Lazy Portfolio: analisi e performance

Nell’articolo di oggi parleremo dei Lazy Portfolio.

Cosa sono i Lazy Portfolio?

I Lazy Portfolio, tradotto “portafogli pigri”, sono dei portafogli di investimento per il lungo periodo atti a massimizzare l’efficienza e che richiedono poca manutenzione.

La massimizzazione dell’efficienza è raggiunta selezionando all’interno di questi portafogli solamente ETF, che come abbiamo visto in questo articolo sono, al momento, i prodotti più efficienti sul mercato.

Per quanto riguarda invece la manutenzione, i Lazy Portfolio si limitano a richiedere un ribilanciamento degli strumenti inseriti in portafoglio periodico. Di solito una volta all’anno è un buon trade-off tra costi di ribilanciamento ed efficacia dello stesso. Con ribilanciamento si intende riportare alle percentuali iniziali gli strumenti presenti nel portafoglio.

Supponiamo, per esempio, di aver investito in uno dei Lazy Portfolio più famosi, il 60/40, ossia 60% azioni e 40% obbligazioni. Tra un anno dal nostro investimento, una delle due asset class avrà sicuramente avuto una performance migliore dell’altra, quindi i profitti (o le perdite) accumulati all’interno del nostro portafoglio potrebbero aver spostato il peso delle asset class rispetto all’inizio. Supponiamo che le azioni abbiano avuto una performance migliore delle obbligazioni durante l’anno: al termine dell’anno il nostro 60/40 potrebbe essere diventato 65/35 (65% azioni, 35% obbligazioni). Il ribilanciamento consiste nel vendere le quote in eccesso a favore di quelle in difetto, riportando i pesi delle asset class all’origine, ossia nel nostro esempio 60% azioni e 40% obbligazioni.

L’attività di ribilanciamento è tanto più complessa quanto maggiore è il numero degli strumenti inseriti in portafoglio. Un portafoglio composto da 2 ETF è molto più facile da ribilanciare (oltre che meno costoso in termini di commissioni) di un portafoglio con 10 ETF. Un motivo in più per preferire portafogli con pochi strumenti all’interno.

Tipologie di Lazy Portfolio

Di Lazy Portfolio ne esistono molti. Per evitare di complicare eccessivamente l’analisi mi sono limitato a selezionare delle versioni semplificate di quelli presenti combinando 3 diverse asset class: azionario globale, obbligazionario globale e commodities (oro e materie prime). Ho selezionato prodotti globali perché sono quelli che, secondo me, si sposano meglio con la logica di diversificazione dell’investitore europeo.

Di seguito un elenco dei Lazy Portfolio analizzati:

  • 100/0: full azionario
  • 80/20: 80% azionario globale, 20% obbligazionario globale
  • 60/40: 60% azionario globale, 40% obbligazionario globale
  • 40/60: 40% azionario globale, 60% obbligazionario globale
  • Permanent: 25% azionario globale, 50% obbligazionario (globale per semplicità), 25% oro
  • Golden Butterfly: 40% azionario (globale per semplicità), 40% obbligazionario (globale per semplicità), 20% oro
  • 80/10/10: 80% azionario globale, 10% obbligazionario globale, 10% oro
  • 60/30/10: 60% azionario globale, 30% obbligazionario globale, 10% oro
  • 60/20/20: 60% azionario globale, 20% obbligazionario globale, 20% oro
  • NoBrainer: 75% azionario globale, 25% obbligazionario globale
  • WarrenBuffett: 90% azionario globale, 10% obbligazionario globale
  • All Weather: 30% azionario globale, 55% obbligazionario globale, 7,5% oro, 7,5% commodities

Purtroppo, per la complessità dell’analisi e per le performance storiche “limitate” di alcuni strumenti era eccessivamente complesso includere tutti i Lazy Portfolio nell’analisi.

Assunti dell’analisi

L’arco temporale di riferimento dell’analisi è 1992-2022.

Nel file condiviso troverete gli ultimi 5 anni (2018-2022). Per ogni anno sono presenti le seguenti variabili:

  • CAGR (inflation adjusted): tasso di crescita annuale attualizzato all’inflazione italiana. Questo credo sia un punto di forza notevole di questa analisi perché sul web non ho ancora trovato un analisi che mostrasse l’attualizzazione del tasso di crescita annuale utilizzando l’inflazione nostrana, ma sempre quella USA;
  • CAGR: tasso di crescita annuale senza considerare l’inflazione;
  • STDEV: deviazione standard. Variabile universale per la misurazione del rischio di un portafoglio, in quanto ne misura la volatilità. Un portafoglio più volatile è un portafoglio considerato più rischioso;
  • Max Drawdown: è la massima perdita subita dal portafoglio negli anni in percentuale sul montante;
  • Sharpe Ratio: l’indice di Sharpe misura il rapporto rischio/rendimento di un portafoglio. Maggiore è il valore di questo indice, maggiore è il rendimento storico a parità di volatilità (per esempio, se ho due portafogli con stesso CAGR ma l’indice di Sharpe del portafoglio A è maggiore dell’indice di Sharpe del portafoglio B significa che il portafoglio A ha una volatilità storica più bassa, quindi il primo portafoglio ha remunerato il capitale investito in misura meno rischiosa rispetto al secondo portafoglio).

Nell’analisi non è stato considerato l’effetto cambio e non sono stati selezionati prodotti a copertura valutaria. La prima ragione è che includere l’effetto cambio avrebbe complicato oltremodo l’analisi e la seconda ragione è relativa al fatto che avendo selezionato solo asset class globali, il rischio cambio si applica trasversalmente a tutti i portafogli. Da notare però che in questo modo la deviazione standard e il drawdown massimo possono essere sottostimati in base ai cambi del periodo analizzato.

L’analisi sui Lazy Portfolio

Dal pulsante di seguito è possibile accedere al Google spreadsheet dell’analisi:

Analisi 2021-2022

Tra il 2021 ed il 2022 abbiamo avuto un peggioramento (ma va?) dei rendimenti ed un incremento della volatilità per tutti i portafogli.

Una cosa che non mi aspettavo è che i portafogli che hanno resistito meglio ai ribassi dei mercati in termini di rapporto rischio/rendimento sono stati quelli più esposti all’azionario, quindi Full Stock, 80/20, NoBrainer e Warren Buffett Lazy Portfolio. Pensandoci bene, effettivamente abbiamo vissuto un anno “finanziario” molto particolare, dove un ribasso sui mercati azionari è stato accompagnato a sua volta da un forte di ribasso della parte obbligazionaria.

Analisi 2018-2022

Ampliando l’orizzonte ed analizzando invece la situazione degli ultimi 5 anni (2018-2022), i portafogli che si sono distinti più degli altri in termini di rapporto rischio/rendimento sono l’All Weather, il Permanent ed il Golden Butterfly. In tutti e tre è presente all’interno una componente più o meno ampia di commodities (solo oro o materie prime + oro).

Podio indiscusso invece per quanto riguarda il rendimento puro per il Full Stock, il Warren Buffett e l’80/10/10, ossia i portafogli con una quota maggiore di azionario al loro interno.

Analisi 2002-2022

Ampliando infine l’orizzonte di analisi a vent’anni (periodo 2002-2022), i migliori Lazy Portfolio in termini di rapporto rischio/rendimento sono l’All Weather di Ray Dalio, il Permanent ed il 40/60. In termini di mitigazione del rischio la medaglia d’oro va al Permanent Portfolio.

Molto interessante vedere invece come i portafogli che hanno avuto performance migliori sono quelli che avevano al loro interno una quota compresa tra il 10% e il 25% di obbligazionario. Dal mio punto di vista questo è dovuto al fatto che in periodi di recessione o di depressione dei mercati, le obbligazioni sono viste come un porto sicuro e contribuiscono a non far crollare il portafoglio, come invece accade nel caso in cui si è fortemente esposti all’azionario.

Un portafoglio azionario consente di avere dei rendimenti maggiori, ma dobbiamo tenere a mente una regola molto importante delle perdite. Per recuperare una perdita del 5% è sufficiente un incremento del 5%, ma per recuperare una perdita del 40% serve un incremento del 67%.

Di conseguenza, i rendimenti maggiori dell’azionario non sono sempre sufficienti per farci recuperare una perdita importante nel giro di poco tempo, ma spesso richiedono anni.

Qual è il miglior Lazy Portfolio in assoluto?

Al di là dei limiti di questa analisi (semplificazioni eccessive per alcuni portfolio più complessi e assenza della valutazione del rischio di cambio in primis), possiamo trarre due conclusioni importanti che ci possono aiutare come investitori comuni.

La prima conclusione è relativa al fatto che una componente non eccessiva di commodities (materie prime o oro) è determinante nei periodi di ribasso di mercato, in particolar modo nei periodi come quello appena trascorso, dove azionario ed obbligazionario hanno subito perdite importanti. Al tempo stesso esporsi troppo sulle commodities comporta una riduzione dei rendimenti che personalmente reputo eccessiva.

La seconda conclusione che traggo da questa analisi è che su periodi medio lunghi una componente intelligentemente ponderata di obbligazionario non solo aiuta a ridurre la volatilità di portafoglio ma porta anche ad un incremento delle performance del portafoglio nei momenti di recessione.

Per rispondere alla domanda “Qual è il miglior Lazy Portfolio in assoluto?” la risposta è sempre la stessa: dipende. Dipende dai nostri obiettivi, dal nostro orizzonte temporale di investimento, dalla nostra propensione al rischio e dalla nostra capacità di tenere i nervi saldi nei momenti di ribasso.

L’importante è compiere scelte consapevoli e non farsi guidare dal caso, ricordando sempre che i backtest ci forniscono indicazioni passate ma nessuno sa cosa ci riserverà il futuro. Quello che possiamo fare è prepararsi nel modo migliore ad ogni tipo di evenienza.

Grazie per la lettura.

Se ti è piaciuto l’articolo, iscriviti per rimanere aggiornato

Niente spam, ti invierò solo un aggiornamento settimanale.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto