Tutto sul Factor Investing: vantaggi e strategie

Il Factor Investing è una pratica consolidata da diverse decadi, supportata da una vasta letteratura, eppure continua ad essere circondato da molta confusione e dibattito. Alcuni dei discorsi e dei miti esistono da molto tempo, mentre altri sono emersi in risposta alle difficoltà di performance dal 2018 al 2020 e al successivo cambiamento di rotta.

Cosa è il Factor Investing?

Da dove nasce l’idea dei fattori?

Che impatti può avere l’utilizzo di fattori sui rendimenti di lungo termine?

In questo articolo voglio far luce sugli aspetti principali del Factor Investing, partendo dalla sua definizione e dalla sua storia fino ad analizzare i rendimenti sul lungo termine.

Cosa è il Factor Investing?

Investire basandosi sui fattori rappresenta una strategia sofisticata che seleziona titoli in base a specifiche caratteristiche correlate a rendimenti più elevati nel lungo periodo. Questa metodologia si suddivide principalmente in due categorie principali: i fattori macroeconomici e quelli di stile, o “style factors” in inglese.

I fattori macroeconomici, come il tasso di inflazione, la crescita del PIL e il tasso di disoccupazione, sono ampiamente utilizzati per catturare rischi che influenzano diverse classi di asset. In altre parole, questi fattori forniscono un quadro macroeconomico più ampio che può influenzare l’andamento generale dei mercati finanziari.

D’altra parte, i fattori di stile si concentrano sulle specifiche caratteristiche all’interno delle classi di asset, come le azioni o le obbligazioni. Questi fattori mirano a spiegare i rendimenti e i rischi all’interno di una determinata categoria di investimento. Ad esempio, tra i fattori di stile troviamo la differenza tra azioni di crescita e azioni di valore, la capitalizzazione di mercato e il settore industriale di un’azienda.

Considerare sia i fattori macroeconomici che quelli di stile può fornire una prospettiva più completa e approfondita del mercato, consentendo loro di costruire portafogli più robusti e bilanciati. Integrare queste strategie può contribuire a mitigare i rischi specifici legati a singole azioni o settori e a ottimizzare i rendimenti nel lungo periodo.

L’investimento basato sui fattori, dal punto di vista teorico, mira a potenziare gli sforzi di diversificazione, generare rendimenti superiori alla media di mercato e gestire in modo efficace i rischi. Sebbene la diversificazione del portafoglio sia da tempo considerata una tattica di sicurezza fondamentale, la sua efficacia diminuisce se i titoli selezionati si muovono in sincronia con il mercato più ampio. Ad esempio, un investitore potrebbe assemblare una combinazione di azioni e obbligazioni solo per scoprire che tutti gli elementi diminuiscono di valore in determinate condizioni di mercato. Fortunatamente, l’investimento basato sui fattori presenta una soluzione, puntando su driver ampi, duraturi e ben consolidati dei rendimenti, mitigando così i rischi potenziali.

Le allocazioni tradizionali del portafoglio, come ad esempio il classico 60% in azioni e il 40% in obbligazioni, sono relativamente semplici da implementare. Tuttavia, l’investimento basato sui fattori potrebbe sembrare intimidatorio data la molteplicità di fattori tra cui scegliere. Invece di concentrarsi su attributi complessi come il momentum, i neofiti dell’investimento basato sui fattori possono focalizzarsi su elementi più semplici, come lo stile (crescita vs. valore), la dimensione (large cap vs. small cap) e il rischio (beta). Questi attributi sono facilmente reperibili per la maggior parte dei titoli e sono elencati sui rinomati siti web di ricerca azionaria.

Quali sono i fattori sui quali possiamo investire?

I fattori individuati dalla ricerca sono 5:

Value
La strategia Value si propone di acquisire rendimenti eccedenti da azioni il cui prezzo è inferiore al loro valore fondamentale. Questo viene comunemente valutato attraverso indicatori come il rapporto prezzo su valore contabile, il rapporto prezzo su utili, i dividendi e il flusso di cassa libero.

Size
Storicamente, i portafogli composti da azioni di piccola capitalizzazione hanno mostrato rendimenti superiori rispetto a quelli costituiti solo da azioni di grande capitalizzazione. Gli investitori possono valutare la dimensione guardando la capitalizzazione di mercato di un’azione.

Momentum
Le azioni che hanno registrato rendimenti superiori in passato tendono ad avere rendimenti solidi anche in futuro. Una strategia di momentum si basa sui rendimenti relativi da tre mesi a un anno.

Quality
La qualità è definita da basso livello di debito, utili stabili e crescita degli asset coerente nel tempo. Gli investitori possono individuare azioni di qualità utilizzando metriche finanziarie comuni come il rendimento del patrimonio netto, il rapporto debito/equity e la variabilità degli utili.

Volatilità
La ricerca empirica suggerisce che le azioni con bassa volatilità generano rendimenti maggiori su base rischiosamente adeguata rispetto agli asset altamente volatili. Misurare la deviazione standard da un periodo di uno a tre anni è un metodo comune per valutare il beta.


Di seguito l’andamento di 5 ETF UCITS ad accumulazione basati sui 5 fattori appena elencati nel periodo 2001-2024.

Gli impatti del Factor Investing sul rendimento di lungo termine

L’obiettivo del Factor Investing è quello di riuscire a generare ritorni aggiustati per il rischio maggiori rispetto al mero investimento passivo. Non a caso i fondi che replicano l’andamento di fattori sono definiti da alcuni come semi-attivi. L’idea di fondo è quella di aumentare la concentrazione in una porzione più piccola di aziende per ottenere un rapporto rendimento/rischio più elevato.

Tre di questi fattori si concentrano molto sul rendimento (Momentum, Value e Small Cap).

Ad esempio, l’idea di investire di aziende a più bassa capitalizzazione è proprio quella di beneficiare prima del resto del mercato dell’esplosione di piccole realtà che un domani guideranno i mercati.

I colossi di oggi (Amazon, Apple, Nvidia, Microsoft e così via) 20 o 30 anni fa erano a tutti gli effetti delle small caps. Erano cioè aziende a bassa capitalizzazione che hanno beneficiato di un incremento delle loro valutazioni enorme, ma la maggior parte di questo incremento lo hanno avuto nei primi anni di boom. In questi primi anni, se avessimo avuto un fondo passivo sull’S&P500 o, peggio, un fondo su azionario globale avremmo beneficiato di questa esplosione del valore dei nuovi colossi in piccolissima parte, proprio perché la stragrande dei fondi azionari di oggi sono pesati sulla market cap.

Più piccola è l’azienda, meno peso ha all’interno di un indice.

Lo scopo del fattore Small Cap è proprio quello di pagare lo scotto di un maggior rischio (molte small cap potrebbero fallire o rimanere poco capitalizzate molto a lungo) per trovare le Amazon, le Microsoft e le Apple di domani.

Ottenere un extra-rendimento rispetto al mercato, ma in modo diverso, è anche lo scopo del fattore Momentum. In questo caso si parte dall’assunto che chi ha fatto bene prima continuerà a far bene anche in futuro. E’ una sorta di applicazione dell’effetto Lindy. Si vuole beneficiare di un effetto “inerzia” tale per cui le aziende che hanno avuto buone performance continueranno ad averne. Una volta che le performance saranno scadenti, il fondo che si basa sul fattore Momentum le venderà per acquistare le azioni più performanti nel recente passato.

Un esempio di portafoglio che investe su fattori potrebbe essere il seguente (confrontato con un benchmark come SWDA). E’ un semplice portafoglio d’esempio per valutare l’impatto “spot” di alcuni fattori rispetto al semplice investimento passivo. Non è il risultato di un backtesting accurato e ne sconsiglio l’impiego previa valutazione personale.

FondoIndicePeso %
iShares Core MSCI World UCITS ETF USD (Acc)MSCI World70%
Xtrackers MSCI World Momentum Factor UCITS ETF 1CMSCI World Momentum10%
SPDR MSCI USA Small Cap Value Weighted UCITS ETFMSCI USA Small Cap Value Weighted10%
iShares Core MSCI Emerging Markets IMI UCITS ETF (Acc)MSCI Emerging Markets IMI10%

Dubbi sul Factor Investing

Il Factor Investing non è esente da critiche.

Una prima critica è quella mossa da Rick Ferri nel suo intervento alla Bogleheads Conference del 2023.

Rick Ferri, un consulente finanziario rispettato, è noto per la sua vasta esperienza nel settore degli investimenti, con sette libri pubblicati e una certificazione Chartered Financial Analyst (CFA).

Nel contesto dell’investimento basato sui fattori, Ferri sottolinea l’importanza del beta di mercato e l’influenza delle tendenze di mercato sull’80% dei rendimenti azionari. I fattori di investimento, come dimensione, valore, qualità e momentum, rappresentano circa il 20% o meno dei rendimenti.

Utilizza il termine “smart beta” per descrivere il contributo di questi fattori alla performance del portafoglio. Tuttavia, critica le illusioni dei backtest, sostenendo che i risultati positivi non si traducono sempre in reali vantaggi una volta che i fattori diventano noti, generando aspettative ingannevoli e comportamenti rischiosi.

Ferri quindi raccomanda di detenere l’intero mercato tramite fondi indicizzati, meno stressanti e più convenienti rispetto alle strategie complesse basate sui fattori. Anche se riconosce i potenziali vantaggi dei fattori, Ferri avverte che non sono garantiti e possono comportare rischi e costi maggiori. Suggerisce ai nuovi investitori di limitare l’esposizione ai fattori al 25% del portafoglio, allocando la maggior parte degli investimenti a fondi che replicano l’intero mercato.

La stessa critica sulle modalità di backtesting del Factor Investing è stata mossa da Marcos Lopez de Prado in una sua recente pubblicazione.

De Prado infatti critica gli studi che sono stati fatti sul Factor Investing come obsoleti e puramente associativi. E’ fondamentale per l’autore del paper invece trovare una causalità tra investimento in fattori e maggior rendimento atteso.

Una dovuta spiegazione delle differenze tra studi associativi e causali.

Gli studi associativi osservano le correlazioni tra variabili senza implicare necessariamente una relazione di causa-effetto. Ad esempio, un’associazione tra il consumo di cioccolato e la salute del cuore può essere osservata, ma non significa automaticamente che il consumo di cioccolato migliori la salute del cuore.

Gli studi causali, invece, cercano di determinare se una variabile causa un cambiamento in un’altra variabile. Questi studi spesso coinvolgono sperimentazioni controllate dove i ricercatori manipolano una variabile per osservare il suo effetto su un’altra variabile. Ad esempio, somministrando un farmaco a un gruppo di pazienti e un placebo a un altro, si può osservare se il gruppo che ha ricevuto il farmaco mostra miglioramenti significativi rispetto al gruppo placebo.

Le teorie causali consentono un’attribuzione corretta di rischio e rendimento, rendono trasparenti le assunzioni coinvolte nei meccanismi di investimento, riducono le possibilità di errori e garantiscono una maggiore affidabilità delle strategie di investimento nel lungo periodo.

L’autore muove un’aspra critica all’industria finanziaria, che finanzia principalmente studi associativi, perché sono più economici e facili da produrre rispetto agli studi causali (scientifici), mentre aiutano a ottenere entrate annuali nell’ordine delle decine di miliardi di dollari statunitensi.

BlackRock infatti ha stimato che nel 2017 l’industria dell’investimento basato sui fattori gestiva 1,9 trilioni di dollari e prevedeva che tale ammontare sarebbe cresciuto a 3,4 trilioni di dollari entro il 2022 (purtroppo non ho trovato conferma se le previsioni di BlackRock si siano avverate o meno). Questa massiccia industria si basa quindi sull’output accademico e non sui risultati per gli investitori.

Conclusioni

Come sottolineato da uno studio di AQR, l’idea del Factor Investing si basa sul concetto del “who is on the other side“.

Prendiamo ad esempio le azioni economiche rispetto a quelle costose: se tutti decidessero di sovraponderare le azioni economiche e nessuno fosse disposto a soddisfare questa domanda, il prezzo delle azioni economiche aumenterebbe, cessando quindi di essere economiche.

Secondo la visione basata sul rischio, le azioni economiche sono economiche perché sono effettivamente rischiose: sono esposte a un rischio che alcuni investitori non gradiscono e non desiderano possedere. Di conseguenza, un investitore disposto a sopportare questo rischio guadagnerà un premio di rendimento per compensarlo, mentre un altro investitore che non desidera questo rischio è disposto a “pagare” per evitarlo, evitando di possedere le azioni economiche.

Questo ci porta quindi ad una fondamentale conclusione: il Factor Investing è per definizione più rischioso dell’investimento passivo, in quanto se scegliamo di investire in fattori stiamo deliberatamente scegliendo di stare dall’altro lato, di investire quindi come fa una minoranza di investitori. La maggioranza prediligerà le azioni più costose e tali azioni avranno valutazioni più alte (e quindi ritorni attesi più bassi) proprio perché sono scelte dalla maggioranza degli investitori.

Vien da sé che il Factor Investing non è adatto a tutti, ma solo a chi è disposto a prendersi un maggior rischio per avere un maggior rendimento.

Lo scopo del Factor Investing deve comunque essere quello di aumentare la diversificazione del portafoglio pertanto non dovrebbe mai superare il 20-25% dell’asset allocation, come suggerito da Rick Ferri.

Un’ultima considerazione riguarda il periodo di detenzione di fondi che investono in fattori: è stato infatti dimostrato che il beneficio di investire in precisi fattori lo si ha su periodi temporali molto lunghi (indicativamente oltre 20 anni), pertanto questo tipo di investimento non è adatto per obiettivi di medio termine.

Grazie per la lettura.

Se ti è piaciuto l’articolo, iscriviti per rimanere aggiornato

Niente spam, ti invierò solo un aggiornamento settimanale.


3 commenti su “Tutto sul Factor Investing: vantaggi e strategie”

  1. Bel video..ti seguo ormai da un annetto e
    ti stimo x quello che scrivi e gli articoli che fai..sei un pozzo di scienza..Volevo sapere quando farai un aggiornamento sul tuo portafoglio di investimento?grazie e ciaooo

  2. Grandi spunti come sempre..ti seguo ormai da un annetto e
    ti stimo x quello che scrivi e gli articoli che fai..sei un pozzo di scienza..Volevo sapere quando farai un aggiornamento sul tuo portafoglio di investimento?grazie e ciaooo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto