Obbligazioni, ETF Obbligazionari o Conti Deposito?

L’incremento dei tassi di interesse effettuato dalle Banche Centrali negli ultimi mesi ha reso di nuovo appetibili i prodotti obbligazionari (obbligazioni ed ETF obbligazionari) e conti deposito, dopo anni di interessi a zero e costo del denaro praticamente nullo.

etf obbligazioni o conti deposito
Fonte: FRED

Come si vede chiaramente dal grafico, dai primi mesi del 2022 la FED sta combattendo contro un’inflazione galoppante (linea rossa) aumentando i tassi di interesse (linea blu), dopo anni di politiche espansionistiche nelle quali l’azionario ha fatto il botto e le obbligazioni erano sempre più messe da parte.

In questo nuovo scenario, gli investitori sono tornati a vedere di buon occhio obbligazioni, ETF obbligazionari e conti deposito.

Quindi quale strumento è il migliore? La risposta come al solito è: dipende.

Cosa sono le obbligazioni, gli ETF obbligazionari ed i conti deposito

Partiamo prima di tutto dal definire cosa sono questi tre strumenti.

Le obbligazioni sono a tutti gli effetti dei prestiti. Prestando denaro ad aziende (per esempio le recenti emissioni ENI), a dei Governi (BTP italiani, Bund tedeschi, Treasury americani e così via) o Enti Governativi otterrete il pagamento di una cedola periodica (solitamente semestrale) e un rimborso a scadenza del capitale nominale inizialmente investito.

Un ETF obbligazionario è un fondo comune di investimento che replica l’andamento di un indice obbligazionario. La differenza sostanziale rispetto alla singola obbligazione è che non acquisterete direttamente l’obbligazione, quindi non riceverete il rimborso del capitale nominale a scadenza. Il rendimento generato da un ETF obbligazionario è dato dalla variazione di prezzo del sottostante (l’indice replicato, appunto) e dalle cedole staccate periodicamente dalle obbligazioni facenti parte dell’indice. Un ETF obbligazionario funziona in modo tale che a scadenza di una obbligazione automaticamente ne venga acquistata un’altra per stessa durata e dallo stesso emittente.

Un conto deposito, infine, è una via di mezzo tra conto corrente e prestito che viene stipulato con una banca o istituto di credito. Quest’ultimo si impegna a pagare un interesse periodico sul deposito effettuato, che rimane vincolato per la durata. L’interesse varia in base alla durata del vincolo e se viene richiesto uno svincolo anticipato solitamente sono presenti delle penali (es. non vengono corrisposti gli interessi maturati in parte o in toto). I conti deposito sono garantiti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) fino a 100.000 €.

Le differenze principali

La scelta, come vedremo, dipende principalmente da ciò di cui abbiamo bisogno, ma è importante capire in quali situazioni è meglio uno strumento piuttosto che un altro.

Messi un attimo da parte i conti deposito, che consentono di avere un rendimento ridotto ma praticamente garantito, gli altri due strumenti hanno differenze importanti.

Obbligazione

Pro dell’obbligazione:

  • Il rendimento è fisso e prefissato al momento dell’emissione, quindi l’investitore sa esattamente quanto guadagnerà;
  • La scadenza prefissata consente all’investitore di pianificare il proprio flusso di cassa e di proteggere il capitale investito;
  • L’obbligazione non è soggetta a fluttuazioni di prezzo dovute alla domanda e all’offerta sul mercato, il che la rende meno volatile rispetto a un ETF obbligazionario.

Contro dell’obbligazione:

  • L’investitore è esposto al rischio di default dell’emittente dell’obbligazione (denominato rischio specifico);
  • L’investitore non può beneficiare di eventuali aumenti del rendimento dell’indice obbligazionario;
  • Non c’è la possibilità di diversificare l’investimento in obbligazioni appartenenti a diverse categorie, settori o paesi, a meno di acquistare molte obbligazioni singole.
ETF obbligazionario

Pro dell’ETF obbligazionario:

  • L’investitore può beneficiare di un rendimento più elevato rispetto all’obbligazione, in caso di aumento del rendimento dell’indice obbligazionario di riferimento.
  • L’investitore può diversificare il proprio portafoglio, investendo in ETF obbligazionari che seguono indici di differenti categorie, settori o paesi.
  • L’investitore può acquistare e vendere quote del fondo liberamente, senza dover aspettare la scadenza dell’obbligazione.

Contro dell’ETF obbligazionario:

  • L’investitore è esposto al rischio di perdite in caso di diminuzione del valore dell’indice obbligazionario di riferimento.
  • Il rendimento non è fisso e prefissato, ma dipende dall’andamento dell’indice obbligazionario di riferimento.
  • Non c’è la certezza di recuperare l’intero capitale investito, a differenza dell’obbligazione.
Qual è il migliore?

Un ETF Obbligazionario correttamente diversificato, pur avendo un rischio specifico praticamente nullo, ha un rendimento e una perdita potenziale alta rispetto alla singola obbligazione (a parità di scadenza), mentre una obbligazione che invece ha rischio specifico medio/alto ha un rendimento potenziale medio/basso. Perché? La risposta è semplice: una obbligazione singola fissa le condizioni al momento dell’acquisto (condizioni fissate = riduzione del rischio = riduzione del rendimento). Se acquistate una obbligazione che stacca cedole semestrali del 2%, l’importo è tale fino a scadenza. A scadenza poi riceveremo il rimborso del nominale dall’emittente dell’obbligazione.

Se invece acquistiamo un ETF obbligazionario e nel mentre le banche centrali aumentano i tassi, il nostro ETF ne risentirà in negativo, mentre se vengono ridotti ne risentirà in positivo. Tanto più la scadenza delle obbligazioni contenute nell’indice è lontana, tanto più la variazione sarà importante. In linea di massima, ETF obbligazionario a breve termine hanno una volatilità ridotta, mentre ETF obbligazionari a lungo termine la hanno più elevata. Nel primo caso, i rendimenti ma anche le perdite saranno più contenute, mentre nel secondo saranno più importanti. Variazioni delle condizioni macroeconomiche impatteranno molto più ETF obbligazionari che replicano indici contenenti obbligazioni a lunga scadenza rispetto ad ETF obbligazionari che replicano indici contenenti obbligazioni a scadenza ridotta.

L’analisi dei bisogni

Il punto di partenza per capire quale strumento faccia al caso vostro è capire di cosa avete bisogno.

Per fare un esempio: avete 100k € da parte e l’obiettivo è quello di acquistare un immobile nei prossimi 2 anni. Sicuramente la scelta dovrà ricadere su un prodotto che possa dare una ragionevole certezza di non arrivare a scadenza con meno capitale rispetto a quello investiti inizialmente. L’opzione migliore quindi è quasi certamente quella di investire in un conto deposito. Rendimento ridotto ma garantito, rischio tendente a zero.

Il contro di questo tipo di strategia è che molto probabilmente non batterete l’inflazione. Purtroppo sperare di battere l’inflazione nel breve termine ci espone inevitabilmente a rischi più elevati. Maggiore è l’orizzonte temporale, più riusciamo a gestire il rischio sfruttando la durata (grazie ad investimenti azionari diversificati con orizzonti di 15/20 anni).

Un altro esempio: con una quota di capitale extra da parte con la quale si vuol fare una scommessa (speculazione a tutti gli effetti). Se ipotizziamo che a breve la BCE aumenterà i tassi di interesse, potremmo comprare un BTP con scadenza oltre i 10 anni per poi rivenderlo sul mercato secondario se abbiamo avuto ragione. Nella peggiore delle ipotesi rimaniamo con un vincolo sul capitale fino a scadenza del BTP e quello che andiamo a pagare è il costo opportunità di non aver sfruttato potenziali investimenti più remunerativi in questi anni. Da sottolineare che questa è speculazione e non investimento.

Un terzo esempio: abbiamo un portafoglio 100% azionario con il quale non ci sentiamo tranquilli in caso di forti ribassi oppure ci stiamo avvicinando al raggiungimento degli obiettivi prefissati per quel portafoglio e vogliamo evitare man mano variazioni brusche che distruggerebbero in buona parte il valore del nostro portafoglio. Possiamo optare per ridurre la quota azionaria ed acquistarne una obbligazionaria. Possiamo farlo acquistando obbligazioni singole (esponendoci ad un rischio specifico più elevato) oppure acquistando ETF obbligazionari a breve termine (esponendoci ad una volatilità potenzialmente maggiore). Personalmente, sono un sostenitore degli ETF obbligazionari come strumento di mediazione del rischio di portafoglio. E’ vero che la quota obbligazionaria serve per mediare il rischio e quindi ridurre la volatilità, ma considero parimenti importante la diversificazione. Purtroppo diversificare acquistando singole obbligazioni è più costoso e più impegnativo che acquistare un ETF obbligazionario.

Conclusioni

La differenza tra obbligazioni, ETF obbligazionari e conti deposito non si può ridurre ad un semplice: X è meglio di Y che è peggio di Z. Ogni strumento ha il suo impiego. Quando dobbiamo togliere una vite utilizziamo il cacciavite, quando dobbiamo piantare un chiodo utilizziamo il martello. E’ il bisogno che rende utile lo strumento, pertanto focalizzarci sull’idea che qualcosa sia meglio o peggio in senso assoluto è fuorviante e rischia di non farci prendere in considerazione strumenti apparentemente inutili, ma che in un certo contesto sono ottimi.

Diffidate da chi vi spaccia dei prodotti come perfetti in senso assoluto. Non esistono. Tutto dipende dal bisogno che dobbiamo soddisfare.

Grazie per la lettura.

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Matteo

La ringrazio per l’articolo esauriente, ho un unico dubbio: in caso di variazione dei tassi l’indice azionario dovrebbe muoversi nel senso opposto a logica. Mi spiego se i tassi si alzano le obbligazioni in essere renderanno meno delle nuove emissioni e quindi il loro prezzo dovrebbe scendere per compensare il minor tasso corrisposto.

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