla nel 730/Redditi
- È il regime più comune (Fineco, Directa, Banca Sella, WeBank, IW Bank, MPS, ecc.)
Attenzione: non tutti i broker gestiscono tutti gli strumenti in regime amministrato. Alcuni strumenti “non armonizzati” o particolari potrebbero essere trattati in regime dichiarativo anche presso broker italiani. Verifica sempre l’estratto fiscale annuale.
Regime dichiarativo:
- Tu gestisci tutto nella dichiarazione dei redditi
- Devi calcolare e compensare manualmente
- Paghi le tasse tu stesso
- Obbligatorio per broker esteri senza sostituto d’imposta (Degiro, Interactive Brokers, Scalable Capital, ecc.)
Regime del risparmio gestito:
- Applicato ai fondi comuni e ad alcuni prodotti come i PIR
- Il gestore compensa automaticamente plus e minus al proprio interno
- Non puoi fare tax loss harvesting attivo (le minusvalenze sono gestite dal gestore)
- Tassazione finale solo sui risultati netti di gestione
Il tax loss harvesting è molto più semplice in regime amministrato: vendi, il broker registra la minusvalenza, e la usa automaticamente per compensare plusvalenze future nello stesso anno fiscale o nei 4 successivi.
In regime dichiarativo devi tenere traccia manualmente di tutte le operazioni, calcolare il carico fiscale, e compilare correttamente il quadro RT della dichiarazione.
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Trattamento fiscale ETF e fondi
Gli ETF armonizzati (quelli con ISIN IE… o LU… quotati in Europa) generano due tipi di reddito:
- Redditi di capitale: plusvalenza da vendita + distribuzioni periodiche (dividendi, interessi) tassate al 26% o 12,5% secondo la natura degli asset sottostanti
- Redditi diversi: minuvalenza da vendita
Per il tax loss harvesting ci interessano solo i redditi diversi (le plusvalenze/minusvalenze da cessione). Attenzione: per ETF e fondi armonizzati, solo le MINUSVALENZE sono redditi diversi, mentre le PLUSVALENZE sono redditi di capitale.
Gli ETF ad accumulo (che reinvestono i dividendi invece di distribuirli) sono fiscalmente vantaggiosi perché non generano flussi di cassa periodici tassabili. Tuttavia, la componente di reddito di capitale maturata internamente viene comunque tassata alla vendita in proporzione al NAV. Il vantaggio principale è il differimento della tassazione, non la sua eliminazione.
ETF che investono in titoli di Stato:
Gli ETF obbligazionari che detengono titoli di Stato italiani o white list hanno un trattamento particolare:
- Redditi di capitale (plusvalenze da vendita o proventi periodici attribuibili ai titoli Stato): tassati al 12,5%
Critico per il tax loss harvesting: solo la componente “redditi diversi” (plusvalenze/minusvalenze da cessione) entra nel meccanismo di compensazione. La quota di proventi tassata al 12,5% come reddito di capitale non genera minusvalenze né plusvalenze compensabili.
Le minusvalenze da vendita di ETF governativi si compensano normalmente con qualsiasi altra plusvalenza da redditi diversi, sia al 26% che al 12,5%, perché la compensazione avviene tra categorie fiscali (redditi diversi), non tra aliquote.
Crypto dopo l’aggiornamento normativo
Dal 2023 le criptovalute sono entrate ufficialmente nella categoria dei redditi diversi (art. 67 comma 1-ter TUIR). Le plusvalenze sono tassate al 26%, e le minusvalenze sono compensabili con plusvalenze da altri investimenti (azioni, ETF, ecc.).
Chiarimento su MiCA: il regolamento Markets in Crypto-Assets dell’UE regola le piattaforme e i fornitori di servizi crypto, ma non modifica direttamente la fiscalità italiana. La tassazione rimane quella definita dal TUIR.
Metodo di calcolo: FIFO (First In, First Out). Se hai comprato Bitcoin in momenti diversi, quando vendi si considerano prima i Bitcoin acquistati per primi.
Importante: il FIFO si applica per singolo wallet/exchange, non globalmente. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che depositi su piattaforme diverse vanno trattati come “giacenze separate”, salvo trasferimenti documentati. Questo può cambiare significativamente il calcolo delle plusvalenze/minusvalenze.
Regime amministrato: al momento (2026) la quasi totalità dei broker e banche italiane non fa da sostituto d’imposta sulle crypto dirette. Il regime amministrato esiste sulla carta ma non è operativo nella pratica.
Eccezione: prodotti derivati su crypto (CFD, futures) o ETN/ETC su crypto quotati su mercati regolamentati sono gestiti in amministrato da alcuni intermediari, ma seguono la fiscalità dei prodotti finanziari “classici”, non quella specifica delle crypto dirette.
Per chi opera con crypto dirette su exchange, il regime è quasi sempre dichiarativo.
Imposta di bollo crypto: dal 2023 è attiva un’imposta di bollo dello 0,2% annuale sulle attività finanziarie estere, che include le crypto detenute su wallet esteri o exchange non italiani. Va versata annualmente indipendentemente dal realizzo di plusvalenze.
Imposta sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax)
La Tobin Tax si applica solo ad:
- Azioni italiane (0,1% o 0,2% secondo modalità)
- Derivati collegati ad azioni italiane
Non si applica a:
- ETF armonizzati ✅
- Obbligazioni ✅
- Fondi comuni ✅
- ETC su materie prime ✅
Attenzione agli ETN: alcuni ETN potrebbero essere soggetti a Tobin Tax se il sottostante è un’azione italiana o un derivato su azioni italiane. Dipende dalla struttura specifica del prodotto. Verifica sempre il prospetto informativo.
Questo è rilevante per il tax loss harvesting perché riduce i costi operativi quando vendi ETF invece di azioni singole.
Assenza della wash-sale rule (ma attenzione all’abuso)
Negli USA esiste la wash-sale rule: se vendi un titolo in perdita e lo ricompri entro 30 giorni, la minusvalenza non è fiscalmente deducibile.
In Italia questa regola specifica non esiste.
Dal punto di vista formale, puoi vendere un ETF in perdita e ricomprarlo il giorno dopo. La minusvalenza rimane tecnicamente valida ai fini fiscali.
MA: l’Agenzia delle Entrate può contestare operazioni prive di sostanza economica in base al principio generale anti-abuso (D.Lgs 128/2015). Non esiste un criterio numerico prestabilito (tipo “30 giorni” o “stessa quantità”), né l’Agenzia ha emesso circolari specifiche sul tema del riacquisto dello stesso titolo.
In pratica: vendere e ricomprare lo stesso titolo non è illegale, ma serve dimostrare una logica economica reale se contestato. La minusvalenza resta valida salvo specifica contestazione anti-elusiva individuale da parte dell’Agenzia (non c’è automatismo di disconoscimento).
Esempi concreti:
Esempio a basso rischio: vendi azione Microsoft in perdita e compri Alphabet. Strumentidiversi, strategia sensata e facilmente documentabile.
Esempio a rischio moderato: vendi 10 azioni Microsoft e ne ricompri 9 dopo una settimana. Quantità diversa, tempo trascorso, operazione generalmente difendibile.
Esempio a rischio più alto: vendi 100 azioni Apple alle 9:00 e ricompri 10 azioni Apple alle 9:05. Stessa quantità, stesso titolo, nessuna variazione di mercato, timing sospetto. Non automaticamente illegale, ma più difficile da giustificare in caso di controllo.
Consiglio pratico: documenta sempre la logica economica (ribilanciamento, cambio strategia, preferenza per un altro indice, ottimizzazione costi, ecc.). Se ricompri lo stesso titolo, preferisci aspettare almeno qualche giorno o settimana e/o giustifica il riacquisto con eventi di mercato (es: “ho venduto durante un rimbalzo temporaneo e ricomprato dopo una correzione”). Meglio ancora: sostituisci con strumenti simili ma non identici.
Come Funziona Passo-Passo
Ora che conosci la normativa, vediamo come applicare concretamente il tax loss harvesting. Ti guido attraverso ogni step.
Step 1: Identifica le posizioni in perdita
Apri il tuo conto titoli e analizza tutte le posizioni aperte. Cerca quelle con una minusvalenza latente, cioè titoli che valgono meno di quanto li hai pagati.
Esempio:
- Hai comprato l’ETF “Tech USA” a 100€ per azione
- Oggi vale 85€
- Minusvalenza latente: -15€ per azione
Se hai comprato 50 azioni, la minusvalenza latente totale è 750€.
Attenzione: conta solo la minusvalenza realizzata (quando vendi). Finché il titolo è nel portafoglio, la perdita è solo “sulla carta”.
Step 2: Calcola il beneficio fiscale
Se realizzi quella minusvalenza vendendo, quanto risparmieresti in tasse?
Formula: Risparmio fiscale = Minusvalenza × 26%
Nel nostro esempio: 750€ × 26% = 195€ di tasse risparmiate (assumendo di avere plusvalenze da compensare).
Questo calcolo vale se hai già realizzato plusvalenze da redditi diversi nell’anno in corso o se prevedi di realizzarne nei prossimi 4 anni.
Nota: la soglia minima di “500€” che uso come riferimento è una regola pratica personale per garantire che il beneficio fiscale (almeno 130€) giustifichi il tempo e i costi. Non è una verità assoluta: dipende dalla tua situazione specifica, dai costi del tuo broker e dal valore che dai al tuo tempo.
Step 3: Valuta i costi di transazione
Prima di vendere, calcola quanto ti costa l’operazione:
- Commissioni di vendita
- Spread bid-ask (differenza tra prezzo di acquisto e vendita)
- Eventuale imposta sulle transazioni finanziarie (solo per azioni italiane, non per ETF)
Se le commissioni sono 5€ e lo spread è 10€, spendi 15€ per risparmiare 195€ di tasse. Conveniente.
Ma se hai solo 100€ di minusvalenza (26€ di risparmio fiscale) e le commissioni sono 15€, stai perdendo soldi.
Regola pratica: il beneficio fiscale deve essere almeno il doppio dei costi di transazione.
Step 4: Vendi il titolo in perdita
Esegui l’ordine di vendita sul tuo broker. In regime amministrato, la minusvalenza viene registrata automaticamente e sarà usata per compensare plusvalenze future.
Se sei in regime dichiarativo, annota:
- Data di acquisto
- Prezzo di acquisto
- Data di vendita
- Prezzo di vendita
- Minusvalenza realizzata
Ti servirà per la dichiarazione dei redditi.
Step 5: Ribilancia il portafoglio
Hai venduto un titolo. Ora hai liquidità. Cosa farne?
Opzione A: Non ricompri nulla, tieni cash o usi quei soldi per altro.
Opzione B: Ricompri lo stesso titolo. Formalmente possibile, ma documenta la logica economica. Preferibile aspettare qualche giorno/settimana o giustificare con eventi di mercato.
Opzione C: Compri un titolo simile ma diverso. Esempio: vendi SWDA (MSCI World) e compri VWCE (FTSE All-World). Sono entrambi azionario globale, ma non identici. Strategia più prudente e facilmente documentabile.
Opzione D: Cambi allocazione. Magari avevi troppo tech USA e riequilibri verso Europa o bond. Doppio vantaggio: tax loss harvesting + ribilanciamento strategico.
Step 6: Documenta tutto
Conserva:
- Estratti conto del broker
- Conferme di esecuzione ordini
- Calcoli delle minusvalenze
- Eventuali comunicazioni fiscali del broker
- Note sulla logica economica dell’operazione (per regime dichiarativo o in caso di controlli)
In caso di controlli, devi poter dimostrare che tutto è in regola e che l’operazione aveva una logica di investimento reale.
Step 7: Monitora le minusvalenze residue
Se non compensi tutta la minusvalenza nell’anno in corso, il saldo rimane disponibile per i 4 anni successivi.
Esempio:
- 2026: realizzi minusvalenza di 2.000€, compensi 1.000€
- Residuo: 1.000€ utilizzabile fino al 2030
Tieni traccia delle scadenze. Molti investitori dimenticano minusvalenze vecchie e le lasciano scadere.
Step 8: Ripeti quando serve
Il tax loss harvesting non è un’operazione una tantum. È una pratica da integrare nella gestione annuale del portafoglio, specialmente se fai ribilanciamenti periodici o hai un portafoglio attivo.
TABELLA COMPENSAZIONE MINUSvalenze
| Minuvalenza Su → | Azioni | Obbligazioni | ETF/Fondi OICR | ETC | ETN |
|---|---|---|---|---|---|
| Plusvalenza da ↓ | |||||
| Azioni | ✔️ SÌ | ✔️ SÌ | ✔️ SÌ | ✔️ SÌ | ✔️ SÌ |
| Obbligazioni | ✔️ SÌ | ✔️ SÌ | ✔️ SÌ | ✔️ SÌ | ✔️ SÌ |
| ETF/Fondi OICR | ❌ NO | ❌ NO | ❌ NO | ❌ NO | ❌ NO |
| ETC | ✔️ SÌ | ✔️ SÌ | ✔️ SÌ | ✔️ SÌ | ✔️ SÌ |
| ETN | ✔️ SÌ | ✔️ SÌ | ✔️ SÌ | ✔️ SÌ | ✔️ SÌ |
IMPORTANTE: Asimmetria fiscale ETF e Fondi
Gli ETF armonizzati e i fondi comuni hanno un trattamento fiscale asimmetrico:
- Plusvalenze → Redditi di CAPITALE (quadro RM)
- Minusvalenze → Redditi DIVERSI (quadro RT)
Conseguenza: NON puoi compensare plusvalenze ETF con minusvalenze ETF!
Per fare tax loss harvesting con ETF devi:
- Usare le minusvalenze ETF per compensare plusvalenze da ALTRI strumenti (azioni, obbligazioni, ETC)
- Oppure sostituire gli ETF in plusvalenza con strumenti che generano redditi diversi (azioni, ETC)
Esempi Numerici
La teoria è chiara, ma vediamo come funziona con numeri concreti.
Esempio 1: Compensazione ETC con ETF
Situazione iniziale:
Hai un portafoglio con due ETF:
- ETC (oro): comprato a 10.000€, oggi vale 13.000€ → plusvalenza latente +3.000€
- ETF (azionario world): comprato a 5.000€, oggi vale 3.500€ → minusvalenza latente -1.500€
Cosa fai:
A novembre 2026 decidi di vendere ETC per realizzare 3.000€ di plusvalenza (reddito diverso). Senza tax loss harvesting pagheresti:
Tasse = 3.000€ × 26% = 780€
Ma vendi anche ETF, realizzando la minusvalenza di 1.500€ (sempre reddito diverso).
Compensazione:
- Plusvalenza: +3.000€
- Minusvalenza: -1.500€
- Netto tassabile: 1.500€
Tasse = 1.500€ × 26% = 390€
Risparmio: 390€ rispetto ai 780€ originali.
Poi ricompri un ETF azionario world (o ricompri ETF dopo qualche giorno se ha senso strategico) e continui con il tuo portafoglio.
Costi da considerare:
- Commissioni vendita ETF B: 3€
- Spread: ~5€
- Totale costi: 8€
Beneficio netto: 390€ – 8€ = 382€
Vale la pena? Assolutamente sì.
Esempio 2: BTP e compensazione tra aliquote diverse
Situazione:
Hai:
- BTP 2037 comprato sotto la pari a 95, venduto a 105 → plusvalenza 10 punti per titolo (reddito diverso tassato al 12,5%)
- ETF azionario comprato a 50€, oggi vale 45€ → minusvalenza latente -5€ (reddito diverso tassato al 26%)
Vendi entrambi.
La buona notizia:
Entrambe sono redditi diversi, quindi tecnicamente compensabili. La compensazione tra redditi diversi funziona indipendentemente dall’aliquota applicata.
Come funziona:
La minusvalenza dell’ETF (26%) può compensare la plusvalenza del BTP (12,5%) perché sono entrambi redditi diversi.
Calcolo:
- Plusvalenza BTP: +1.000€ (reddito diverso al 12,5%)
- Minusvalenza ETF: -500€ (reddito diverso al 26%)
- Compensazione: 1.000€ – 500€ = 500€ netti tassabili
- Tasse: 500€ × 12,5% = 62,50€
Senza compensazione avresti pagato: 1.000€ × 12,5% = 125€
Risparmio: 62,50€
Nota pratica: in regime amministrato, il broker applica automaticamente la compensazione. In regime dichiarativo, devi gestirla tu nel quadro RT.
Importante: ciò che NON puoi compensare sono i redditi di capitale (cedole del BTP, interessi) con redditi diversi (minusvalenze da vendite). Solo le plusvalenze da vendita del BTP (redditi diversi) sono compensabili con altre minusvalenze.
Esempio 3: Crypto con FIFO
Situazione:
Hai comprato Bitcoin su un singolo exchange in tre momenti:
- Gennaio 2024: 0.1 BTC a 40.000€ → costo 4.000€
- Luglio 2024: 0.1 BTC a 60.000€ → costo 6.000€
- Dicembre 2025: 0.1 BTC a 80.000€ → costo 8.000€
Totale: 0.3 BTC, costo medio 6.000€/BTC, investimento totale 18.000€.
Oggi (gennaio 2026) Bitcoin vale 70.000€. Il tuo portafoglio vale 21.000€ (+3.000€ di plusvalenza latente).
Decidi di vendere 0.1 BTC per fare tax loss harvesting? Attenzione: vediamo cosa succede.
Calcolo con FIFO:
Vendi 0.1 BTC a 70.000€ = 7.000€.
Quale BTC stai vendendo fiscalmente? Il primo acquistato (gennaio 2024) a 40.000€.
Plusvalenza = 7.000€ – 4.000€ = 3.000€
Ops, hai realizzato una plusvalenza, non una minusvalenza.
Per generare una minusvalenza con crypto e FIFO:
Dovresti vendere quando il prezzo corrente è inferiore al prezzo del primo lotto acquistato. Nel nostro esempio, Bitcoin dovrebbe scendere sotto 40.000€.
Alternativa: reset completo del FIFO
Se vendi TUTTO il tuo stack (0.3 BTC a 70.000€ = 21.000€):
- Costo totale: 18.000€
- Plusvalenza totale: 3.000€
- Tasse: 3.000€ × 26% = 780€
Poi, se ricompri Bitcoin, il FIFO riparte da zero con il nuovo prezzo di acquisto.
Problema: per resettare il FIFO devi prima realizzare tutte le plusvalenze “dormienti” nei primi lotti, pagando le relative tasse. È tecnicamente possibile ma spesso fiscalmente inefficiente.
Caso con exchange diversi:
Se avessi comprato:
- 0.1 BTC su Coinbase a 40.000€
- 0.1 BTC su Binance a 80.000€
- 0.1 BTC su Kraken a 60.000€
Ogni exchange è una “giacenza separata” ai fini FIFO. Vendendo da Binance, useresti il costo di 80.000€, generando effettivamente una minusvalenza se il prezzo è sotto questa soglia.
Lezione: con crypto il tax loss harvesting è molto più complesso a causa del FIFO obbligatorio per singolo wallet/exchange. Pianifica con attenzione prima di vendere parzialmente.
👉 Approfondisci la tassazione sulle crypto
Rischi e Cosa Evitare
Il tax loss harvesting è legale e legittimo, ma ci sono trappole da evitare.
Rischio 1: Operazioni prive di sostanza economica
Se vendi e ricompri lo stesso identico titolo nello stesso istante solo per generare una minusvalenza, potresti violare il principio anti-abuso (D.Lgs 128/2015).
L’Agenzia delle Entrate, in caso di controllo, potrebbe contestarla e disconoscere la minusvalenza.
Chiarimento importante: vendere e ricomprare lo stesso titolo non è automaticamente illegale o vietato. L’operazione resta fiscalmente valida salvo specifica contestazione anti-elusiva individuale. Non esiste un automatismo di disconoscimento.
Come ridurre i rischi:
- Documenta la logica economica dell’operazione (ribilanciamento, cambio strategia, timing di mercato, ecc.)
- Preferisci aspettare qualche giorno/settimana prima di ricomprare
- Ancora meglio: compra un titolo simile ma diverso
- Evita operazioni ripetute identiche in successione senza variazioni
- Conserva note scritte che giustificano l’operazione
Esempio sicuro: “Ho venduto SWDA perché preferisco l’indice FTSE All-World rispetto al MSCI World per la maggiore inclusione di small-cap. Ho quindi acquistato VWCE.”
Esempio rischioso ma non illegale: “Ho venduto 100 VWCE alle 9:00 e ricomprato 100 VWCE alle 9:05.” Tecnicamente valido, ma difficile da giustificare se contestato.
Rischio 2: Costi > benefici
Se le commissioni di vendita e riacquisto sono più alte del risparmio fiscale, stai perdendo soldi.
Esempio:
- Minusvalenza: 100€
- Risparmio fiscale: 26€
- Commissioni: 10€ × 2 (vendita + riacquisto) = 20€
- Beneficio netto: 6€
Vale la pena per 6€? Probabilmente no.
Regola: calcola sempre il beneficio netto. Una soglia ragionevole potrebbe essere 50-100€ di beneficio netto, ma dipende dalla tua situazione.
Rischio 3: Vendere titoli che sarebbero risaliti
Hai un ETF in perdita del 10%. Lo vendi per tax loss harvesting. Poi rimbalza del 30% in tre mesi.
Hai realizzato una perdita reale per un beneficio fiscale marginale.
Come evitarlo:
- Usa il tax loss harvesting solo su titoli che intendevi vendere comunque per motivi strategici
- Oppure ricompra subito dopo con un titolo equivalente per non perdere l’esposizione al mercato
- Non forzare vendite “sbagliate” solo per risparmiare tasse
Rischio 4: Dimenticare le minusvalenze in scadenza
Realizzi una minusvalenza nel 2026. Non la usi nel 2026, né nel 2027, 2028, 2029. Nel 2030 scade.
Hai perso l’opportunità di risparmiare tasse.
Come evitarlo:
- Tieni un file Excel con le minusvalenze residue e le date di scadenza
- Rivedi il file ogni anno a novembre/dicembre
- Se una minusvalenza sta per scadere, valuta se realizzare plusvalenze per compensarla (se ha senso strategico)
Rischio 5: Uso improprio in portafogli buy & hold puri
Se sei un investitore buy & hold puro (compri e tieni per 20 anni senza mai vendere), il tax loss harvesting ha senso limitato.
Se non realizzerai mai plusvalenze volontariamente, le minusvalenze ti servono solo in caso di vendite forzate (emergenze, casa, pensione).
Inoltre, vendere e ricomprare rompe la tua strategia di lungo termine e introduce costi inutili.
Quando il tax loss harvesting ha senso anche per buy & hold:
- Se prevedi vendite importanti entro 4 anni (acquisto casa, matrimonio, spese straordinarie)
- Se fai ribilanciamenti annuali o pluriennali che richiedono vendite parziali
- Se hai orizzonti temporali diversi (es: una parte del portafoglio per pensione tra 10 anni)
Rischio 6: Confondere latente e realizzato
Una perdita “sulla carta” non ha valore fiscale finché non vendi.
Molti investitori pensano: “Ho -5.000€ in portafoglio, quindi ho minusvalenze da usare.” No. Finché non vendi, non hai nessuna minusvalenza fiscale.
Attenzione: questo vale anche al contrario. Se hai plusvalenze latenti alte ma non hai mai venduto, non devi ancora tasse. Il tax loss harvesting anticipa la realizzazione di perdite, ma non crea valore dal nulla.
Quando Farlo e Perché a Inizio Anno Può Essere Opportuno
Il tax loss harvesting può essere fatto in qualsiasi momento dell’anno quando si presentano le condizioni giuste. Detto questo, gennaio-febbraio possono essere momenti opportuni per pianificare.
Ecco perché:
1. Gestione delle minusvalenze pregresse
Hai minusvalenze degli anni passati che non hai ancora usato? Verifica quando scadono.
Esempio:
- Minusvalenza del 2022: scade a fine 2026
- Sei a gennaio 2026: hai tutto l’anno per realizzare plusvalenze e compensarle
Se aspetti dicembre, potresti dimenticartene.
2. Pianificazione annuale
A inizio anno puoi pianificare con calma:
- Quali titoli vendere
- Quando ribilanciare
- Come ottimizzare la fiscalità
A dicembre sei in panico, i mercati sono volatili, rischi di fare operazioni affrettate.
3. Evitare la congestione di fine anno
Molti investitori scoprono il tax loss harvesting a novembre e fanno tutto di fretta negli ultimi giorni dell’anno.
Risultato:
- Errori nel calcolo
- Operazioni mal pianificate
- Dimenticanze
Inizia a gennaio, hai 12 mesi per ottimizzare.
4. Revisione post-dichiarazione dei redditi
Se fai la dichiarazione a marzo-aprile (per regime dichiarativo), a gennaio puoi verificare:
- Quante minusvalenze hai usato l’anno scorso
- Quante ne rimangono
- Quanto spazio hai per nuove plusvalenze
Strategia consigliata:
- Gennaio: rivedi il portafoglio, identifica minusvalenze in scadenza
- Febbraio-marzo: pianifica ribilanciamento e tax loss harvesting
- Durante l’anno: esegui operazioni quando si presentano occasioni (ribassi, ribilanciamenti programmati)
- Novembre: verifica se mancano compensazioni
- Dicembre: chiudi eventuali operazioni residue
Importante: il tax loss harvesting si fa tutto l’anno, non solo a gennaio. L’opportunità si presenta quando hai sia plusvalenze da compensare sia titoli in perdita. Gennaio è solo un buon momento per la pianificazione iniziale.
Strategia Pratica per l’Investitore Medio
Ora hai le basi teoriche. Ecco una checklist operativa in 12 punti per applicare il tax loss harvesting in modo sicuro ed efficiente.
Checklist Operativa
1. Verifica il regime fiscale
Sei in regime amministrato o dichiarativo? Se amministrato, il broker fa quasi tutto. Se dichiarativo, devi tracciare manualmente.
Attenzione: verifica sempre l’estratto fiscale annuale perché alcuni strumenti potrebbero essere trattati fuori regime amministrato anche presso broker italiani (strumenti non armonizzati, alcuni ETN, prodotti particolari).
2. Scarica l’estratto conto annuale
A gennaio, scarica il report fiscale del broker dell’anno precedente. Controlla:
- Minusvalenze residue
- Data di scadenza
- Plusvalenze realizzate
3. Identifica titoli in perdita
Apri il portafoglio e cerca posizioni con minusvalenza latente. Una soglia ragionevole potrebbe essere 500€ per giustificare il tempo investito, ma dipende dalla tua situazione.
4. Calcola il beneficio fiscale
Per ogni titolo: Minusvalenza × 26% = Risparmio teorico.
5. Sottrai i costi
Commissioni + spread. Calcola il beneficio netto.
6. Valuta la strategia di portafoglio
Quel titolo lo volevi tenere o vendere? Se volevi tenerlo, ricompralo (o compra simile). Se volevi venderlo, perfetto: fallo ora e risparmia tasse.
7. Esegui le vendite
Vendi i titoli selezionati. Un consiglio personale: preferisco operare a inizio settimana piuttosto che di venerdì, per avere più giorni lavorativi disponibili in caso di imprevisti o necessità di contattare il broker.
8. Aspetta (opzionale ma consigliato)
Se vuoi ricomprare lo stesso titolo, aspettare qualche giorno o settimana rafforza la difendibilità dell’operazione in caso di controlli. Non è obbligatorio, ma è più prudente.
9. Ricompra o ribilancia
Compra titoli simili (preferibile) o usa la liquidità per ribilanciare il portafoglio secondo la tua asset allocation target.
10. Documenta tutto
Salva conferme d’ordine, screenshot, calcoli, note sulla logica dell’operazione. Conserva per almeno 5 anni (termine accertamenti fiscali).
11. Aggiorna il file minusvalenze
Se non hai compensato tutto, aggiorna il tuo file Excel:
- Anno di origine
- Importo residuo
- Anno di scadenza
12. Rivedi periodicamente
Controlla trimestral mente o quando fai ribilanciamenti se ci sono nuove opportunità di tax loss harvesting.
Distinzione per livello di esperienza
Investitore alle prime armi (< 10.000€ investiti, PAC mensile):
Il tax loss harvesting probabilmente non fa per te. Se non vendi mai nulla, le minusvalenze non ti servono. Concentrati su:
- Costruire il portafoglio
- Mantenere il PAC
- Non guardare i ribassi
Investitore intermedio (10.000€ – 100.000€, ribilanciamento annuale):
Il tax loss harvesting inizia ad avere senso. Usalo per:
- Compensare plusvalenze da ribilanciamento
- Ottimizzare la fiscalità quando vendi per acquisti importanti (casa, auto, ecc.)
Frequenza: 1-2 volte all’anno o quando serve.
Investitore esperto (> 100.000€, gestione attiva o multi-broker):
Il tax loss harvesting è uno strumento essenziale. Integralo con:
- Monitoraggio trimestrale
- Software di portfolio tracking
- Consulente fiscale per casi complessi
Frequenza: secondo necessità durante l’anno.
Nota importante per buy & hold: anche se sei un investitore buy & hold convinto, potresti dover vendere prima del previsto per emergenze, acquisto casa, spese straordinarie. In questi casi, avere minusvalenze da compensare può ridurre significativamente il carico fiscale. Valuta quindi il tax loss harvesting anche se il tuo orizzonte principale è molto lungo, specialmente se prevedi grandi spese nei prossimi 5-10 anni.
Conclusione
Il tax loss harvesting è una delle poche strategie fiscali “senza trucco” che puoi usare per ridurre legalmente le tasse sugli investimenti in Italia.
Non è complicato, non è rischioso se fatto correttamente, e può farti risparmiare centinaia o migliaia di euro all’anno.
Riepilogo:
- Realizzi volontariamente minusvalenze da redditi diversi per compensare plusvalenze da redditi diversi
- La compensazione avviene tra categorie fiscali (redditi diversi), non tra aliquote
- Riduci l’imposta sostitutiva del 26% (o 12,5% per titoli Stato)
- Le minusvalenze durano 4 anni, poi scadono
- Puoi ricomprare lo stesso titolo o simile, ma documenta sempre la logica economica
- Attenzione ai costi di transazione e alle operazioni prive di sostanza
Vale la pena farlo?
Dipende:
- No se sei un investitore buy & hold puro che non prevede vendite nei prossimi 5+ anni
- No se le tue operazioni sono troppo piccole (beneficio netto insufficiente)
- Sì se fai ribilanciamenti periodici o prelievi
- Sì se hai portafogli > 50.000€ con operazioni regolari
- Forse sì anche per buy & hold se prevedi grandi spese entro 4 anni
Cosa fare ora?
- Leggi la guida completa alla tassazione degli investimenti per capire meglio il contesto fiscale
- Scarica l’estratto conto del tuo broker e verifica le minusvalenze residue
- Pianifica una revisione del portafoglio nelle prossime settimane
- Se non hai un fondo d’emergenza, costruiscilo prima di ottimizzare le tasse (le priorità vanno rispettate)
Ricorda: il tax loss harvesting è uno strumento, non una strategia di investimento. La strategia è investire con un piano solido, diversificare correttamente e mantenere la disciplina nel lungo termine.
Le tasse sono importanti, ma non devono guidare le decisioni di investimento. Prima viene la strategia, poi l’ottimizzazione fiscale.
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Costi bassi = beneficio fiscale netto più alto: meno spendi in commissioni, più risparmi in tasse
Piattaforma intuitiva: facile tracciare operazioni e gestire il portafoglio
Nota importante: Scalable Capital NON fa da sostituto d’imposta per clienti italiani. Sei in regime dichiarativo, quindi devi gestire autonomamente la dichiarazione dei redditi e il calcolo delle compensazioni.
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Disclaimer
Questo articolo ha scopo puramente informativo e non costituisce consulenza fiscale, legale o finanziaria personalizzata. La normativa fiscale italiana è complessa e soggetta a modifiche. Le informazioni contenute sono aggiornate al 2026, ma potrebbero cambiare. Per situazioni specifiche, consulta:
- Un commercialista specializzato in investimenti finanziari
- Un consulente finanziario abilitato
- L’Agenzia delle Entrate
Fonti normative:
- D.P.R. 917/1986 (TUIR) – articoli 44, 67-68
- D.Lgs. 461/1997 (tassazione redditi di capitale e diversi)
- D.Lgs. 128/2015 (disciplina anti-abuso)
- Circolare Agenzia delle Entrate n. 19/E/2014
- L. 197/2022 (modifiche fiscalità crypto)
- Regolamento UE 2023/1114 (MiCA)
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DISCLAIMER
Non sono un consulente finanziario, ma un investitore comune che condivide il proprio percorso. Questo articolo è a scopo educativo. Le performance passate non garantiscono rendimenti futuri. La tassazione, i costi e le performance possono differire dai dati storici. Valuta attentamente la tua situazione personale, tolleranza al rischio e obiettivi finanziari. Se hai dubbi, consulta un professionista qualificato.