Oro: perché ho scelto di inserirlo nel mio portafoglio

Lo scopo di questo articolo è spiegare i pro e i contro di detenere l’oro in portafoglio, analizzare le performance storiche e spiegare perché ritengo l’oro un asset controverso. Infine chiarirò il perché ho scelto di acquistarlo e tenerlo in portafoglio.

L’oro è in piena bull run dai recenti minimi di ottobre 2022, quando ha toccato quota 1600 circa. Ha da poco superato nuovamente quota 2000$/oncia e si sta avvicinando ai massimi storici di 2075 toccati nell’agosto 2020 e nel marzo 2022.

A breve quindi c’è la probabilità di assistere a dei nuovi massimi sopra quota 2075$/oncia con conseguente carrellata di articoli sulle principali testate italiane ed internazionali (qualcuno ha già iniziato a preparare il terreno).

Prima di farsi travolgere dall’ondata di euforia generalizzata consiglio di fare una valutazione di pro e contro riguardo l’acquistare e il detenere l’oro in portafoglio a lungo termine e spero che le prossime righe vi siano d’aiuto.

I contro di acquistare l’oro come investimento a lungo termine

Nonostante l’oro sia presente in molti dei più famosi Portafogli Pigri (Permanent, Golden Butterfly, All weather,…), molte persone evitano di acquistarlo per vari motivi, tra cui:

  1. E’ una riserva di valore, perciò il rendimento reale atteso dell’oro sul lungo periodo tende a zero (anzi zero meno i costi di gestione). Quindi domani il suo valore sarà quello di oggi in termini di potere d’acquisto, proprio perché è considerato una riserva di valore;
  2. L’oro non produce valore. L’oro non cresce nel tempo come le azioni né stacca dividendi;
  3. L’oro è più volatile delle obbligazioni a breve termine, oscilla di più ed è imprevedibile. Questo si traduce in aumento del rischio.

In poche parole, è un asset con basso rendimento e decisamente volatile, che potremmo paragonare a degli ETF obbligazionari con lunga duration, grazie anche alla correlazione negativa con le azioni.

Se l’oro ha tutti questi contro, perché lo ho in portafoglio?

Il motivo per il quale attualmente ho un 10% circa di oro in portafoglio e il perché al tempo stesso lo consideri un asset controverso è racchiuso nell’ultima frase del paragrafo precedente.

La bellezza della correlazione è ciò che rende i portafogli anti-fragili, ossia capaci non solo di resistere alle turbolenze di mercato, ma di abbracciare il concetto di rischio ed incertezza, che non è più visto come una cosa dalla quale proteggersi, ma una cosa da sfruttare per ottenere rendimenti migliori senza esporsi ad eccessiva volatilità.

Per dimostrare come un portafoglio anti-fragile abbia bisogno di una parte di oro al suo interno devo ricorrere al modello di frontiera efficiente e di minimizzazione della varianza di Markowitz. Fortunatamente portfoliovisualizer.com ci viene in aiuto e non ci obbliga a disegnare il modello su Excel.

La mia analisi prende in considerazione il periodo 1982-2022. Sono andato ad escludere gli anni ’70 per via che è stato un periodo particolare caratterizzato da inflazione molto elevata (atipica rispetto ai seguenti 40 anni) e per il fatto che l’oro ebbe delle performance a doppia cifra (addirittura tripla nel 1979) che andrebbero a falsare l’analisi stessa.

Ecco invece come si presenta la curva di frontiera nel modello di minimizzazione della varianza Azioni-Obbligazioni.

Oro contro Treasury a 10 anni

A che serve questo grafico? La frontiera di minimizzazione della varianza ci dice qual è il portafoglio con la minore volatilità a parità di rendimento. Più ci spostiamo verso l’angolo in alto a sinistra del grafico maggiore è il rendimento e minore è la varianza, ossia la volatilità.

Come si vede c’è un’area nella quale la presenza dell’oro rispetto alle obbligazioni a 10 anni avrebbe consentito un rendimento maggiore a parità di volatilità. E’ sufficiente posizionarsi sull’asse delle ascisse, selezionare un livello di volatilità desiderato (es. 11,5%) e salire lungo l’asse delle ordinate. Un portafoglio contenente oro al posto di Titoli di Stato Statunitensi (Treasury) a 10 anni avrebbe generato un rendimento sul periodo analizzato del 9% nel primo caso contro un rendimento del 7,2% nel secondo.

Per massimizzare il rendimento a parità di volatilità (avendo quindi come obiettivo quello di massimizzare l’indice di Sharpe) avremmo dovuto detenere il 14% del portafoglio in oro.

I rendimenti dei un investimento in oro

Se guardiamo il rendimento dell’oro isolato rispetto agli altri asset, le performance sono pessime. Ma cosa accade se sfruttiamo il potere della correlazione negativa e lo inseriamo al posto delle obbligazioni in un portafoglio 90/10?

Se guardiamo a tutto il periodo 1982-2022 abbiamo un rendimento medio annuo leggermente più basso e una deviazione standard leggermente più alta.

Tuttavia, scomponendo il periodo in quattro sottoperiodi di 10 anni ciascuno un portafoglio 90/10 con oro al posto dei treasury a 10 anni avrebbe avuto performance peggiori sono nel periodo 1982-1992 per poi fare meglio sia in termini di volatilità che rendimento nei periodi successivi.

Infine, se aggiungiamo all’analisi anche il decennio 1972-1982, l’oro avrebbe non solo portato ad avere un rendimento maggiore, ma avrebbe consentito di ridurre il drawdown nel mercato ribassista del biennio1973-1974.

In conclusione

Come avevo premesso, ritengo che l’oro sia un asset controverso. Comporta mediamente un aumento della volatilità rispetto alle obbligazioni e niente ci dà la certezza che la correlazione assente o negativa con le azioni ci permetterà di aumentare i rendimenti in futuro.

La sua funzione tuttavia è quella di bilanciare il rischio e perciò può trovare spazio in un portafoglio al posto di una parte della quota obbligazionaria.

La sua utilità può esprimersi in determinati periodi ma nella maggior parte del tempo vi chiederete a che serve avere un asset di questo tipo. La risposta che mi sono dato è che la diversificazione è la migliore arma che abbiamo per essere anti-fragili e rispondere nel miglior modo possibile ad ogni possibile fase di mercato.

Grazie per la lettura.

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