Una spiegazione semplice del perché non investo in BTP Italia

In questi giorni l’argomento BTP è tornato alla ribalta. Aumento dei tassi, aumento dell’inflazione, condizioni economiche globali più che incerte. Qual è il miglior modo per lo Stato di far cassa se non riversare sul mercato una bella quantità di BTP indicizzati all’inflazione?

Una dovuta premessa: cosa sono i BTP Italia

I BTPi o BTP Italia sono obbligazioni a cedola periodica emessi dallo Stato Italiano. Si distinguono dai BTP tradizionali per un piccolo insignificante (mica tanto) dettaglio: la cedola e il capitale investito sono indicizzati all’inflazione. In pratica invece di avere una cedola fissa che remunera il vostro prestito allo Stato, avete una bella cedola il cui valore varia al variare dell’inflazione. Stesso discorso per i BTP€i che, a differenza dei BTP Italia, sono collegati all’inflazione europea invece che a quella italiana.

In pratica comprate uno strumento obbligazionario (valutato a rischio medio-basso) per agganciare il rendimento delle cedole e la rivalutazione del capitale su base semestrale all’andamento dell’inflazione.

E’ vero, c’è una protezione nel caso di deflazione tale per cui esiste un rendimento minimo garantito. Ma siamo sicuri che il costo opportunità (ossia il costo che “paghiamo” per non aver investito quei soldi su altri asset) è dalla nostra?

Rendimento dei BTP Italia

Per valutare se conviene o meno investire in BTP Italia, dobbiamo prima calcolare il rendimento.

Le variabili in gioco sono le seguenti:

  • FOI: indice di prezzi al consumo per famiglie di operai ed impiegati esclusi i tabacchi. E’ l’indice di riferimento utilizzato per il calcolo della cedola e della rivalutazione del capitale;
  • Tasso cedolare annuo: tasso della cedola stabilito in fase di emissione del BTP Italia. Per esempio, per l’emissione di giugno e di novembre 2022 il tasso cedolare annuo è del 1,60%;
  • Tassazione sui profitti (applicato a cedole e rivalutazione del capitale): la tassazione è del 12,5%;
  • Premio fedeltà: 0,8% sul capitale investito se si detiene il titolo fino a scadenza. Non l’ho considerato nel calcolo perché sono 8 euro per un investimento di 1000 euro. Mi vergognavo anche a dedicargli una parte del calcolo sul file.

Il calcolo del rendimento di un BTP Italia quindi è piuttosto semplice. E’ sufficiente calcolare la cedola dividendo per due il tasso cedolare annuo e moltiplicarlo per il capitale rivalutato, ottenuto come il capitale nominale sottoscritto per la variazione del FOI su base semestrale.

C’è poi un meccanismo molto interessante che prende il nome di floor, ossia un minimo garantito per il calcolo della cedola ed un tetto minimo che protegge la svalutazione del capitale in caso di deflazione.

Qua trovate un esempio di calcolo completo di un BTP Italia.

Calcolo dei rendimenti per diversi livelli di inflazione

Supponendo di aver investito 1000 € sull’acquisto di BTP Italia con emissione a novembre 2022 e scadenza a novembre 2028 considerando il funzionamento appena esposto e considerando dei tassi di inflazione semestrali medi sul periodo del 10%, 5%, 2%, 0%, -2% e -5% il montante a scadenza è il seguente.

Rendimento dei BTP Italia in base all’inflazione media stimata

Come si vede, grazie al meccanismo di floor, i rendimenti per una media di inflazione semestrale minore o uguale allo 0% sono uguali, ossia 1084€.

Il calcolo fatto è molto semplificato in quanto non conosciamo quale sarà l’inflazione futura, perciò non sappiamo quanto si muoverà il rendimento reale. Per far ciò quindi ho ipotizzato dei tassi di inflazione semestrali medi. Il calcolo risulta meno preciso ma di gran lunga più facile da eseguire.

Da una prima analisi, maggiore è l’inflazione maggiore è il rendimento ottenuto (in valore assoluto). Pertanto sembra che i BTP Italia proteggano dall’inflazione tramite questo meccanismo.

Ma la realtà è ben diversa: per valutare se investire in BTP Italia dobbiamo quindi rapportare il montante ad un eventuale acquisto di beni, che varia anch’esso al variare dell’inflazione.

Variazione di spesa di beni alimentari in base all’inflazione

Supponendo quindi di avere un paniere di prodotti di 100 € il cui prezzo varia al variare dell’inflazione, di seguito abbiamo la variazione degli stessi prodotti nei prossimi 6 anni per effetto dell’aumento/diminuzione dei prezzi.

Rincaro di un paniere di prodotti nei prossimi 6 anni in base all’inflazione

Ovviamente, nell’ipotesi remota tale per cui l’inflazione si mantenga per ogni semestre al 10% avremmo un rincaro mostruoso dei nostri beni alimentari, che passerebbero da 100 € a più di 300 € a parità di quantità. Questa ipotesi è stata presa come esempio per valutare l’acquisto di BTP Italia ma spero fortemente sia lontana dalla realtà.

In questo grafico comunque possiamo vedere la variazione del costo dei beni al variare dell’inflazione sul periodo.

Rapporto spesa/rendimento come metro di valutazione dei BTP Italia

Per valutare quindi se conviene investire in BTP Italia e se questi strumenti proteggono davvero dall’inflazione, ho rapportato l’aumentare della spesa al rendimento dei BTP Italia ottenuto durante questi 6 anni.

Rapporto 1 – spesa/rendimento sul periodo

Come si vede chiaramente dal grafico, all’aumentare dell’inflazione diminuisce il nostro potere d’acquisto in misura più che proporzionale. Questo significa che se al tempo 0 la nostra spesa di 100 € “pesava” il 10% sui nostri 1000 € (quindi acquistando quei beni avevo un capitale residuo del 90%), a scadenza dei 6 anni questa percentuale aumenta all’aumentare dell’inflazione.

Per un’inflazione al 10% media semestrale sul periodo, i nostri 100 € pesano quasi il 15% (ossia il mio capitale residuo è dell’85.35%). Di contro, per una deflazione (inflazione negativa) al -2% o addirittura al -5%, il mio capitale residuo dopo l’acquisto è pari al 92.76% o al 95.02%.

Tabella di rapporto spesa/rendimento al variare dell’inflazione

Applicando quindi una banale formula 1 – spesa/rendimento vediamo quanto resta del nostro capitale durante i 6 anni all’aumentare dell’inflazione. Quindi con un’inflazione minore o uguale al 2% semestrale il nostro potere d’acquisto non cambia, ossia abbiamo un rendimento rivalutato all’inflazione in maniera pressoché lineare. Al di sopra di questo livello abbiamo una perdita di potere d’acquisto e al di sotto un guadagno di potere d’acquisto al termine dei 6 anni, con un limite inferiore allo 0% medio sul periodo.

Se quindi non abbiamo variazione dei prezzi o la variazione è negativa (deflazione) tra novembre 2022 e novembre 2028, l’unico reale vantaggio tra aver sottoscritto un BTP Italia e aver mantenuto i soldi sul conto corrente sarebbe stato il pagamento di una cedola all’1,6% annuale lordo tasse. Un rendimento non proprio stellare.

Rapporto tra spesa e rendimento nei 6 anni

I BTP Italia proteggono dall’inflazione?

Parzialmente. I rendimenti dei BTP Italia si muovono in modo più lento rispetto all’inflazione quindi sono un meccanismo di protezione incompleto, che comporta una perdita di potere d’acquisto nei 6 anni se l’inflazione è mediamente maggiore del 2% semestrale.

Abbiamo un reale vantaggio nell’investire in questi prodotti solo se entrassimo in una spirale deflattiva? Ni, in questo caso se avessimo tenuto i 1000 € sul conto corrente non avrebbero perso potere d’acquisto, anzi ne avrebbero guadagnato nel tempo in relazione al calo dei prezzi dei beni.

Il rendimento effettivo a scadenza in caso di deflazione sarebbe su 6 anni di soli 80 € circa su 1000 € investiti, ossia uno 0,8% di rendimento (considerando cedola all’1,6% annuale e tassazione).

Conviene investire in BTP Italia?

Per me la risposta è no. Ed è per questo che non ne ho in portafoglio.

E’ sicuramente più conveniente acquistare BTP standard (diventano sicuramente più convenienti per un tasso di inflazione annuo medio superiore a circa il 2,5%) o, almeno per quanto mi riguarda, orientarsi verso altri investimenti, per esempio bond sovranazionali europei, che rendono meno ma consentono di diversificare un minimo rispetto ad esporsi ulteriormente in un paese tripla B.

A sostegno di questa ultima tesi c’è anche un importante aspetto da considerare, ossia il rischio specifico. Essendo già fortemente esposti in Italia perché lavoriamo qua o abbiamo immobili di proprietà su territorio italiano, esporsi ulteriormente con investimenti specifici sarebbe oltremodo rischioso e contrario ad ogni logica di investimento diversificato.

Grazie per la lettura.

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