C’è un tipo di investitore che tende a fare meglio di tutti. Non è il day trader incollato ai grafici. Non è il guru finanziario con il corso a 997€. È l’endowment manager di Harvard, Yale o Stanford: il gestore del patrimonio di miliardi di dollari che le grandi università americane usano per finanziare borse di studio e ricerca per generazioni.
Per decenni questi fondi hanno ottenuto rendimenti che farebbero impallidire la maggior parte dei portafogli istituzionali. Il segreto? Diversificazione vera, su asset class che molti investitori comuni ignorano completamente. Poi Meb Faber, gestore e autore del libro “The Ivy Portfolio”, ha fatto una cosa rivoluzionaria: ha capito come replicare quella strategia con semplici ETF accessibili a chiunque.
Quello che stai per leggere è la guida completa all’Ivy Portfolio versione europea: come funziona, cosa dice il backtest reale 2004-2024, la famosa “timing rule” che cerca di tagliare le perdite nelle crisi, e soprattutto se questo portafoglio fa al caso tuo.
L’Idea Geniale di Meb Faber: Rubare dalle Università
Meb Faber, nel suo libro del 2009, ha analizzato i portafogli di Harvard, Yale e delle altre grandi università americane. Quello che ha scoperto non era magia: era diversificazione intelligente su cinque grandi asset class in parti uguali.
L’intuizione di base è semplice ma potente. Le università non possono permettersi di perdere il loro patrimonio. Hanno borse di studio da erogare tra 20, 50, 100 anni. Non possono aspettare un recupero decennale dopo un -50%. Quindi costruiscono portafogli progettati per sopravvivere a qualsiasi regime economico.
Ma c’è un problema: Yale investiva in private equity, fondi hedge, foreste, real estate diretto. Cose precluse a chi ha 10.000€ da investire. Faber ha risposto alla domanda: “Come si replica questa logica con strumenti accessibili?”
La risposta: cinque ETF, 20% ciascuno.
Come Funziona l’Ivy Portfolio (Versione Base)
L’Ivy Portfolio nella versione accessibile agli investitori comuni è brutalmente semplice nella struttura: cinque asset class con peso identico del 20%.


Le cinque asset class:
1. Azioni Mondiali (20%) : Il motore di crescita del portafoglio. Copre le economie sviluppate globali. Nella versione europea si usa un ETF MSCI World o FTSE All-World.
2. Azioni dei Mercati Emergenti (20%) : Un’esposizione aggiuntiva su Cina, India, Brasile, Taiwan e altri paesi in forte crescita. Più volatile, potenzialmente più remunerativa nel lungo periodo. Nella versione base dell’Ivy Portfolio è separata dalle azioni sviluppate, a differenza di molti lazy portfolio che le uniscono.
3. Bond Globali (20%) : L’elemento stabilizzante. Non bond italiani o europei soltanto, ma un’esposizione globale alle obbligazioni governative e corporate di tutto il mondo. Tendono a muoversi in direzione opposta alle azioni nelle crisi.
4. Commodities (20%) : Materie prime: petrolio, oro, grano, rame, gas naturale. La classe di attivo “dimenticata” dalla maggior parte degli investitori italiani. Protegge dall’inflazione e si comporta bene in certi regimi economici che distruggono azioni e bond.
5. REIT Globali (20%) : Real Estate Investment Trust: immobiliare quotato in borsa. Uffici, centri commerciali, data center, magazzini logistici di tutto il mondo. Offrono rendita da dividendi e potenziale apprezzamento del capitale.
L’idea del 20% uguale per tutti non è un capriccio. È una scelta deliberata: Faber rifiuta di pretendere di sapere quale asset class performerà meglio nei prossimi anni. Quindi distribuisce il rischio equamente, lasciando che ciascun motore contribuisca quando è il suo turno.
Come si ribilancia?
Una volta all’anno, solitamente a fine dicembre o inizio gennaio. Si controllano le percentuali e si ribilancia per riportare tutto al 20% originale. Cinque ETF, una revisione annuale, zero previsioni di mercato necessarie.
Gli ETF per Costruire l’Ivy Portfolio Europeo
Ecco la traduzione pratica per gli investitori italiani. Tutti gli ETF elencati sono UCITS, quindi compatibili con i conti titoli italiani, e disponibili sulle principali piattaforme (Scalable Capital, Trade Republic, FINECO, Directa).
| Asset Class | ETF Suggerito | TER | Borsa |
|---|---|---|---|
| Azioni Mondo | iShares Core MSCI World UCITS ETF | 0,20% | Xetra / Borsa Italiana |
| Azioni Emergenti | iShares Core MSCI EM IMI UCITS ETF | 0,18% | Xetra / Borsa Italiana |
| Bond Globali | iShares Global Aggregate Bond UCITS ETF (hedged EUR) | 0,10% | Xetra |
| Commodities | iShares Bloomberg Roll Select Commodity UCITS ETF | 0,28% | Xetra |
| REIT Globali | iShares Developed Markets Property Yield UCITS ETF | 0,59% | Xetra / Borsa Italiana |
Costo totale annuo del portafoglio: circa 0,27% (media pesata dei TER). Per un investimento da 10.000€, parliamo di 27€ all’anno in costi di gestione totali.
Un’alternativa per le commodities, se il prodotto sopra non fosse disponibile sul proprio broker: iShares MSCI Global Agriculture Producers UCITS ETF oppure Invesco Bloomberg Commodity UCITS ETF (IE00BD6FTQ80).
Nota sull’hedging valutario: l’ETF obbligazionario globale è disponibile sia in versione hedged EUR (che elimina il rischio cambio sulle obbligazioni) sia in versione non hedged. Per la componente bond si preferisce generalmente l’hedged, perché il rischio cambio sui bond raramente viene compensato. Per le azioni, l’unhedged è la scelta più comune tra gli investitori di lungo periodo.
Il Backtest: Cosa Dice la Storia (2004–2024)
Passiamo ai numeri. Ho simulato il comportamento dell’Ivy Portfolio negli ultimi 20 anni usando rendimenti basati su dati storici reali delle cinque asset class europee equivalenti (fonti: Portfolio Visualizer, backtest.curvo.eu, dati MSCI, Bloomberg).


⚠️ Nota metodologica: il backtest è basato su dati storici calibrati su fonti reali, non su rendimenti futuri garantiti. Le performance passate non sono indicative di quelle future. Questo è materiale educativo, non una raccomandazione d’investimento.
I Risultati in Sintesi


Guardando i numeri, emergono alcune considerazioni interessanti.
Il CAGR dell’Ivy Portfolio base (5,7% annuo in 20 anni) è sostanzialmente in linea con il portafoglio 60/40 (5,6%), ma con una volatilità significativamente più alta (14,5% vs 10,9%). Questo può sembrare deludente a prima vista. La spiegazione è nella composizione: includere mercati emergenti (-53% nel 2008), REIT globali (-50% nel 2008) e commodities rende il portafoglio più volatile di quanto ci si aspetti da una strategia “diversificata”.
Il vero vantaggio dell’Ivy Portfolio non emerge dal backtest statico della versione base. Emerge dalla logica costruttiva (esposizione a regimi economici diversi) e soprattutto dalla versione con la regola del timing, che Faber considera parte integrante della strategia.
Valentina, 35 anni, insegnante di Brescia, potrebbe investire 500€ al mese con un piano di accumulo in questi cinque ETF. In 20 anni, con il rendimento storico di circa 5,7% annuo, accumulerebbe circa 210.000€ da un investimento totale di 120.000€. Non è la promessa di arricchimento rapido, ma è costruzione seria di ricchezza.
Il Drawdown: Quanto Si Perde nelle Crisi


Il grafico del drawdown mostra quanto il portafoglio si trova “sotto” rispetto al suo massimo storico. È la metrica che risponde alla domanda che si fa ogni investitore durante una crisi: “quanto sto perdendo rispetto a quando avevo il massimo?”
La crisi del 2008 è stata la prova del fuoco. L’Ivy Portfolio base ha perso circa il 34% dal picco al minimo, contro il 40% del portafoglio azionario puro. È una differenza reale ma non drammatica: entrambi richiedono molto coraggio per restare investiti.
Il 2022 è stato un anno insolito: sia azioni che bond sono scesi contemporaneamente (le commodities sono state l’unica eccezione positiva), e l’Ivy Portfolio ha sofferto insieme agli altri.
Il Confronto Anno per Anno


I rendimenti anno per anno raccontano una storia importante. L’Ivy Portfolio ha avuto 6 anni negativi in 21 (lo stesso del portafoglio 100% azionario), mentre il 60/40 ne ha avuti 4. Ma gli anni negativi dell’Ivy sono stati meno profondi nella maggior parte dei casi.
La narrativa degli anni è questa: anni come il 2007-2008 mostrano il contributo negativo di quasi tutte le asset class; anni come il 2020-2021 mostrano il recupero rapido; anni come il 2022 mostrano la difficoltà unica di un ambiente ad alta inflazione per un portafoglio multi-asset.
La Timing Rule: L’Elemento Più Controverso (e Interessante)
Fin qui abbiamo parlato dell’Ivy Portfolio “buy and hold”. Ma Faber nella sua versione originale propone anche una regola di timing: ogni asset class viene mantenuta in portafoglio solo se il suo prezzo è sopra la media mobile a 10 mesi (circa 210 giorni di trading). Se scende sotto, si esce da quell’asset class e si va in liquidità (o in un ETF monetario).
Come Funziona in Pratica
Ogni mese (o trimestre), si controlla per ciascuno dei cinque ETF: il prezzo attuale è sopra o sotto la media mobile degli ultimi 10 mesi? Se è sopra, si rimane investiti. Se è sotto, si vende quella posizione e si parcheggia il 20% in liquidità (o in un conto deposito/ETF monetario).
Il risultato è un portafoglio che in certi periodi è pienamente investito al 100%, in altri è parzialmente in cash, con percentuali variabili in base ai segnali dei singoli asset.


Vantaggi della Timing Rule
La timing rule è progettata per fare una cosa sola: ridurre il drawdown nelle grandi crisi. Quando il mercato azionario entra in un trend ribassista sostenuto (come nel 2008 o nel 2022), la media mobile a 10 mesi lo segnala con relativo anticipo, e si esce dalla posizione prima che la perdita diventi devastante.
Nei backtest storici di Faber su dati americani, la timing rule ha ridotto il drawdown massimo da circa -45% a meno del -15%, pur mantenendo un rendimento simile nel lungo periodo. Questo perché evitare le grandi perdite è matematicamente potente: se perdi il 50% hai bisogno di un +100% solo per tornare al punto di partenza.
Svantaggi e Limiti della Timing Rule
La timing rule non è priva di costi. Il principale è quello dei falsi segnali: in mercati laterali o volatili, il prezzo oscilla sopra e sotto la media mobile frequentemente, generando vendite e riacquisti continui che non aggiungono valore. Ogni transazione comporta commissioni e possibilmente tasse sulle plusvalenze.
C’è poi il rischio fiscale italiano: ogni volta che si vende con plusvalenza, si paga il 26% di imposta. Questo crea un attrito fiscale che riduce significativamente i benefici della timing rule rispetto ai backtesting americani dove il differimento fiscale non ha questo peso.
Marco, 42 anni, lavoratore autonomo, usa la versione timing dell’Ivy Portfolio nel suo PAC mensile. Ogni trimestre dedica 20 minuti a controllare le cinque medie mobili. Quando uno dei cinque ETF è sceso sotto la media, sposta quel 20% su un ETF monetario. Non è automatico, richiede disciplina, ma Marco dice che dormire meglio durante le crisi vale quei 20 minuti trimestrali, e sceglie di non vendere le posizioni con plusvalenze significative per limitare l’impatto fiscale immediato.
Il Problema Fiscale Italiano con la Timing Rule
C’è una questione che i backtest americani di Faber non catturano: la tassazione italiana sulle plusvalenze al 26%. Ogni volta che vendi un ETF in guadagno per andare in cash, paghi subito il 26% sulla plusvalenza maturata. Questo crea un attrito che riduce i benefici della strategia rispetto ai dati storici americani.
Considera questo: hai 2.000€ nell’ETF azionario con una plusvalenza del 20% (400€ di guadagno). Il segnale dice di uscire. Vendi: paghi 104€ di tasse (26% × 400€). Ti rimangono 2.296€ in cash. Se l’ETF scende del 12% e rientri, lo ricompri a 1.760€ con i tuoi 2.296€. Guadagno dall’intera manovra: 536€. Ma se non avessi mai venduto, il tuo -12% su 2.400€ (valore lordo pre-tasse) sarebbe -288€, portandoti a 2.112€. In questo scenario la timing rule ha comunque senso, ma il margine si riduce. La regola produce benefici chiari solo quando le perdite evitate sono consistenti (>20-25%).
Molti investitori italiani applicano quindi la timing rule in modo selettivo: solo sulle asset class azionarie (dove i crolli sono più profondi) e non su bond o commodity. Una versione ibrida, per così dire, che cattura la protezione principale senza generare eccessivi eventi fiscali.
Ivy Portfolio vs Gli Altri Portafogli Lazy
Come si posiziona l’Ivy Portfolio rispetto alle strategie che abbiamo già analizzato su InvestitoreComune?
Rispetto al Permanent Portfolio (25% azioni, 25% bond lunghi, 25% oro, 25% cash): l’Ivy è più aggressivo (zero cash strutturale, più esposizione azionaria e alle commodities) e progettato per la crescita di lungo periodo più che per la protezione estrema. Il Permanent Portfolio è più conservativo e più adatto a chi ha una bassa tolleranza al rischio.
Rispetto all’All Seasons Portfolio (30% azioni, 40% bond lunghi, 15% bond medi, 7,5% oro, 7,5% commodities): l’Ivy ha un’allocazione azionaria maggiore (40% tra azioni mondo ed emergenti) e include i REIT. L’All Seasons è più difensivo grazie al peso dominante delle obbligazioni a lungo termine.
Rispetto al Golden Butterfly (20% azioni large cap, 20% small cap value, 20% bond lunghi, 20% bond corti, 20% oro): l’Ivy include asset class completamente diverse (emergenti, REIT, commodities) mentre il Golden Butterfly ha una struttura più concentrata sull’asse azioni-obbligazioni-oro.
| Portafoglio | Azioni | Bond | Asset Alt. | Max DD Storico | CAGR Storico |
|---|---|---|---|---|---|
| Ivy Portfolio | 40% | 20% | 40% | ~34% | ~5-7% |
| All Seasons EU | 30% | 55% | 15% | ~20% | ~5-6% |
| Golden Butterfly | 40% | 40% | 20% | ~15% | ~6-7% |
| Permanent Portfolio | 25% | 25% | 50% | ~15% | ~4-5% |
| 60/40 Classico | 60% | 40% | 0% | ~20% | ~5-6% |
Dati indicativi basati su backtest storici, non garanzie di rendimento futuro.
La Componente Commodities: Perché Molti Investitori La Ignorano
Il 20% in commodities è probabilmente l’elemento più discusso dell’Ivy Portfolio. Molti investitori italiani non l’hanno mai inserito in portafoglio. E per buone ragioni: le commodity singole (petrolio, gas naturale, agricoltura) sono asset speculativi con alta volatilità e rendimento reale spesso deludente nel lungo periodo.
Ma le commodity in senso lato, tramite un indice diversificato, svolgono una funzione specifica: proteggono dall’inflazione inattesa. Quando i prezzi salgono più del previsto (come nel 2021-2022 dopo anni di bassa inflazione) le azioni e i bond soffrono, ma le commodity salgono. È la diversificazione contro il regime economico “inflazione accelerante” che nessun’altra asset class copre efficacemente.
Nel 2022, mentre il portafoglio azionario perdeva il 17% e i bond perdevano il 16%, il Bloomberg Commodity Index guadagnava il 26%. Questo non trasforma le commodity in un investimento “sicuro”, ma spiega perché Faber le considera uno dei cinque pilastri della strategia.
I REIT: Immobiliare Senza Mattone
L’altro elemento caratteristico dell’Ivy Portfolio è il 20% in REIT globali. Per un italiano abituato a pensare all’immobiliare come “il mattone di famiglia”, i REIT sembrano strani. In realtà sono una forma di immobiliare molto più liquida e diversificata.
Un ETF REIT globale ti dà esposizione a migliaia di proprietà immobiliari in tutto il mondo: grattacieli a New York, data center in Virginia, centri commerciali in Australia, capannoni logistici in Germania. Stai comprando immobili senza le rotture della caldaia, senza gli inquilini morosi, senza i problemi di eredità.
Storicamente i REIT hanno offerto rendimenti simili alle azioni nel lungo periodo, con un’alta componente di dividendi (spesso 3-5% annui) e una correlazione non perfetta con i mercati azionari. In certi periodi (come durante i tassi bassi 2010-2021) hanno sovraperformato; in periodi di rialzo dei tassi (come il 2022-2023) hanno sottoperformato. Questa asimmetria rispetto al ciclo dei tassi di interesse è esattamente il tipo di diversificazione che Faber cercava.
Investire con il PAC nell’Ivy Portfolio
La maggior parte degli investitori non ha 10.000€ da investire in un colpo solo. Ha uno stipendio, spese fisse, e magari 200-500€ al mese da mettere da parte. Come si concilia il PAC (Piano di Accumulo del Capitale) con un portafoglio da cinque ETF?
La buona notizia è che i broker moderni rendono questa operazione meno complicata di quanto sembri. Con Scalable Capital, ad esempio, puoi impostare cinque piani di accumulo automatici separati, uno per ogni ETF, con importi proporzionali al 20% del tuo versamento mensile. Se metti da parte 500€ al mese, imposti 100€ al mese su ciascuno dei cinque ETF. Tutto automatico, tutto gratis sulle commissioni di acquisto.
Con Trade Republic il meccanismo è simile: puoi acquistare frazioni di ETF a partire da 1€, il che significa che anche con 50€ al mese puoi comprare tutti e cinque gli ETF proporzionalmente senza problemi di lottizzazione.
Un esempio concreto: Elena, 30 anni, insegnante di Firenze, investe 300€ al mese. Ha impostato cinque PAC da 60€ ciascuno sui cinque ETF dell’Ivy Portfolio. Ogni anno a gennaio impiega 30 minuti per controllare le percentuali: se l’ETF obbligazionario è sceso al 17% del totale, il mese successivo ne compra un po’ di più finché non torna in equilibrio. Non vende mai, integra soltanto con i nuovi versamenti. Questo approccio elimina quasi completamente la questione fiscale delle plusvalenze durante il ribilanciamento.
Il PAC sull’Ivy Portfolio ha un vantaggio aggiuntivo: il cost averaging naturale su cinque asset class decorrelate. Quando le azioni crollano ma le commodity salgono, stai comprando azioni a prezzi scontati mentre la componente commodity tiene il portafoglio. L’effetto psicologico di vedere almeno alcune parti del portafoglio “in verde” durante le crisi aiuta enormemente a mantenere la disciplina. E la disciplina è il vero alfa dell’investitore di lungo periodo.
Implementazione Pratica: Come Iniziare con 5.000€
Supponiamo che tu abbia 5.000€ da investire oggi nell’Ivy Portfolio. Come procederesti concretamente?
Passo 1: Scegli il broker. L’Ivy Portfolio richiede l’accesso a cinque ETF quotati principalmente su Xetra (Borsa di Francoforte). Scalable Capital e Trade Republic offrono accesso a questi ETF, spesso con commissioni zero sugli ordini in piano. FINECO e Directa sono alternative valide.
Passo 2: Calcola gli importi. Su 5.000€, ogni posizione vale 1.000€ (20%). Se un ETF costa 50€ per quota, compri 20 quote. Se ne costa 5€, ne compri 200.
Passo 3: Inserisci gli ordini. Non c’è urgenza di comprare tutto nello stesso giorno, ma è preferibile farlo nello stesso arco di tempo (stesso giorno o stessa settimana) per non esporti al rischio di timing involontario tra le diverse asset class.
Passo 4: Imposta un promemoria annuale per il ribilanciamento. Ogni anno in gennaio (o altra data fissa che ricordi facilmente), controlla le percentuali. Se un asset class è cresciuta al 27% vendi una parte, se un’altra è scesa al 14% comprala. Riporta tutto al 20%.
Passo 5 (opzionale): Applica la timing rule. Se scegli di farlo, ogni mese controlla se ciascuno dei cinque ETF è sopra o sotto la sua media mobile a 10 mesi. Puoi verificarlo gratuitamente su TradingView.com oppure su backtest.curvo.eu.
Quanto costa davvero ribilanciare?
Con broker a commissione zero (Scalable, Trade Republic), il costo operativo del ribilanciamento annuale è praticamente nullo. Il costo fiscale può essere più significativo: se un ETF ha guadagnato il 30% in un anno e lo vendi parzialmente, paghi il 26% sulla plusvalenza. Per minimizzare questo, molti investitori preferiscono ribilanciare acquistando gli asset sottopesati con nuovi versamenti, senza vendere quelli sovrapesati.
A Chi Conviene l’Ivy Portfolio (e Chi Dovrebbe Evitarlo)
L’Ivy Portfolio non è per tutti. La sua struttura multi-asset con cinque componenti distinte ha senso per un profilo specifico di investitore.
È adatto se: sei un investitore con orizzonte temporale di almeno 10-15 anni, vuoi un’esposizione vera a tutte le grandi asset class globali (incluse commodities e REIT che molti portafogli lazy trascurano), hai già capito le basi dell’investimento passivo e non ti spaventa l’idea di avere cinque ETF diversi da gestire, e se stai considerando la timing rule, sei disposto a dedicare 20-30 minuti al mese per il controllo dei segnali.
Non è adatto se: hai meno di 5.000-10.000€ (le commissioni di transazione e la complessità gestionale su piccole somme non ne giustificano la struttura, meglio partire con un ETF MSCI World o VWCE), cerchi semplicità assoluta (in quel caso il Three-Fund Portfolio o addirittura un singolo ETF globale sono più adatti), hai un’alta sensibilità al rischio (il Golden Butterfly o il Permanent Portfolio offrono drawdown storici minori), oppure non hai tempo o voglia di gestire la timing rule (la versione base ha metriche simili al 60/40, senza il vantaggio chiave della strategia).
FAQ – Le Domande Frequenti
Posso usare un singolo ETF invece dei cinque separati? Non esiste un ETF che replichi esattamente l’Ivy Portfolio nella versione europea. Esistono ETF multi-asset (come il Vanguard LifeStrategy 60) che si avvicinano per alcune asset class, ma nessuno include la combinazione esatta di azioni mondiali, emergenti, bond globali, commodities e REIT al 20% ciascuno. Per replicarlo serve necessariamente acquistare i cinque ETF separatamente.
Quanto spesso devo controllare la timing rule? Faber suggerisce un controllo mensile: l’ultimo giorno del mese si guarda se ogni ETF è sopra o sotto la propria media a 10 mesi. In pratica molti investitori lo fanno trimestralmente per ridurre l’attrito fiscale e operativo. La semplicità di esecuzione conta quanto la precisione teorica.
Le commodity sono sicure da tenere in portafoglio? Le commodity come asset class sono più volatili dei bond e di molte azioni. Nel breve periodo possono perdere (o guadagnare) il 30-40% in un singolo anno. Sono sicure nel senso che diversificano il portafoglio contro certi rischi (inflazione, crisi geopolitiche) che le altre asset class non coprono. Non sono “sicure” nel senso di essere a basso rischio nel breve periodo.
L’Ivy Portfolio è efficiente fiscalmente in Italia? L’efficienza fiscale dipende molto da come si applica la timing rule. La versione buy-and-hold pura è fiscalmente efficiente quanto qualsiasi altro portafoglio di ETF: si pagano le tasse solo sulle plusvalenze realizzate al momento della vendita. La versione con timing rule genera più eventi fiscali. È consigliabile consultare un consulente fiscale per ottimizzare la gestione delle plusvalenze/minusvalenze nel tempo.
Devo coprire il rischio cambio (hedging)? Per la componente obbligazionaria globale, il consensus tra gli investitori europei è di usare la versione hedged EUR: le obbligazioni non beneficiano abbastanza dal rischio valutario da giustificarne l’esposizione. Per le azioni e i REIT, la maggior parte degli investitori di lungo periodo preferisce la versione unhedged, accettando le oscillazioni valutarie come parte della diversificazione globale.
Conclusioni: Un Portafoglio per Chi Vuole Più del Solito
L’Ivy Portfolio è affascinante perché rompe il paradigma del classico “azioni + obbligazioni”. Ti obbliga a pensare in termini di regimi economici invece che di semplice ottimizzazione rischio-rendimento. Ti espone a commodity e REIT che molti investitori italiani non hanno mai toccato.
Ma la sua vera proposta di valore non è nei numeri del backtest base, che mostrano risultati simili al classico 60/40, non straordinariamente superiori. La proposta di valore è nella diversificazione concettuale: avere cinque motori economici diversi, ognuno dei quali brilla in un diverso regime di mercato, costruisce una resilienza che le metriche annuali non catturano completamente.
Se sei pronto ad accettare una gestione leggermente più attiva rispetto a un portafoglio a due ETF, se vuoi esposizione alle commodity e all’immobiliare quotato, e soprattutto se sei disposto a imparare la timing rule, l’Ivy Portfolio merita seriamente la tua considerazione.
Se invece preferisci la massima semplicità, dormi bene lo stesso con un VWCE + bond ETF. Entrambe sono scelte legittime. La cosa meno legittima è non investire affatto.
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DISCLAIMER
Non sono un consulente finanziario, ma un investitore comune che condivide il proprio percorso. Questo articolo è a scopo educativo. Le performance passate non garantiscono rendimenti futuri. La tassazione, i costi e le performance possono differire dai dati storici. Valuta attentamente la tua situazione personale, tolleranza al rischio e obiettivi finanziari. Se hai dubbi, consulta un professionista qualificato.