Inserisci il prezzo attuale dell’ETF, lo strike della call che vuoi vendere, e il premio incassato: il calcolatore restituisce il grafico completo e il breakeven in secondi. Puoi anche confrontare fino a tre strike diversi per valutare il trade-off su una sola schermata.
Se hai mai visto uno di quei grafici a “L rovesciata” che accompagnano le spiegazioni sulle opzioni finanziarie, sai già di cosa parlO: il profilo di payoff è quella rappresentazione visiva che mostra, per ogni possibile prezzo futuro dell’asset sottostante, quanto guadagni o perdi a scadenza. Quello che forse non è chiaro è come leggerlo davvero, e soprattutto come usarlo per prendere decisioni concrete prima di aprire una posizione.
In questo articolo mi concentro su un caso specifico: la posizione che si crea quando possiedi già un ETF e vendi su di esso un’opzione call. Non mi interessa teorizzare la strategia in sé, che ha già molti articoli dedicati sul blog, quanto spiegare la geometria del payoff, il significato del breakeven, e cosa cambia al variare dello strike price. Ho costruito un calcolatore apposito che trovate in fondo alla pagina, ma vale la pena capire prima la matematica che ci sta sotto.
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Il payoff non è il profitto corrente, attenzione
Partiamo da un punto che causa molta confusione: il profilo di payoff mostra il risultato a scadenza, non quello di oggi. Se ho venduto una call su 100 quote di un ETF con scadenza tra 30 giorni, il valore della mia posizione in questo momento dipende da delta, theta, volatilità implicita e altre variabili. Il grafico di payoff ignora tutto questo e risponde a una domanda più semplice: se il prezzo dell’ETF a scadenza fosse X, quanto varrebbe la mia posizione?
Questo non è un limite del grafico, è una scelta. Il payoff a scadenza è deterministico e non richiede modelli, ipotesi sulla volatilità futura o distribuzioni di probabilità. Dati tre numeri (prezzo attuale, strike, premio incassato) il risultato è calcolabile con una formula elementare. È per questo che è il punto di partenza per ragionare su qualsiasi posizione in opzioni.
La geometria della posizione
Supponiamo che Marco possieda 100 quote di un ETF azionario che quota attualmente 100€ per quota. Vende una call con strike a 105€ e incassa un premio di 2,50€ per quota. Il suo profilo di payoff a scadenza ha questa forma:
Per ogni prezzo finale S dell’ETF, il risultato per quota è:
- Se S è minore o uguale a 105€: risultato = (S − 100€) + 2,50€
- Se S è maggiore di 105€: risultato = (105€ − 100€) + 2,50€ = 7,50€ fisso
La prima regione (a sinistra dello strike) è una retta con pendenza +1: ogni euro in più dell’ETF vale un euro in più per Marco, migliorato del premio incassato. La seconda regione (a destra dello strike) è una retta orizzontale: il profitto si “inceppa” a 7,50€ per quota, indipendentemente da quanto l’ETF salga.
È la forma a “L rovesciata” di cui parlavo all’inizio. Vista così sembra semplice, ma nasconde tre concetti che vale la pena isolare uno per uno.
Il breakeven: dove smetti di perdere
Il breakeven è il prezzo a scadenza al quale la posizione raggiunge esattamente zero, né guadagno né perdita. Si calcola così:
Breakeven = Prezzo di acquisto − Premio incassato
Nel caso di Marco: 100€ − 2,50€ = 97,50€.
Questo vuol dire che il premio abbassa il punto di pareggio rispetto al semplice ETF: se Marco avesse tenuto l’ETF senza fare nulla, inizierebbe a perdere non appena il prezzo scendesse sotto 100€. Vendendo la call ha creato un cuscinetto di 2,50€ verso il basso. Non è una protezione dal ribasso, è qualcosa di più sottile: è un miglioramento del punto di ingresso effettivo.
L’analogia che uso spesso è quella del venditore di un appartamento che incassa una caparra confirmatoria. Se la vendita va a buon fine, la caparra si somma al prezzo. Se il compratore ci ripensa (nel caso dell’opzione: se il prezzo non sale abbastanza), la caparra rimane comunque nelle sue tasche. Il venditore ha comunque guadagnato qualcosa, anche se la transazione non è avvenuta nei termini sperati.
Il massimo profitto: il tetto che ti sei autoimposto
Il massimo profitto della posizione si raggiunge quando il prezzo dell’ETF a scadenza è uguale o superiore allo strike. Per Marco vale:
Massimo profitto = (Strike − Prezzo acquisto) + Premio = (105€ − 100€) + 2,50€ = 7,50€ per quota
Su 100 quote fa 750€. In percentuale sul valore iniziale (10.000€) è il 7,5%.
Il punto da capire bene è che questo 7,5% è il massimo assoluto, anche se l’ETF sale del 20%. Se a scadenza l’ETF quota 120€, Marco incasserà comunque solo 7,50€ per quota: il resto (i 15€ che vanno da 105 a 120) sono di chi ha acquistato la call.
Questo è il trade-off fondamentale della posizione: si incassa un rendimento certo e immediato (il premio), in cambio di un limite all’upside. Non è né buono né cattivo in assoluto. È una scelta che ha senso in alcuni contesti di mercato e portafoglio, e molto meno in altri.
La perdita d’opportunità: l’area colorata nel grafico
Quando nel calcolatore qui sotto vedete l’area colorata tra la curva della covered call e quella dell’ETF nudo, quella rappresenta la perdita d’opportunità, cioè il guadagno a cui si rinuncia per ogni euro di salita oltre lo strike.
Se lo strike è 105€ e l’ETF a scadenza quota 115€, la perdita d’opportunità è 10€ per quota. Se lo strike è 108€, la perdita d’opportunità per lo stesso scenario è 7€ per quota, ma il premio incassato sarà stato inferiore (le call più OTM valgono meno, perché è meno probabile che vengano esercitate).
Ecco perché confrontare strike diversi ha senso pratico. Non c’è uno strike “giusto” in assoluto: dipende dalla view sull’ETF, dall’orizzonte temporale e da quanto rendimento si vuole generare rispetto all’upside a cui si è disposti a rinunciare. Il calcolatore qui sotto permette di mettere a confronto fino a tre strike simultaneamente, con i relativi breakeven e massimi profitti.
Cosa cambia al variare del premio
Una variabile che spesso si sottovaluta è come cambia il profilo di payoff al variare del premio, a parità di strike. Il premio non è fisso: dipende dalla volatilità implicita del mercato in quel momento, dalla distanza tra prezzo attuale e strike (moneyness), e dai giorni alla scadenza.
Giulia, ad esempio, vende la stessa call con strike 105€ in un giorno di alta volatilità e incassa 4€ per quota invece dei 2,50€ di Marco. Il suo breakeven scende a 96€ (quattro euro di cuscinetto invece di due e mezzo) e il suo massimo profitto sale a 9€ per quota. Il grafico ha la stessa forma, ma è traslato verso il basso di 1,50€ rispetto a quello di Marco.
Questo spiega perché molti investitori che usano questa struttura cercano di vendere opzioni in periodi di alta volatilità implicita: incassano premi più elevati, abbassano ulteriormente il breakeven e migliorano il rendimento massimo ottenibile. Non è un segreto, è semplice geometria del payoff.
Una nota sui limiti del payoff a scadenza
Il grafico che vedete mostra il risultato a scadenza, non quello di oggi o di domani. Prima della scadenza, il valore della posizione si muove in modo più complesso: se l’ETF sale rapidamente, la call venduta perde valore più lentamente del guadagno sull’ETF (effetto delta); se la volatilità cala, la call perde valore a tuo vantaggio (effetto vega); ogni giorno che passa erode il valore temporale della call (effetto theta).
Il payoff a scadenza è quindi una mappa del territorio finale, non del percorso. Se chiudi la posizione in anticipo, il risultato reale dipenderà da quante di queste variabili si sono mosse a tuo favore o contro di te nel frattempo.
Detto questo, per la maggior parte degli investitori retail che usano questa struttura con orizzonte mensile, il payoff a scadenza è la metrica più utile per valutare l’operazione prima di aprirla: ti dice quanto puoi guadagnare al massimo, dove stai in pari, e cosa cedi in termini di partecipazione al rialzo.
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