Chi sono e cosa possono insegnarci i migliori investitori

La storia degli investimenti è ricca di casi di incredibile successo, ma anche di brutali fallimenti.

Per esempio, Isaac Newton perse tutto nel 1720 a causa di investimenti azionari sbagliati nella South Sea Company, società per azioni britannica fondata qualche anno prima.

Jesse Livermore è stato invece un esempio di investitore di successo, ma molto controverso. Tuttavia a causa del suo rapporto patologico con gli investimenti perse tutto quello che possedeva molte volte per poi ogni volta recuperare nuovamente tutto. Morì suicida nel 1940, dopo un ultimo fallimento che lo fece finire (nuovamente) in bancarotta.
Se vi capita, vi consiglio di leggere la sua biografia Reminescences of a Stock Operator di Edwin Lefèvre per apprezzarne il genio e la pazzia.

I migliori investitori quindi non sono solo coloro che hanno avuto successo, ma cosa ancor più difficile son riusciti a mantenere quel successo per molti anni.

I migliori investitori dal 1900

Fonte: businessinsider

Questa infografica mostra in modo chiaro quali sono gli investitori che sono riusciti nell’intento di superare i rendimenti del S&P500 (asse y) e per quanti anni lo hanno fatto (asse x).

Inoltre, l’icona rappresenta la scuola che li ha influenzati, anche se in un certo senso possiamo dire che gli adepti di Buffett sono anche adepti di Graham (questo ci fa capire l’enorme influenza che Ben Graham ha avuto sul mondo degli investimenti).

Per quanto coloro che sono posizionati nella parte alta del grafico (Rogers, Greenblatt, Druckenmiller) abbiano avuto performance incredibili, ciò che è davvero stupefacente sono le persone che trovate nella parte destra. Soros, Davis, Schloss, Carret, Templeton sono tra i più grandi investitori di tutti i tempi in quanto sono riusciti nell’intento di superare il mercato per 30, 40, 50 anni.

Il primo posto senza ombra di dubbio spetta ovviamente a Warren Buffett, l’oracolo di Omaha, che per un periodo di ben 55 anni ha generato un rendimento extra rispetto all’S&P500 del 13% annuo.

I migliori investitori da un altro punto di vista

Fonte: marketwatch

Questo grafico è apparso in un articolo di Michael Batnick scritto per MarketWatch nel 2016.

Batnick ha fatto un elenco di quelli che secondo lui sono i migliori investitori di sempre le cui performance sono state misurate su un arco temporale di 25 anni. L’elenco dei vari nomi lo trovate nel suo articolo.

Cosa più importante sono le osservazioni di questo elenco di giganti.

  • dopo il 1968 non è nato nessun investitore che sia riuscito a far meglio di quelli in elenco;
  • le persone nell’elenco sono tutte molto intelligenti, ma anche estremamente fortunate ad essere nate in quegli anni;
  • Philip Fisher ha iniziato ad investire nel market top del 1929 ed è comunque riuscito a rientrare in questa lista. Tuttavia ha portato a casa la peggior “extra performance” rispetto agli altri;
  • non è comparso a Wall Street nessun investitore durante la Grande Depressione. Gli unici che hanno iniziato la loro carriera tra il 1929 e il 1940 sono stati John Templeton e Philip Fisher;
  • Che impatto ha un solo anno di differenza? Il rendimento dell’S&P500 nel periodo 1966-1990 è stato dell’878%. Quello del periodo 1967-1991 è stato del 1318%;
  • I nati tra il 1946 e il 1960 dominano la lista.

Cosa possono insegnarci i migliori investitori

Se pensate che avere questi rendimenti per quel numero di anni sia fattibile, tenete sempre a mente il survivorship bias. Non fatevi ingannare dalle performance stellari di queste persone, in quanto ce ne sono milioni che hanno provato (alcune anche molto più intelligenti della media, vedi Newton) e hanno fallito.

Possiamo però imparare molto da ciò che queste persone hanno realizzato negli anni.

Diffidate da chi vi promette rendimenti elevati

Ad eccezione di alcune performance strabilianti, la maggior parte dei migliori investitori dei grafici precedenti ha sovraperformato il mercato di meno del 10% annuo per circa 20/25 anni. Considerate inoltre che nessuna di queste persone ha mai chiuso tutti gli anni in positivo (per esempio Buffett ha perso 23 miliardi di dollari nella crisi del 2008) ma la loro sovraperformance è una media rispetto al mercato. E stiamo parlando comunque dei migliori tra i migliori.

Bernie Madoff, banchiere nonché presidente del NASDAQ, prometteva ai suoi clienti rendimenti garantiti del 10% annuo. E’ stato arrestato per aver messo in piedi il più grande schema Ponzi della storia, del valore di 67 miliardi di dollari.

Questo ci insegna che se i più grandi riescono ad avere performance superiori al mercato di circa il 10% annuo nessuno vi può promettere un rendimento annuo garantito uguale o superiore al 10%.

Alcuni truffatori convertono tali rendimenti da annuali a mensili per farli sembrare più facili da ottenere. Magari potreste pensare che un rendimento del 2/3% mensile sia un rendimento normale. Falso: è un rendimento di oltre il 25% annuale.

Altri truffatori vi promettono di raddoppiare il vostro capitale in 2, 3 o 4 anni. In questi casi potete applicare la regola del 72, un classico tra gli investitori per avere un’idea approssimativa del rapporto tra rendimento e tempo necessario a raddoppiare il capitale. 72/3 per esempio significa 24% annuo. Considerate che il rendimento medio del mercato azionario è del 7%, il che significa 72/7 = 10 anni circa per raddoppiare l’investimento. Chi vi promette di raddoppiare l’investimento in meno di 10 anni è un truffatore. Chi vi promette di raddoppiare in 10 anni o più è un incompetente (nessuno conosce come si muoverà il mercato in futuro).

La fortuna conta più di quanto vogliamo ammettere

Perché Newton ha fallito e Warren Buffett ha avuto successo? Newton era meno intelligente o meno capace di Buffett?

Se Newton avesse azzeccato il suo investimento azionario sulla South Sea Company probabilmente sarebbe stato ricordato come uno dei più grandi investitori del passato.

Spesso sottostimiamo il ruolo che la fortuna ha nella nostra vita, perché ci spaventa il fatto che la nostra esistenza possa dipendere in modo così marcato da una variabile aleatoria ed incontrollabile.

Pensate ad uno dei punti evidenziati da Batnick nel suo articolo: “Il rendimento dell’S&P500 nel periodo 1966-1990 è stato dell’878%. Quello del periodo 1967-1991 è stato del 1318%“.

Iniziare con un solo anno di differenza la propria carriera da investitore nell’S&P500 avrebbe avuto un impatto sul rendimento del portafoglio enorme.

Capacità significa saper gestire le emozioni

Ritornando agli investimenti di Isaac Newton, cosa sarebbe successo se avesse evitato di disfarsi di tutte le sue posizioni sulle obbligazioni per acquistare solo azioni della South Sea Company, preso dall’euforia dei primi rendimenti?

Saper gestire l’emotività è fondamentale per arrivare agli obiettivi che ci siamo prefissati.

Emotività non significa solo panic selling dovuto a forti ribassi, ma anche ai subdoli comportamenti tali per cui se un titolo rende più di un altro ci autoconvinciamo di aver fatto un’ottima scelta e aumentiamo la nostra esposizione su quel titolo. Risultato: quando il titolo scende, le nostre perdite diventano probabilmente insostenibili rispetto al piano iniziale e finiamo per vendere tutto.

Ci sono poi una serie di altri bias che influenzano negativamente le nostre decisioni di investimento:

  • Hindsight bias (bias del “senno di poi”): la tendenza a dare per scontati certi fatti dopo che sono avvenuti. Molti aspiranti trader continuano ad investire i propri risparmi dopo averli persi perché a posteriori certi movimenti di mercato erano chiari fin da subito. Peccato che la stragrande maggioranza delle persone ha perso soldi su quei movimenti, ma a posteriori son tutti bravi;
  • Confirmation bias (bias della conferma) e choice-supportive bias (bias della scelta): euristiche tali per cui tendiamo a razionalizzare e a trovare conferme dei nostri comportamenti dovuti all’irrazionalità o a scelte sbagliate;
  • Availability heuristic (euristica della disponibilità): tendiamo a sovrastimare le informazioni in nostro possesso;
  • FOMO – Fear of missing out: è la paura di perdere il treno. Negli investimenti è uno dei comportamenti più nocivi in assoluto. “Bitcoin sta salendo? Devo comprare Bitcoin altrimenti perdo l’occasione” Ci porta a fare scelte non ragionate su titoli che non volevamo includere in portafoglio durante la nostra pianificazione.

Esistono una serie di altri comportamenti dovuti all’emotività che possiamo gestire attraverso una corretta pianificazione.

La pianificazione è ciò che aiuta a gestire le emozioni

L’emotività è una brutta gatta da pelare. Anche i migliori, i più intelligenti, bravi e belli di tanto in tanto inciampano e si fanno male.

Quello che conta però è sapere come rialzarsi e per far ciò è necessario pianificare correttamente ed avere una filosofia di investimento da seguire.

Avere una meta da raggiungere, aver chiaro il percorso da intraprendere e la direzione verso la quale andare è ciò che distingue l’investitore consapevole dall’investitore della domenica.

Pensate che investitori come Soros, Buffett, Davis, Schloss abbiano investito “a naso” per oltre 40 anni?

Grazie per la lettura.

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