Investire il TFR: Pro e Contro

Ricordo ancora quando, qualche anno fa, mi arrivò quella comunicazione dall’ufficio HR: “Scegli dove destinare il tuo TFR entro 6 mesi dall’assunzione.”

Sei mesi? Mi sembravano un’eternità. E poi, in fondo, non era una questione urgente. O almeno così pensavo.

Così ho fatto quello che fanno migliaia di lavoratori italiani ogni anno: ho ignorato la scelta. E indovina un po’? Non scegliendo, ho scelto comunque. Il mio TFR è rimasto in azienda per default.

Oggi, con qualche anno di esperienza in più e dopo aver studiato a fondo la questione, posso dire una cosa con certezza: la decisione su dove destinare il TFR è una delle scelte finanziarie più sottovalutate che un lavoratore italiano possa fare.

Non perché sia complicata. Ma perché i suoi effetti si vedono dopo 20, 30, 40 anni. Quando ormai è troppo tardi per cambiare idea.

In questo articolo voglio aiutarti a capire se conviene davvero investire il TFR in un fondo pensione oppure lasciarlo in azienda. Niente tecnicismi inutili, niente fuffa. Solo informazioni concrete per decidere consapevolmente.

Perché il TFR Crea Tanta Confusione

Prima di entrare nel vivo, lascia che ti dica una cosa: se ti senti confuso sul TFR, è normale.

Il motivo? È una decisione che ha conseguenze a lunghissimo termine, ma devi prenderla quando hai la testa altrove (nuovo lavoro, trasloco, nuovi colleghi). E le informazioni che ti danno in azienda sono spesso vaghe o incomplete.

Aggiungi il fatto che si tratta di soldi che “non vedi” in busta paga, e capisci perché diventa facile rimandare.

Ma ecco il punto: il TFR rappresenta circa il 7% del tuo stipendio lordo ogni anno. Su una carriera di 35 anni con uno stipendio medio di 30.000€, parliamo di oltre 70.000€ nominali. Non sono spiccioli.

E la differenza tra gestirlo bene o male può significare 20.000-30.000€ in più o in meno quando andrai in pensione. È la differenza tra un anno extra di libertà finanziaria oppure doversi arrangiare.

La Domanda da 70.000 Euro: Investire o Non Investire?

La vera domanda non è “cos’è il TFR” (se vuoi approfondire tutti i dettagli tecnici su come funziona il calcolo e la rivalutazione, ho già scritto una guida completa sul TFR che ti spiega tutto nel dettaglio).

La vera domanda è: conviene investire il TFR in un fondo pensione oppure lasciarlo in azienda?

E la risposta non è né sì né no. È: dipende. Dipende dalla tua età, dalla tua situazione economica, dal tuo carattere, dalle tue priorità. Ma soprattutto dipende dal fatto che tu capisca davvero cosa stai scegliendo. Perché una volta che hai fatto la scelta, tornare indietro è impossibile.

Il Tranello Psicologico del “Sicuro”

Lasciare il TFR in azienda sembra la scelta più sicura. Non devi fare nulla, non devi pensarci, non corri rischi. O almeno così sembra.

Ma c’è un problema: confondere “nessun rischio nominale” con “nessun rischio reale” è l’errore finanziario più costoso che puoi fare.

Ti faccio un esempio pratico.

Scenario A – Marco lascia il TFR in azienda

Marco, 30 anni, inizia a lavorare con uno stipendio di 28.000€ lordi. Il suo TFR si accumula in azienda e viene rivalutato ogni anno con la formula legale: 1,5% fisso + 75% dell’inflazione.

Dopo 35 anni, al momento della pensione, Marco ha accumulato circa 68.000€ di TFR nominale.

Sembra un bel gruzzolo, vero?

Il problema è che nel frattempo l’inflazione media è stata del 2,5% annuo. E il TFR è cresciuto solo del 3,4% annuo (1,5% + 75% di 2,5%).

Risultato: in termini di potere d’acquisto reale, quei 68.000€ valgono come 37.000€ di oggi. E dopo aver pagato circa 14.000€ di tasse (aliquota media 21%), a Marco rimangono 54.000€ nominali, che in potere d’acquisto equivalgono a circa 30.000€ attuali.

Marco ha “parcheggiato” soldi per 35 anni e ha perso quasi il 60% del potere d’acquisto reale.

Scenario B – Laura investe il TFR in un fondo pensione

Laura, stessa età e stipendio di Marco, decide di destinare il TFR a un fondo pensione. Sceglie un comparto bilanciato (50% azioni, 50% obbligazioni) con costi contenuti (0,40% annui).

Nel corso dei 35 anni, il fondo ha:

  • Anni positivi (la maggior parte)
  • Alcuni anni negativi (2008, 2020, 2022)
  • Un rendimento medio del 4,2% annuo netto

Dopo 35 anni, Laura ha accumulato circa 110.000€.

Paga una tassazione agevolata del 9% (15% base – 0,3% per ogni anno oltre il 15°), quindi circa 10.000€ di tasse.

Le rimangono 100.000€ netti, che in potere d’acquisto reale equivalgono a circa 55.000€ attuali.

Differenza: 25.000€ reali. Quasi il doppio.

E questo senza contare gli sgravi fiscali annui che Laura ha ottenuto durante la carriera, che le hanno permesso di risparmiare migliaia di euro di IRPEF.

Per chi vuole costruire un patrimonio complementare alla pensione, esistono strumenti flessibili come i PAC su ETF. Piattaforme come Scalable Capital offrono oltre 2.500 ETF senza commissioni su piani di accumulo, perfetti per investimenti di lungo periodo che non hanno i vincoli del fondo pensione.

I Veri Vantaggi di Investire il TFR (Che Nessuno Ti Spiega)

Quando si parla di investire il TFR in un fondo pensione, di solito si citano sempre gli stessi vantaggi: rendimenti potenzialmente più alti, tassazione agevolata, ecc.

Tutto vero. Ma c’è molto di più.

Vantaggio 1: Gli Sgravi Fiscali Valgono Oro

Questo è il beneficio più sottovalutato e quello che fa davvero la differenza. Ogni euro che versi volontariamente nel fondo pensione (oltre al TFR) è deducibile dal reddito fino a 5.164€ all’anno.

Cosa significa in pratica?

Supponiamo che tu guadagni 35.000€ lordi (aliquota marginale IRPEF 35%). Decidi di versare 2.000€ extra nel fondo pensione oltre al TFR.

Risparmio IRPEF immediato: 2.000€ × 35% = 700€

È come se qualcuno ti regalasse il 35% di quello che metti da parte. Lo Stato ti sta dicendo: “Versa per la tua pensione e ti sconto subito le tasse.” Riesci a trovare un investimento che ti dà il 35% di rendimento garantito il primo anno? No. Eppure è esattamente quello che succede con gli sgravi fiscali. E se versi la cifra massima deducibile (5.164€) con un’aliquota del 38%, risparmi quasi 2.000€ di IRPEF ogni anno. Su 30 anni, sono 60.000€ di tasse risparmiate. Soldi veri che ti rimangono in tasca.

Vantaggio 2: Il Contributo “Gratis” del Datore di Lavoro

Molti contratti collettivi prevedono che se versi anche solo 1€ di contribuzione volontaria nel fondo pensione, il datore di lavoro aggiunge un contributo (spesso l’1-2% della tua retribuzione).

Esempio: guadagni 30.000€ e il contratto prevede l’1,5% di contributo datoriale.

Se versi 50€ al mese di tasca tua (600€/anno), il datore aggiunge 450€. Totale: 1.050€ versati, ma tu ne hai messi solo 600.

È un 75% di rendimento garantito sul tuo versamento. E anche questi 450€ entrano nella quota deducibile.

Pochi lo sanno, ma è denaro che stai lasciando sul tavolo se non aderisci al fondo pensione.

Vantaggio 3: La Tassazione Finale È Ridicolmente Bassa

Quando andrai in pensione e riscuoterai il fondo, pagherai:

  • 15% di tassazione base
  • -0,3% per ogni anno oltre il 15° di permanenza
  • Minimo 9% dopo 35 anni

Confrontalo con il TFR in azienda:

  • Tassazione media degli ultimi 5 anni di lavoro
  • Minimo 23%, ma spesso 27-35%

Esempio pratico:

Giulia ha 100.000€ nel fondo pensione dopo 35 anni.

  • Tassazione 9%: paga 9.000€
  • Le rimangono 91.000€ netti

Se avesse lasciato il TFR in azienda e accumulato la stessa cifra:

  • Tassazione stimata 25%: paga 25.000€
  • Le rimangono 75.000€ netti

Differenza: 16.000€. E questo solo sulla tassazione finale, senza contare rendimenti e sgravi annui.

Vantaggio 4: Ti Costringe a Non Toccare Quei Soldi

So che può sembrare uno svantaggio (e lo vedremo dopo), ma c’è un lato positivo: il vincolo ti protegge da te stesso.

La maggior parte delle persone non è brava a risparmiare per il lungo termine. Abbiamo tutti la tendenza a dare priorità al presente rispetto al futuro.

Il fondo pensione è come un salvadanaio che non puoi aprire. E questo, paradossalmente, ti aiuta ad accumulare davvero un patrimonio per la pensione.

Perché se quei soldi fossero disponibili, quante probabilità ci sono che li useresti per altre cose “urgenti” prima della pensione? Alta. Molto alta.

I Veri Svantaggi di Investire il TFR (Quelli Che Contano)

Ora parliamo degli svantaggi reali. Non le paure immotivate, ma i vincoli concreti che devi considerare.

Svantaggio 1: Liquidità Limitata

Una volta versato nel fondo pensione, il TFR è vincolato. Non puoi riprenderlo quando vuoi.

Puoi richiedere anticipazioni solo in questi casi:

  • 75% per spese sanitarie gravi (in qualsiasi momento)
  • 75% per acquisto/ristrutturazione prima casa (dopo 8 anni)
  • 30% per qualsiasi motivo (dopo 8 anni)

Se hai 25 anni e pensi “potrei aver bisogno di quei soldi tra 5-7 anni per la casa”, il vincolo è pesante.

Quando il vincolo è un problema vero:

  • Sei giovane (under 30) e prevedi spese importanti nei prossimi 8 anni
  • Non hai un fondo di emergenza solido (almeno 6 mesi di spese)
  • Lavori in settori instabili o con contratti precari
  • Hai già debiti da pagare

Quando il vincolo non è un problema:

  • Hai già la casa o non hai intenzione di comprarla
  • Hai un fondo di emergenza adeguato
  • Lavoro stabile e orizzonte lungo (15+ anni alla pensione)
  • Altre forme di risparmio liquide disponibili

La verità? Se hai meno di 35 anni e non hai ancora un cuscinetto di sicurezza, forse conviene tenere il TFR disponibile ancora per qualche anno e concentrarti prima sulla liquidità di emergenza.

Svantaggio 2: Rischio di Mercato Reale

Investire significa accettare oscillazioni. Il tuo fondo pensione può perdere valore in alcuni anni.

Esempi storici:

  • 2008: fondi bilanciati -20/25%
  • 2020: fondi azionari -15/20% (recuperati in 6 mesi)
  • 2022: fondi bilanciati -10/15%

Se vai in pensione proprio in un anno negativo, potresti incassare meno di quello che avevi accumulato.

La soluzione esiste: life-cycle. Man mano che ti avvicini alla pensione (ultimi 5-10 anni), sposti gradualmente il capitale verso comparti più prudenti (obbligazionari o garantiti). Così riduci l’esposizione al rischio quando conta di più.

La maggior parte dei fondi offre linee “life-cycle automatiche” che fanno questo shift in automatico.

Svantaggio 3: I Costi Erodono (Se Sbagli Fondo)

Non tutti i fondi pensione sono uguali. I costi di gestione variano tantissimo:

  • Fondi negoziali: 0,20-0,40% annuo (ottimi)
  • Fondi aperti: 0,50-1,20% annuo (accettabili)
  • PIP assicurativi: 1,50-3,00% annuo (da evitare)

Esempio pratico dell’impatto dei costi:

Due fondi identici, stesso rendimento lordo 5% annuo, 30 anni di versamenti.

  • Fondo A (costi 0,30%): capitale finale 100.000€
  • Fondo B (costi 1,80%): capitale finale 78.000€

Differenza: 22.000€. Solo per i costi.

Regola pratica: se stai valutando un fondo con costi oltre l’1% annuo, cerca alternative. I costi contano, e tanto.

Svantaggio 4: Decisione Quasi Irreversibile

Una volta scelto il fondo pensione, puoi cambiare fondo ma non puoi più tornare indietro e rimettere il TFR in azienda.

Questo crea ansia in molte persone. “E se sbaglio? E se ho fatto la scelta sbagliata?” La verità? Puoi sempre cambiare fondo se quello che hai scelto non ti soddisfa. E l’anzianità contributiva (per la tassazione agevolata) si mantiene. Quello che non puoi cambiare è la decisione “fondo sì vs fondo no”. Ma se hai letto fin qui e hai capito i numeri, sai già che nella maggior parte dei casi il fondo conviene.

Quando Conviene Davvero Investire il TFR (La Checklist)

Basta teoria. Ecco quando investire il TFR in un fondo pensione è la scelta giusta per te:

✅ Investi il TFR Se:

1. Hai almeno 15 anni prima della pensione

Più lungo è l’orizzonte, più il tempo lavora a tuo favore. Le oscillazioni si attenuano, i rendimenti composti fanno la differenza, gli sgravi fiscali accumulano valore. Sotto i 10 anni alla pensione, l’effetto è meno pronunciato (ma spesso conviene comunque per la tassazione).

2. Hai un’aliquota IRPEF ≥ 35%

Gli sgravi fiscali valgono di più. Con un’aliquota del 38-43%, recuperi quasi 2.000€/anno di IRPEF sulla deduzione massima. Se sei al 23%, gli sgravi sono comunque utili ma meno impattanti.

3. Hai già un fondo di emergenza

Regola base della finanza personale: prima metti da parte 6 mesi di spese in un conto disponibile, poi pensi agli investimenti vincolati. Se non hai un cuscinetto di sicurezza, tieni il TFR liquido ancora per un po’.

4. Non prevedi spese importanti nei prossimi 8 anni

Casa? Matrimonio? Figli? Auto nuova? Se hai in programma spese grosse a breve, meglio la flessibilità del TFR in azienda. Se hai già la casa o non hai necessità particolari, il vincolo non è un problema.

5. Lavori in un’azienda stabile o hai un profilo di rischio medio

Se accetti l’idea che il valore del fondo può oscillare anno per anno ma credi nella crescita di lungo periodo, sei pronto. Se vedere il tuo fondo scendere del 15% in un anno ti toglie il sonno, forse il fondo pensione non fa per te.

6. Vuoi ottimizzare la tua pensione futura

Sembra ovvio, ma molti sottovalutano quanto sarà bassa la pensione pubblica. Se vuoi mantenere un tenore di vita decente in pensione, la previdenza complementare è quasi obbligatoria.

Per integrare il fondo pensione con un portafoglio più flessibile, molti investitori costruiscono un PAC su ETF parallelo. Scalable Capital offre piani di accumulo gratuiti su ETF globali, che puoi gestire in autonomia e liquidare quando vuoi, senza i vincoli della previdenza complementare.

❌ Meglio Lasciare il TFR in Azienda Se:

1. Sei vicino alla pensione (meno di 5-7 anni)

Con poco tempo davanti, il rischio di incappare in un anno negativo pesa più dei benefici. La certezza del TFR rivalutato può valere di più.

2. Hai meno di 30 anni e zero risparmi

Prima costruisci un fondo di emergenza. Poi pensi al fondo pensione. Non mettere il carro davanti ai buoi.

3. Lavoro precario o settore instabile

Se cambi lavoro ogni 2-3 anni o lavori in settori volatili, avere il TFR disponibile ti dà più flessibilità nelle transizioni.

4. Hai bisogno psicologico di liquidità

Se sapere che quei soldi sono “bloccati” ti crea ansia, meglio la serenità mentale. Non tutti devono ottimizzare tutto.

5. Stai per comprare casa nei prossimi 3-5 anni

Il TFR può essere una risorsa preziosa per l’anticipo. Se è nel tuo piano a breve, tienilo disponibile.

Gli Errori Più Comuni (E Come Evitarli)

Errore 1: “È Sicuro, Quindi È Meglio”

Abbiamo già visto perché questo è falso. Sicurezza nominale ≠ sicurezza reale.

L’inflazione è un nemico silenzioso. E il TFR in azienda ti protegge solo al 75%.

Errore 2: “Lo Userò Per la Casa, Quindi Lo Tengo Libero”

Statistiche alla mano: la maggior parte dei lavoratori NON richiede anticipi sul TFR. E quando li richiede, lo fa dopo 15-20 anni di carriera. Nel frattempo, hai perso 15-20 anni di sgravi fiscali, rendimenti composti e tassazione agevolata. Se davvero pensi di comprare casa entro 5 anni, ok. Ma se dici “forse tra 10-15 anni”, stai solo procrastinando.

Errore 3: “Tanto la Pensione Non la Vedrò Mai”

Il pessimismo non ti protegge dalla realtà: diventerai vecchio. E avrai bisogno di soldi.

Se lo Stato ti darà poco, meglio costruirti un cuscinetto privato. Gettare la spugna è l’errore più autolesionista che puoi fare.

Errore 4: “I Fondi Pensione Sono una Truffa”

I fondi pensione sono regolamentati dalla COVIP (l’autorità di vigilanza). Non possono scappare con i tuoi soldi. Certo, ci sono fondi costosi (i PIP assicurativi soprattutto). Ma i fondi negoziali e molti fondi aperti sono trasparenti, economici e affidabili. Il problema non sono i fondi. È scegliere quello sbagliato senza informarsi.

Errore 5: “Deciderò Più Avanti”

No. Ogni anno che passa senza decidere è un anno di crescita composta perso per sempre. Il tempo è il tuo alleato più prezioso negli investimenti. E non puoi recuperarlo. Se hai 25 anni e rimandiinvesti il TFR a 35, hai perso 10 anni di sgravi fiscali (10.000-20.000€) e 10 anni di crescita esponenziale. Non scegliendo, hai già scelto. E probabilmente hai scelto male.

L’Aspetto Psicologico: Il Vero Nodo

Parliamoci chiaro: la scelta sul TFR non è solo razionale. È emotiva, psicologica, umana.

Il Paradosso della Scelta

Gli esseri umani odiano le decisioni irreversibili. Preferiscono tenere le opzioni aperte, anche quando tenere le opzioni aperte costa caro. Si chiama “avversione alla perdita” ed è uno dei bias cognitivi più studiati. Abbiamo più paura di perdere 100€ che desiderio di guadagnarne 150€. Applicato al TFR: abbiamo più paura di “bloccare” quei soldi che desiderio di farli crescere del doppio.

Risultato? Scegliamo l’inerzia. Non decidiamo. E lasciamo che sia il default a decidere per noi.

👉 Se vuoi approfondire: Un gioco di finanza comportamentale

La Sindrome del “E Se…”

“E se ho bisogno di quei soldi prima?” “E se i mercati crollano?” “E se faccio la scelta sbagliata?” Questi “e se” paralizzano. Ma la verità è che per ogni “e se” che ti frena, ce n’è uno che dovrebbe spingerti: “E se l’inflazione mangia il 50% del mio TFR?” “E se non ho abbastanza per una pensione dignitosa?” “E se non faccio niente e tra 30 anni me ne pento?”

Il vero rischio non è investire il TFR. Il vero rischio è non decidere consapevolmente.

Il Bias del Presente

Il nostro cervello sopravvaluta il presente e sottovaluta il futuro. 100€ oggi sembrano più importanti di 200€ tra 20 anni. Ma il te stesso tra 20 anni esiste. E quel te stesso avrà bisogno di soldi. Forse anche più di oggi.

Investire il TFR è scegliere di prenderti cura del te stesso futuro. Lasciarlo in azienda per inerzia è scegliere di ignorarlo.

La Decisione: Un Framework Pratico

Ok, abbiamo visto tutto. Ora come decidi?

Ecco un framework semplice:

Step 1: Calcola il Tuo Orizzonte Temporale

Quanti anni mancano alla tua pensione? (Età pensionabile – Età attuale)

  • Più di 20 anni: investi il TFR (salvo eccezioni)
  • 10-20 anni: investi il TFR (probabilmente)
  • Meno di 10 anni: valuta caso per caso

Step 2: Verifica la Tua Liquidità

Hai almeno 6 mesi di spese in un conto disponibile?

  • Sì: puoi permetterti il vincolo del fondo
  • No: prima costruisci il fondo di emergenza

Step 3: Prevedi Spese Grosse?

Nei prossimi 5-8 anni prevedi di:

  • Comprare casa?
  • Spese mediche importanti?
  • Altre necessità di liquidità?
  • Sì: tieni il TFR disponibile (per ora)
  • No: il vincolo non è un problema

Step 4: Valuta il Tuo Profilo Psicologico

Riesci ad accettare che il valore del fondo oscilli?

  • Sì: sei pronto per il fondo pensione
  • No: forse il TFR in azienda ti fa dormire meglio

Step 5: Fai i Conti

Usa i numeri che abbiamo visto in questo articolo. Stima la differenza tra le due scelte sul tuo caso specifico.

Se la differenza è 20.000-30.000€ in più con il fondo, ne vale davvero la pena rinunciarvi per la flessibilità?

Cosa Farei Io (La Mia Opinione Personale)

Disclaimer: non sono un consulente finanziario. Quello che segue è la mia opinione personale basata sulla mia esperienza.

Se avessi 25-30 anni oggi:

Dedicherei i primi 2-3 anni di lavoro a costruire un fondo di emergenza solido (almeno 10.000€ disponibili). Terrei il TFR in azienda in questa fase. Una volta raggiunto il fondo di emergenza, destinerei immediatamente il TFR a un fondo pensione negoziale (bassi costi) con comparto bilanciato. Aggiungerei anche una piccola contribuzione volontaria (anche solo 50€/mese) per sbloccare il contributo del datore di lavoro.

Se avessi 35-45 anni:

Destinerei il TFR al fondo pensione senza esitazioni. L’orizzonte temporale è ancora lungo abbastanza, i benefici fiscali sono massimi, il tempo di recupero da eventuali crisi c’è. Verserei anche contributi volontari fino al massimo deducibile se il budget me lo permettesse.

Se avessi 50-55 anni:

Valuterei attentamente. Con 10-15 anni alla pensione, i benefici ci sono ma sono meno pronunciati. Se fossi risk-averse, potrei optare per un comparto prudente o addirittura lasciare il TFR in azienda. Dipende molto dalla mia situazione finanziaria complessiva.

Se avessi 60+ anni:

Probabilmente terrei il TFR in azienda, salvo avere necessità particolari di ottimizzazione fiscale.

Per costruire un portafoglio complementare con maggiore flessibilità, considero sempre utile affiancare al fondo pensione un PAC su ETF. Con piattaforme come Scalable Capital puoi investire automaticamente senza commissioni, mantenendo piena libertà di disinvestimento quando serve.

Conclusione: Non Esiste la Scelta Giusta per Tutti

La verità è che non c’è una risposta univoca che vada bene per tutti. Investire il TFR nel fondo pensione conviene alla maggior parte dei lavoratori, nella maggior parte delle situazioni. I numeri lo dimostrano. Ma ci sono casi in cui la flessibilità del TFR in azienda vale più dell’ottimizzazione fiscale. E va benissimo così.

L’importante non è fare la scelta “perfetta”. L’importante è fare una scelta consapevole.

Capire cosa stai scegliendo. Conoscere i pro e i contro. Valutare la tua situazione specifica. E poi decidere. Perché non decidere è una decisione. E spesso è la peggiore.

Se questo articolo ti ha aiutato a fare chiarezza, il mio obiettivo è raggiunto. Non ti sto dicendo cosa fare. Ti sto dando gli strumenti per decidere da solo. Perché alla fine, la tua vita finanziaria la costruisci tu. Un passo alla volta. Una scelta consapevole alla volta.

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DISCLAIMER

Non sono un consulente finanziario, ma un investitore comune che condivide il proprio percorso. Questo articolo è a scopo educativo. Le performance passate non garantiscono rendimenti futuri. La tassazione, i costi e le performance possono differire dai dati storici. Valuta attentamente la tua situazione personale, tolleranza al rischio e obiettivi finanziari. Se hai dubbi, consulta un professionista qualificato.

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