Il tasso di un conto deposito vincolato supera a malapena il 3% lordo. I BTP rendono il 3,5-4% ma li devi tenere per anni. E le piattaforme di prestito tra privati promettono l’8%, il 10%, in alcuni casi anche il 12% annuo. Troppo bello per essere vero?
La risposta onesta è: dipende. Il P2P lending, o prestito tra privati, è uno strumento reale, usato da milioni di investitori in Europa, con rendimenti effettivamente superiori a quelli dei prodotti bancari tradizionali. Ma nasconde rischi che non si trovano scritti in grassetto nelle pagine di marketing delle piattaforme.
In questa guida analizziamo il mercato italiano del P2P lending nel 2026, con un focus su tre piattaforme operative: Soisy, October ed Eucaps. Troverai rendimenti dichiarati e rendimenti storici reali, i rischi concreti che devi conoscere prima di investire, la tassazione applicabile e un confronto chiaro su chi dovrebbe considerarlo e chi dovrebbe evitarlo.
Cos’è il P2P Lending
Il P2P lending è un sistema che mette in contatto diretto chi ha bisogno di denaro (privati o aziende) con chi vuole prestarlo per guadagnare un interesse. La piattaforma fa da intermediario: verifica i richiedenti, assegna un rating di rischio, raccoglie i rimborsi e li redistribuisce agli investitori.
Immagina di essere una piccola banca. Non hai uno sportello fisico, non hai dipendenti, non hai i costi di struttura. Presti 1.000€ a un privato che ne ha bisogno, lui ti rimborsa a rate con un interesse del 7-9%, e tu incassi ogni mese una quota di capitale più interessi. La piattaforma trattiene una commissione per il servizio.
Quello che cambia rispetto a un conto deposito è fondamentale: non esiste alcuna garanzia statale sui capitali prestati. I fondi che investi in P2P non sono coperti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD), che invece protegge fino a 100.000€ i tuoi soldi in banca. Se il debitore non paga, perdi quella quota. Se la piattaforma fallisce, la situazione si complica ulteriormente.
Come Funziona nella Pratica
Ogni piattaforma ha le sue specificità , ma il meccanismo di base è simile. Ti registri, depositi i fondi, selezioni i prestiti in cui investire — manualmente o tramite un autoinvest — e cominci a ricevere rimborsi mensili (capitale + interessi).
La diversificazione è il principio cardine. Se investi 1.000€ in un unico prestito e il debitore non paga, perdi tutto. Se li distribuisci su 50 prestiti da 20€ ciascuno, un singolo default ti costa 20€, non 1.000€. Le piattaforme più mature permettono investimenti minimi di 10-20€ per singolo prestito proprio per favorire questa granularità .
I rendimenti dipendono dal profilo di rischio del debitore: prestiti a soggetti con rating più basso offrono tassi più alti, ma con probabilità di default maggiori. Alcune piattaforme offrono un “buyback guarantee” o “provision fund”: un fondo di garanzia interno che copre i crediti in sofferenza. Attenzione però: questi fondi non hanno natura legale di garanzia, e nella storia recente del P2P europeo si sono rivelati insufficienti in molti casi di crisi.
Il Mercato P2P in Italia nel 2026
Il mercato italiano del P2P lending è cresciuto significativamente dopo la pandemia, spinto dall’aumento delle richieste di credito da parte delle PMI e dal crescente interesse degli investitori retail per strumenti alternativi. Secondo i dati del Politecnico di Milano e delle principali associazioni di settore, il volume erogato tramite piattaforme di crowdlending in Italia ha superato il miliardo di euro cumulato.
Tuttavia, il mercato italiano rimane meno sviluppato rispetto a quello anglosassone o nordeuropeo. Le piattaforme attive sono poche, la regolamentazione si è consolidata grazie al Regolamento Europeo sul Crowdfunding (ECSP: Regulation EU 2020/1503), entrato a regime nel 2023, che ha introdotto requisiti più stringenti per le piattaforme europee, incluso l’obbligo di autorizzazione da parte dell’ESMA o delle autorità nazionali.
Questo regolamento ha avuto un effetto selettivo: alcune piattaforme minori hanno chiuso o non hanno ottenuto la licenza, mentre le più strutturate si sono adeguate. Per l’investitore, questo è un segnale positivo: le piattaforme sopravvissute sono regolamentate, con requisiti di trasparenza più severi.
Le Tre Piattaforme: Soisy, October, Eucaps
Soisy
Soisy era una piattaforma italiana di P2P lending al consumo nata nel 2015, con sede a Milano. Si distingueva per una specializzazione precisa: finanziava acquisti online tramite accordi con e-commerce, offrendo rateizzazioni ai consumatori. Gli investitori finanziavano questi prestiti e ricevevano in cambio un rendimento medio dichiarato del 6-7% annuo.
Aggiornamento importante per il 2026: Soisy è stata acquisita da Nexi nel 2022 e la piattaforma di investimento è stata chiusa agli investitori retail. I prestiti in essere sono stati progressivamente rimborsati. Soisy non è quindi più disponibile come piattaforma di P2P lending per nuovi investitori. Chi la ricerca nel 2026 troverà solo il prodotto di rateizzazione integrato negli e-commerce, non uno strumento di investimento.
Questa vicenda è un esempio concreto di un rischio spesso sottovalutato nel P2P: il rischio piattaforma. Non si tratta del rischio che i debitori non paghino, ma del rischio che la piattaforma stessa cessi di operare — per acquisizione, fallimento o cambiamento strategico. Quando accade, il processo di recupero dei capitali può richiedere mesi.
October (ex Lendix)
October è la piattaforma di crowdlending alle PMI più grande d’Europa, con sede a Parigi e operativa in Italia, Francia, Spagna, Paesi Bassi e Germania. In Italia è regolamentata da Consob come gestore di portali di crowdfunding e ha ottenuto la licenza ECSP.
Il suo focus è esclusivamente sul credito alle piccole e medie imprese: non finanzia privati, ma aziende che cercano liquidità per investimenti, scorte o espansione. I prestiti hanno durata variabile da 3 mesi a 7 anni, con importi tipici tra 50.000€ e 5 milioni di euro, suddivisi tra molti investitori. Il taglio minimo per investire è 20€ per prestito.
Rendimento storico: October pubblica trasparentemente i dati storici di performance sul suo sito. Il rendimento medio netto annualizzato per gli investitori italiani si è attestato intorno al 4-6% netto negli ultimi anni, una volta scontati i default. Il tasso di default cumulato è pubblico e si aggira intorno al 3-5% per i prestiti più vecchi, con significative variazioni per settore e anno di erogazione (i prestiti del 2020-2021 durante il Covid hanno avuto tassi di default più elevati).
Cosa funziona: la trasparenza dei dati, la diversificazione geografica, il track record pluriennale verificabile, il taglio minimo basso che permette vera granularità .
Cosa non funziona: il mercato secondario è limitato, quindi se hai bisogno di liquidità prima della scadenza del prestito hai poche opzioni. Alcuni settori (ristorazione, retail fisico) hanno mostrato tassi di default significativamente più alti della media.
Eucaps
Eucaps è una piattaforma svedese di equity crowdfunding e lending regolamentata in Europa, entrata nel mercato italiano nel 2022-2023. A differenza di October, che si concentra sul credito, Eucaps combina strumenti di debito e strumenti di equity — il che cambia radicalmente il profilo di rischio.
Nella componente di equity crowdfunding, gli investitori acquistano quote di startup o PMI in crescita. Il potenziale di rendimento è molto più alto (10x in caso di successo) ma il rischio di perdita totale del capitale è reale e frequente. Nella componente lending, i rendimenti dichiarati sono nell’intervallo 8-12% annuo.
Attenzione critica: Eucaps è una piattaforma relativamente giovane nel mercato italiano, con un track record limitato rispetto a October. I dati storici di default sono disponibili ma su un arco temporale breve, il che rende difficile una valutazione robusta. I rendimenti dichiarati su singoli prestiti possono essere elevati, ma non riflettono necessariamente il rendimento netto dopo i default.
Rendimenti Reali vs Rendimenti Dichiarati
Questo è il punto più importante di tutta la guida, e anche quello che le piattaforme preferiscono non mettere in primo piano.
Il rendimento dichiarato (o lordo nominale) è il tasso di interesse che ricevi se tutti i debitori pagano regolarmente. È quello scritto in grassetto nelle pagine di marketing. Il rendimento reale netto è quello che effettivamente intaschi, dopo i default e dopo le tasse.
Facciamo un esempio concreto. Investi 5.000€ su una piattaforma con rendimento dichiarato del 9% annuo. Distribuisci il capitale su 250 prestiti da 20€.
- Interessi lordi teorici: 450€
- Default al 3%: perdi 150€ di capitale su circa 7-8 prestiti
- Rendimento al netto dei default: ~300€ su 4.850€ effettivi ≈ 6,2%
- Tasse (26% sui soli interessi, vedi sezione specifica): ~117€
- Rendimento netto effettivo: ~183€ su 5.000€ ≈ 3,7% netto
Tre virgola sette percento. Che non è disprezzabile rispetto a un conto deposito al 2,5-3% netto, ma è molto lontano dal 9% dichiarato. E questo scenario assume un tasso di default “nella media”: in anni di crisi economica, quel 3% può diventare 6-8%, azzerando completamente il vantaggio.
Tassazione del P2P Lending in Italia
Gli interessi percepiti dai prestiti P2P sono classificati come redditi di capitale e tassati all’aliquota del 26% (come le plusvalenze su ETF azionari, azioni e obbligazioni societarie). Non si applica la tassazione agevolata al 12,5% riservata ai titoli di Stato.
Le perdite da default sono tecnicamente deducibili dai redditi di capitale, ma la disciplina fiscale italiana su questo punto è complessa e varia a seconda della piattaforma e della modalità di recupero crediti. In pratica, molti investitori retail non riescono a compensare efficacemente le perdite, soprattutto quando il recupero è parziale o dilazionato nel tempo.
Dal punto di vista del regime fiscale, le piattaforme P2P operano quasi sempre in regime dichiarativo: non applicano ritenute alla fonte, quindi sei tu a dover dichiarare gli interessi nel modello Redditi (quadro RL) ogni anno. Non aspettarti che la piattaforma faccia tutto automaticamente come fa una banca italiana in regime amministrato. Questo aggiunge complessità fiscale non banale per chi non è abituato alla dichiarazione dei redditi fai-da-te.
I Rischi Concreti (Senza Filtri)
Rischio di default
Il debitore non paga. È il rischio più ovvio e anche quello più gestibile, attraverso la diversificazione. Un singolo default su 50 prestiti pesa il 2% del portafoglio, non il 100%. Il problema è quando il tasso di default sistemico sale — come è accaduto nel 2020 con il Covid, o come può accadere in una recessione — perché in quel caso i default colpiscono molti prestiti contemporaneamente.
Rischio piattaforma
La piattaforma chiude, viene acquisita o entra in difficoltà finanziarie. In questo scenario, i tuoi fondi possono rimanere bloccati per mesi o anni, in attesa che un liquidatore recuperi i crediti. Il caso Soisy (acquisizione e chiusura) è stato gestito in modo ordinato, ma nella storia europea del P2P ci sono stati casi ben più problematici — Lendy e Collateral nel Regno Unito, Mintos con i prestiti originatori in default, Grupeer con perdite massicce.
Rischio di liquiditÃ
Nella maggior parte dei casi, i prestiti P2P non sono liquidabili immediatamente. Se hai bisogno dei tuoi soldi prima della scadenza naturale del prestito, potresti non riuscire a venderli sul mercato secondario (dove esiste) o farlo solo a sconto significativo.
Rischio di concentrazione geografica o settoriale
Anche se diversifichi su molti prestiti, se tutti appartengono allo stesso settore o Paese, una crisi locale può colpirli tutti insieme. October, per esempio, ha un’esposizione significativa alle PMI italiane, francesi e spagnole: una recessione in queste economie colpisce il portafoglio in modo correlato.
Rischio normativo
Il quadro regolamentare europeo sul crowdfunding è ancora giovane. Modifiche normative, nuove interpretazioni fiscali o cambiamenti nelle regole di autorizzazione possono influenzare l’operatività delle piattaforme con poco preavviso.
Vantaggi Reali del P2P Lending
A fronte di questi rischi, esistono vantaggi concreti che spiegano perché milioni di investitori europei continuano a usare questi strumenti.
Il primo è la decorrelazione dai mercati finanziari tradizionali. I rendimenti del P2P lending non dipendono dall’andamento di Borsa Italiana o dell’S&P 500: sono legati alla capacità di rimborso dei singoli debitori, che seguono dinamiche diverse dall’equity. In un portafoglio diversificato, questa decorrelazione ha un valore reale, anche se non è assoluta (in recessione sia le borse che i default P2P peggiorano).
Il secondo è la prevedibilità dei flussi di cassa. Se investi in azioni, non sai quando (e se) realizzerai un guadagno. Con il P2P ricevi ogni mese rimborsi di capitale e interessi, il che può essere utile per chi vuole costruire un flusso di rendita passiva o reinvestire periodicamente.
Il terzo vantaggio è l’accessibilità : con 100-200€ puoi iniziare a diversificare su più prestiti, senza i costi di ingresso di altri investimenti alternativi.
A Chi Conviene e Chi Dovrebbe Evitarlo
Il P2P lending ha senso come componente marginale di un portafoglio già diversificato — non come investimento principale. Se stai ancora costruendo il tuo portafoglio di ETF, se non hai un fondo di emergenza adeguato, se non hai ancora ottimizzato la tua esposizione alle asset class tradizionali, il P2P è prematuro.
Ha senso considerarlo se: hai già un portafoglio ETF solido (almeno 20-30.000€ investiti), sei disposto ad allocare non più del 5-10% del portafoglio totale, hai un orizzonte di lungo periodo (3-5 anni minimi), hai familiarità con la dichiarazione dei redditi o un commercialista che ti supporta, e accetti psicologicamente l’idea che una quota dei tuoi prestiti andrà in default.
Non è adatto se: è il tuo primo investimento, hai bisogno di liquidare in tempi brevi, sei avverso al rischio, o stai cercando un sostituto del conto deposito ad alto rendimento. Il P2P non è un conto deposito: è uno strumento di investimento con profilo di rischio significativamente più alto.
Come Iniziare: Guida Passo Passo
Il primo passo è documentarsi sulla piattaforma scelta prima di investire un singolo euro. October pubblica le statistiche di default storiche sul proprio sito istituzionale: leggile per intero, non fermarti al tasso di rendimento dichiarato. Cerca anche la sezione “portfolio statistics” o equivalente.
Il secondo passo è iniziare con un capitale ridotto — non più di 500-1.000€ — per capire come funziona il meccanismo di rimborso, come gestire la dichiarazione fiscale e come reagisci emotivamente ai primi default. Sì, ci saranno.
Il terzo passo è impostare l’autoinvest per garantire una diversificazione immediata su molti prestiti, evitando la concentrazione su pochi. Imposta il limite massimo per singolo prestito al 2-3% del capitale totale: su 1.000€ significa non più di 20-30€ per prestito.
Quarto: conserva tutti i report periodici della piattaforma per la dichiarazione dei redditi. Le piattaforme europee forniscono estratti conto annuali con gli interessi percepiti e le perdite su crediti — sono indispensabili per compilare correttamente il quadro RL.
Quinto: revisiona l’allocazione almeno una volta all’anno. Se il tasso di default sulla tua piattaforma comincia a salire sistematicamente sopra le medie storiche, valuta se ridurre l’esposizione o uscire gradualmente reinvestendo i rimborsi in altri strumenti.
Confronto con le Alternative
| Caratteristica | P2P Lending (October) | Conto Deposito | ETF Obbligazionario |
|---|---|---|---|
| Rendimento lordo | 7-10% | 3-4% | 3-5% |
| Rendimento netto stimato | 3-5% | 2-3% | 2-4% |
| Rischio capitale | Medio-alto | Molto basso (FITD) | Basso-medio |
| Liquidabilità | Bassa | Media-alta | Alta |
| Garanzia statale | No | Sì (fino a 100k€) | No |
| Regime fiscale | Dichiarativo | Amministrato | Amministrato (broker IT) |
| Complessità fiscale | Alta | Nessuna | Bassa |
| Accessibilità | Da 20€ per prestito | Da 1.000-5.000€ | Da 1€ (ETF) |
Il confronto chiarisce che il P2P lending non è la scelta giusta per chi vuole semplicità e sicurezza. È uno strumento per investitori con esperienza, orizzonte lungo e disposizione al rischio.
Domande Frequenti
Il P2P lending è legale in Italia? Sì, il P2P lending è legale e regolamentato. Le piattaforme che operano in Italia devono essere autorizzate da Consob e/o dall’ESMA secondo il Regolamento Europeo sul Crowdfunding (EU 2020/1503). Prima di investire, verifica sempre che la piattaforma figuri nell’elenco pubblico delle piattaforme autorizzate sul sito Consob.
Cosa succede se la piattaforma fallisce? In caso di insolvenza della piattaforma, i tuoi crediti nei confronti dei debitori non scompaiono: restano in essere e vengono trasferiti a un amministratore esterno (spesso previsto obbligatoriamente dalla normativa ECSP). Il recupero però richiede tempo — potenzialmente anni — e può essere parziale. I fondi depositati ma non ancora prestati dovrebbero essere segregati dal patrimonio della piattaforma, ma la prassi varia e il rischio zero non esiste.
Come si dichiarano gli interessi P2P in Italia? Gli interessi percepiti vanno dichiarati nel modello Redditi, quadro RL (altri redditi di capitale), con aliquota del 26%. Le perdite da default sono teoricamente compensabili, ma la deducibilità pratica dipende dalla documentazione fornita dalla piattaforma e dall’interpretazione delle norme fiscali applicabili. Consulta un commercialista per i casi più complessi o per importi significativi.
October è sicura? “Sicura” è una parola che non si dovrebbe usare per nessun investimento. October è la piattaforma di crowdlending B2B più grande d’Europa, regolamentata, trasparente sui dati storici e operativa da oltre dieci anni. Ha affrontato aumenti del default rate durante il Covid ed è rimasta operativa. Questo la rende più affidabile rispetto a piattaforme più giovani o opache — non immune dai rischi che abbiamo descritto.
Posso perdere tutto? Perdere tutto il capitale è un esito estremo, possibile solo se la piattaforma fallisce e il recupero crediti è azzerato. È uno scenario raro per piattaforme regolamentate e strutturate. Perdere il 20-30% del capitale in uno scenario di crisi con default elevati è invece uno scenario più realistico che devi mettere in conto quando valuti l’allocazione.
Conclusioni
Il P2P lending non è una truffa, ma non è nemmeno il sostituto di un conto deposito ad alto rendimento come viene spesso presentato. È uno strumento di investimento alternativo con rendimenti reali lordi interessanti (7-10%) che, dopo default e tasse, si traducono in rendimenti netti nell’intervallo del 3-5% — simili a quelli di un buon ETF obbligazionario, ma con una complessità fiscale maggiore, una liquidità più bassa e un rischio di piattaforma che non si trova nei mercati regolamentati.
Se vuoi inserire il P2P lending nel tuo portafoglio nel 2026, inizia da October: ha il track record più lungo, la maggiore trasparenza sui dati e una regolamentazione solida. Tienilo a una quota contenuta — non oltre il 5-10% del portafoglio complessivo — e non aspettarti miracoli. Il resto del tuo portafoglio, quello che conta davvero, dovrebbe continuare a essere costruito con strumenti regolamentati, liquidi e fiscalmente semplici.
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