ETF: analisi degli strumenti (attualmente) più efficienti sul mercato

Se avete cercato in internet qualche guida su come investire in autonomia e siete riusciti a destreggiarvi tra le migliaia di siti internet che vi proponevano di aprire un bel conto trading operando a leva 200 o comprando l’ultima shitcoin appena uscita, sarete sicuramente incappati nella parola ETF.

Definizione degli ETF

Un ETF (Exchange-Traded Fund) è un fondo a basse commissioni che ha come principale caratteristica quella di replicare un indice di mercato (che prende il nome di benchmark). Un indice è un paniere di titoli rappresentativi di un mercato o di un sottomercato. Per esempio, il FTSE MIB è l’indice italiano che racchiude al suo interno le 40 azioni di aziende italiane maggiormente capitalizzate.

I primi ETF sono nati negli Stati Uniti nei primi anni ’90 e sono arrivati in Italia solo nel 2002. Al terzo trimestre del 2022, il valore degli ETF detenuti in Italia e scambiati sul mercato ETFplus (mercato degli ETF della Borsa Italiana) è di circa 102 miliardi di euro. In circa 20 anni hanno conquistato una grossa fetta del mercato italiano e prima di noi quello statunitense.

Gli ETF sono la diretta evoluzione dei fondi a gestione passiva, ossia di quei fondi che, come gli ETF, investono replicando indici di mercato. I primi fondi a gestione passiva (o fondi indicizzati) sono nati dalla mente di John Bogle, fondatore di Vanguard Group, ad oggi secondo grande fornitore di ETF a livello globale, dopo il colosso BlackRock.

Caratteristiche principali

Gli ETF attualmente sono i prodotti più efficienti per gli investitori, in quanto hanno delle caratteristiche che li rendono tra i migliori prodotti in circolazione.

Gestione Passiva

La prima importante caratteristica di un ETF è la sua gestione passiva, ossia non è presente un intermediario che si occupa di raggruppare titoli secondo la sua personale analisi di mercato, con lo scopo ultimo di battere il mercato, cosa che invece accade nei fondi a gestione attiva propinati costantemente dalle banche.

Due numeri: se prendiamo come riferimento l’S&P (indice americano sulle 500 aziende più capitalizzate degli Stati Uniti) a giugno 2022 solo il 10% circa dei fondi attivi ha “battuto il mercato” negli scorsi 10 anni (ossia ha fatto meglio del suo indice di riferimento). Investendo nel 2012, avreste avuto il 90% di possibilità di scegliere un fondo a gestione attiva che avrebbe sottoperformato rispetto al suo indice di riferimento. Non proprio una buona percentuale.

Considerate che nella statistica non rientrano i fondi attivi “deceduti” nel percorso (mediamente un fondo attivo dura circa 10 anni, considerando che il suo gestore va in pensione, muore, cambia lavoro o semplicemente il fondo attivo non rende e viene dismesso).

Se volete approfondire c’è un ottimo articolo su Morning Star che ne parla datato settembre 2022 oppure (ancora meglio) leggete Il piccolo libro dell’investimento di John “Jack” Bogle.

Quanto costa un ETF

Gli ETF sono considerati uno degli strumenti più efficienti del mercato anche perchè hanno costi che sono ridotti rispetto ai fondi a gestione attiva oppure ai fondi indicizzati.

Potete acquistarli tranquillamente dal vostro conto, quindi non dovete versare neanche un euro di commissioni ad un eventuale consulente finanziario, ma solo pagare la commissione alla banca (solitamente di pochi euro) e il TER, ossia un costo di gestione annuale che solitamente si aggira tra lo 0.10% e lo 0.20%. Qua trovate un mio articolo riguardante il calcolo di tutti i costi che ruotano attorno all’acquisto e alla vendita di un ETF.

Piccola parentesi sul tema costi, che spesso è ampiamente sottovalutato. La variazione in termini di percentuale di crescita tra due investimenti a parità di rendimento (ipotizzato 8%) su un orizzonte temporale di 20 anni su due prodotti con costi di gestione rispettivamente di 0,15% e del 2% è di oltre il 100%.

Crescita comparata tra due investimenti a parità di rendimento con costi di gestione dello 0,15% e del 2%

Trasparenza

Replicando un indice di mercato è subito chiara all’investitore la composizione dell’ETF che si va ad acquistare ed il suo profilo di rischio, che dipenderà appunto dal paniere di prodotti contenuti nell’indice.

Inoltre, venendo scambiati su mercati regolamentati come fossero azioni, la loro quotazione e la loro capitalizzazione è aggiornata in tempo reale.

Flessibilità

Gli ETF non scadono e non hanno costi di mantenimento ad eccezione del TER (versato annualmente in percentuale sul valore detenuto). Sono quindi ottimi strumenti da detenere per il medio-lungo periodo. Inoltre è possibile acquistare quote unitarie rendendo quindi molto facile l’acquisto anche a piccoli lotti. Questo è perfetto nel caso si voglia diversificare ma si vogliano investire capitali ridotti oppure si facciano acquisti periodici (ad es. PAC). Inoltre facilita il ribilanciamento periodico degli asset.

Rischio emittente annullato

Quando acquistate un ETF avete la proprietà di quella quota, pertanto anche se l’emittente fallisce il patrimonio investito non subisce variazioni ma resta totalmente di vostra proprietà.

Tipologie di ETF

Finora abbiamo preso in considerazione gli ETF a gestione passiva che sono la quota più ampia e sicura in circolazione. Vi sono altre tipologie, ad oggi, di ETF ma ne sconsiglio l’acquisto perchè sono tipologie molto più rischiose che possono essere inserite in una pianificazione solo per una quota marginale e più speculativa del patrimonio di un investitore.

Queste tipologie sono gli ETF a gestione attiva, gli a leva e gli short.

I primi sono ETF a tutti gli effetti ma invece di essere indicizzati e quindi replicare un benchmark, la loro composizione dipende dal gestore dell’ETF che attivamente modifica i titoli nel paniere di riferimento. Ne è un esempio il fondo ARK di Cathie Wood.

I secondi sono ETF che hanno al loro interno un meccanismo di leva. La leva negli strumenti finanziari è un meccanismo che consente di moltiplicare l’esposizione senza impegnare ulteriore capitale. Ad esempio se opero a leva 2 ed ho un capitale da investire per 1000€ posso acquistare 2000€ di un determinato asset. L’esposizione sarà quindi raddoppiata, eventuali profit e loss si muoveranno come se avessi investito 2000€ ma di fatto sono esposto per 1000€. La differenza di valore sull’acquisto (in questo caso 1000€) sarà “prestata” dal broker. Questo tipo di trading prende anche il nome di trading a margine. Questo comporta che la mia perdita effettiva potrebbe essere superiore ai 1000€ investiti inizialmente, costringendomi a “risarcire” il broker per la differenza.

L’ultima tipologia di ETF sono gli ETF short, ossia ETF che invece di guadagnare sulla crescita di valore dell’indice di riferimento, investono sul ribasso tramite quella che viene definita vendita allo scoperto. La vendita allo scoperto è la possibilità di vendere uno strumento pur non essendone in possesso.
Per esempio se voglio vendere allo scoperto 1 azione del valore di 100€ al tempo t0 sto scommettendo che il suo valore cali nel tempo. Quando vado a chiudere la posizione al tempo t1, il mio profitto o la mia perdita saranno dati dalla differenza di prezzo tra t1 e t0. Inversamente dall’acquisto “long”, se questa differenza è negativa avrò generato un profitto altrimenti una perdita.

Inutile dire che sono strumenti rischiosi e vanno utilizzati solo se ne conosciamo bene il funzionamento, i pro ed i contro.

Come si legge il nome e come si analizza un ETF

etf
Come leggere il nome di un ETF

Emittente

Indica la società emittente del’ETF. Nel caso d’esempio iShares è l’emittente ETF di BlackRock, mentre Core è una gamma di prodotti di iShares (gli altri sono Factor, Sostenibili e Tematici). Tra le più note abbiamo, oltre a BlackRock, Vanguard, Invesco, Amundi, SPDR, eccetera. Qua trovate la lista completa degli emittenti ETF globali che operano sulla Borsa Italiana.

Benchmark

Il benchmark è l’indice di riferimento dell’ETF. Nel caso specifico l’indice di riferimento è l’MSCI World, ossia un indice che investe sulle principali azioni dei mercati “occidentali” (già sviluppati). Nel KIID (documento di informativa all’investitore) di ogni ETF è scritto a chiare lettere quale è il benchmark di riferimento e come è composto a livello di esposizione azionaria o geografica.

Regolamentazione

La regolamentazione si riferisce al fatto che un ETF è regolamentato o meno dall’Unione Europea. Si definiscono anche ETF armonizzati, quelli regolamentati, e non armonizzati, quelli non regolamentati. Controllate sempre quindi che un ETF riporti la denominazione UCITS nel nome o venga specificato che è armonizzato.

La parola ETF, che ho unito alla regolamentazione, in realtà specifica di che tipo di strumento stiamo parlando. Oltre agli ETF esistono gli ETC (Exchange-Traded Commodities) o gli ETN (Exchange-Traded Notes).

Valuta

La valuta dell’ETF è una caratteristica particolare perchè rischia di confondere l’investitore. Valuta dell’ETF e valuta degli asset sono due cose completamente diverse.

Se stiamo acquisto un MSCI World, ossia un indice che investe su azionario globale, la valuta degli asset che fanno parte dell’indice di riferimento varia da azione ad azione. Le azioni americane saranno emesse in dollari, quelle giapponesi in yen, quelle europee in euro e così via.

La valuta del fondo fa invece riferimento alla valuta utilizzata per acquistare o vendere l’ETF. Se un ETF è scambiato in dollari vuol dire che al momento dell’acquisto in euro da parte nostra verrà fatta una conversione euro-dollaro per calcolare l’equivalente in dollari del nostro investimento.

Gestione dei rendimenti

I rendimenti dell’ETF possono sottostare a due gestioni ben diverse: accumulo (acc) o distribuzione (dist).

La prima gestione reinveste i dividendi facendo aumentare il montante e sfruttando l’effetto compounding (interesse composto, interessi che generano altri interessi).

La seconda gestione “distribuisce” i dividendi, che vengono quindi pagati periodicamente all’investitore. I dividendi però, essendo capital gain a tutti gli effetti, saranno tassati in base all’aliquota vigente (26% ad oggi).

Non esiste una gestione corretta ed una sbagliata, ma varierà in base all’obiettivo. Se volete generare una rendita passiva dai vostri investimenti dovrete scegliere la gestione a distribuzione. Viceversa se volete far fruttare al massimo l’investimento con orizzonte temporale medio-lungo, la scelta corretta è accumulazione.

Altri parametri da osservare

Questi parametri sono quelli principali quando si acquista un ETF e sono chiariti solitamente all’interno del nome.

Esistono però altre due caratteristiche da controllare che non sono riportate sempre nel nome: replica e rischio di cambio.

Senza entrare in dettagli, esistono ETF a replica fisica (totale oppure a campionamento) o a replica sintetica. Gli ETF che interessano noi investitori comuni sono quelli a replica fisica totale o full replication. Se volete approfondire qua trovate in dettaglio le differenze tra i vari tipi di replica.

L’altra caratteristica da tenere d’occhio è il rischio di cambio. Se è presente una copertura valutaria, ossia se c’è da sostenere un costo aggiuntivo per coprirsi dal rischio di cambio, l’ETF è definito hedged (solitamente è riportato nel nome con la dicitura hedged o hdg). Viceversa, l’ETF prende il nome di unhedged. Se un ETF è unhedged, ossia non è presente una copertura da rischio valutario, non è riportato niente nel nome dell’ETF. La copertura valutaria è un costo poco chiaro per un investitore, perchè varia in base ai tassi di cambio futuri (pertanto non stimabile a priori) e non è riportato nel KIID. Fate attenzione quindi quando acquistate ETF con copertura valutaria o hedged.

Per qualunque dubbio o altro, ogni ETF ha un codifica unica denominata ISIN. Se vi propongono di acquistare un ETF, utilizzando l’ISIN ed inserendolo nella barra di ricerca di justETF o MorningStar potete visionare caratteristiche, performance storiche e documentazione ufficiale.

In linea di massima, non comprate ciò che non capite.

Conclusioni

Questa carrellata base di informazioni spero vi consentirà di districarvi meglio nel mondo degli ETF. Sono strumenti finanziari semplici nella loro complessità. Come ogni strumento deve essere valutato in relazione ad una pianificazione finanziaria completa e precisa, perciò prima di iniziare a comprare e vendere strumenti a caso, mettetevi al tavolino e pianificate le vostre mosse, partendo dall’elencare quali sono gli obiettivi che volete raggiungere tramite i vostri soldi.

Grazie per la lettura.

Se ti è piaciuto l’articolo, iscriviti per rimanere aggiornato

Niente spam, ti invierò solo un aggiornamento mensile.


Puoi anche condividerlo sui social

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
Guarda tutti i commenti
Torna in alto