Un approccio per risolvere (al contrario) i problemi finanziari

Qualche tempo fa, navigando sul web per cercare come risolvere al meglio i problemi finanziari, ho trovato una (probabile) citazione di Einstein.

Non puoi risolvere un problema con lo stesso tipo di approccio che hai usato per crearlo.

Ragionando su questa citazione, mi sono fermato un attimo a capire come mi approcciavo ai problemi finanziari qualche anno fa e come invece sto facendo adesso.

L’esperienza mi ha aiutato, inconsapevolmente, ad approcciarmi in modo diverso alla mia situazione finanziaria, in modo da risolvere (o quanto meno affrontare) quei problemi che facevo fatica a gestire. E pensandoci su, la vera chiave di volta nell’approccio è stata il fatto di affrontare i problemi ragionando in modo completamente diverso dall’usuale.

Una volta spiegato, l’approccio sembrerà talmente banale da essere ai limiti dello stupido, ma la sua forza sta proprio nella semplicità.

Risolvere un problema al contrario può essere fatto in due diversi modi:

  • dare più importanza a cosa è necessario EVITARE di fare per raggiungere l’obiettivo, piuttosto che a cosa è necessario fare;
  • analizzare il problema partendo dal fondo.

Cosa evitare di fare per raggiungere gli obiettivi

Quando ci approcciamo ad un problema solitamente tendiamo ad informarci su cosa deve essere fatto per raggiungerlo. Tendiamo quindi ad aggiungere le cose da fare, ad aumentare gli strumenti a nostra disposizione, a focalizzarci su aspetti del problema marginali che non danno nessun o poco valore aggiunto e ci fanno perdere di vista l’obiettivo vero e proprio.

Proviamo invece a ragionare al contrario: focalizziamoci su cosa non deve essere fatto per raggiungere il problema, ossia su quegli aspetti che sicuramente sappiamo che se non li applichiamo non arriveremo mai alla soluzione.

Voglio migliorare la mia forma fisica? Compro proteine, integratori, mi affido ad un personal trainer, pago per delle lezioni private, mi compro l’ultimo Fit Watch disponibile sul mercato. Poi però finiamo per non arrivare mai all’obiettivo perché non ci siamo focalizzati a sufficienza su cosa è necessario non fare per arrivare a quell’obiettivo e cioè non mangiare correttamente e non allenarsi quando non si ha voglia.

Lo stesso ragionamento lo possiamo applicare alla nostra situazione finanziaria. Se il mio obiettivo è vivere una vita finanziariamente serena cosa non devo fare?

  • non pianificare;
  • non risparmiare;
  • non investire;
  • non procrastinare.

Questi sono i punti fondamentali da non fare per vivere una vita finanziariamente serena. E’ inutile perdere ore leggendo le ultime novità sui mercati, l’ultimo fondo di investimento che ha battuto il benchmark, l’ultima crypto che ha fatto +300%, quanto ha chiuso ieri il FTSE-MIB o qual è stata l’ultima azione tech ad aver fatto il botto. Focalizziamoci sugli aspetti importanti, ossia ciò che se non facciamo non ci consentirà di arrivare all’obiettivo.

Questo approccio ci consente di capire ciò che è realmente importante (che se non facciamo non arriveremo mai all’obiettivo) da ciò che è marginale (che se lo facciamo o meno non cambia il fatto che raggiungeremo l’obiettivo, ma ci rende solo più o meno efficienti nel farlo).

Questo metodo non è l’unico applicabile per dividere il necessario dal superfluo. Vediamo

Analizzare i problemi finanziari partendo dal fondo (dall’obiettivo)

Distinguere cosa è necessario da cosa è superfluo per raggiungere il nostro obiettivo può essere difficile, soprattutto in un ambiente (finanziario) in cui siamo bombardati di informazioni che ci distolgono da cosa è realmente importante, facendoci concentrare sul superfluo.

Un approccio molto intelligente (non è farina del mio sacco, ma è uno dei punti del libro Le 7 regole per avere successo di Stephen Covey) è risolvere i problemi finanziari partendo dal fondo, ossia dall’obiettivo da raggiungere.

Se tra 10 anni voglio cambiare casa, devo capire prima di tutto di quanto avrò bisogno tra 10 anni. Solo così riusciamo a capire quanto è necessario risparmiare adesso per raggiungere l’obiettivo.

A 18 anni voglio mandare mio figlio all’Università. Quanto tempo manca? Di quanto avrò bisogno?

Voglio vivere di rendita entro i prossimi 15 anni. Per farlo ho bisogno di risparmiare molto di più di quanto io stia facendo adesso, il che significa che dovrò spendere meno di adesso o guadagnare più adesso. Se scelgo la seconda strada, dovrò lavorare sulla mia carriera o trovare fonti di reddito alternative.

In questo caso possiamo applicare lo stesso approccio al miglioramento della nostra posizione lavorativa: non concentriamoci sul voler raggiungere il prossimo step, ma concentriamoci sul nostro obiettivo finale e ragioniamo al contrario. Per esempio, se il nostro obiettivo è diventare Manager cerchiamo di capire cosa è necessario (non) fare per (non) arrivarci.

Come risolvere (al contrario) i problemi finanziari: il problema della pensione

Risolvere al contrario il problema di quanti soldi serviranno per vivere in pensione è un esercizio perfetto per applicare quanto visto fino ad ora.

Come prima cosa abbiamo bisogno di capire la spesa annua della famiglia. Ipotizzeremo poi di dividere questa spesa per un coefficiente chiamato Safe Withdrawal Rate (SWR) o tasso di prelievo sicuro, ossia quanti soldi è possibile prelevare annualmente dal portafoglio avendo la ragionevole certezza di non finirli durante la pensione?

In pratica, il rischio che stiamo affrontando è il rischio di sopravvivere ai nostri soldi. Non auguro a nessuno di finire quanto messo da parte per la pensione prima di morire.

Ci sono stati molti studi a riguardo e un SWR storicamente valido è quello del 4% (credo abbiate sentito parlare della regola del 4%), ossia prelevando il 4% ogni anno abbiamo la ragionevole certezza di sopravvivere ai nostri soldi per circa 30 anni. Se vogliamo essere più tranquilli, possiamo applicare un tasso di prelievo sicuro del 3%.

Utilizzando un tasso di prelievo sicuro del 4%, dobbiamo moltiplicare la nostra spesa annua per 25 (1/0,04=25). Se invece applichiamo un tasso di prelievo sicuro del 3%, dobbiamo moltiplicare la nostra spesa annua per 33 (1/0,03=33,3).

Il risultato di questo calcolo è la somma necessaria per poter andare in pensione avendo la ragionevole certezza di non sopravvivere ai propri risparmi.

Nel calcolo previdenziale dobbiamo tenere conto della pensione pubblica e di una eventuale pensione complementare. Per farlo possiamo utilizzare lo strumento gratuito messo a disposizione da Il Sole 24 Ore. Ovviamente, come abbiamo fatto per il tasso di prelievo sicuro, possiamo fare una stima al ribasso per considerare il peggior scenario possibile.

Un esempio di calcolo

Per calcolare il nostro capitale a scadenza, possiamo quindi partire dalla nostra spesa annua e sottrarci quanto annualmente percepiremo di pensione e la rendita vitalizia, se presente, data da una eventuale pensione complementare.

Se abbiamo una spesa annua di 50.000 €, una pensione pubblica di 28.000 € e una rendita vitalizia di 10.000 €, la nostra spesa annua residua è di 12.000 €. Applicando un criterio prudenziale (che preveda ulteriori tagli sulle pensioni), potremmo voler “stimare” che la quota parte della pensione pubblica è il 50% del valore riportato da Il Sole 24 Ore. In questo caso la nostra spesa annua residua è 50.000 – 14.000 – 12.000 = 24.000 €. Nulla ci vieta di fare il calcolo simulando che la pensione pubblica sia 0.

Applicando un tasso di prelievo sicuro del 4% significa moltiplicare 24.000 € per 25 che corrispondono a 600.000 €. Questa è la cifra minima necessaria all’età pensionabile che ci consente di prelevare il 4% all’anno per 30 anni.

A questo punto possiamo calcolare la quota da versare mensilmente per ottenere 600.000 € negli anni che rimangono tra oggi e l’età pensionabile. Per farlo possiamo utilizzare Excel oppure un calcolatore online come questo.

Supponiamo di avere 30 anni residui alla pensione, ipotizzando un tasso di interesse medio annuo al netto dell’inflazione del 5% e di non avere ancora accantonato niente a fini pensionistici extra rispetto alla previdenza complementare.

Andando a questo link, cliccando su PMT e possiamo inserire i seguenti valori:

  • in N = 360 = 12 mesi * 30 anni
  • I/Y (interesse annuo) = 5%
  • PV (valore accantonato ad oggi) = 0
  • FV (capitale a scadenza) = 600.000 €
  • P/Y e C/Y = 12
problemi finanziari

Nel risultato vediamo che versando per 30 anni una quota di 720 € mensili, arriveremo ad ottenere i 600.000 € ipotizzati.

Questo è uno dei tanti esempi che si possono fare: riducendo la spesa annua, aumentando il numero di anni che ci separano dalla pensione, incrementando il nostro stipendio negli anni e quindi aumentando la pensione pubblica e complementare, il calcolo cambia molto.

Come abbiamo visto in questo articolo sull’interesse composto, anche solo 5 anni di versamenti in più rivoluzionano completamente il calcolo, richiedendo non più 720 € mensili, ma 530 € (una riduzione del 25%, mica male se pensiamo che stiamo confrontando due situazioni identiche che differiscono di soli 5 anni).

In conclusione

Nonostante l’indubbia utilità di questi metodi, servono solo a tracciare una direzione. Purtroppo la complessità di alcune situazioni e la difficoltà nel mantenere la direzione tracciata ci potranno far deragliare rispetto ai nostri obiettivi. Ecco perché è importante considerare tutti gli aspetti e questo può essere fatto pianificando correttamente la nostra vita finanziaria. E’ il metodo che ci dà più garanzie di risolvere i nostri problemi finanziari, che sicuramente dovremmo affrontare durante il tragitto.

Grazie per la lettura.

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