Bonus ristrutturazione casa 2026: Ecobonus, Bonus Casa e come funziona la detrazione IRPEF

Hai fatto rifare l’impianto elettrico e non hai idea se puoi recuperare qualcosa? O stai pianificando una ristrutturazione e vuoi capire quanto ti restituisce davvero lo Stato? La risposta non è immediata, perché negli ultimi tre anni i bonus edilizi hanno subito cambiamenti radicali. Il Superbonus era un’eccezione temporanea, ed è finita. Ma ci sono ancora detrazioni concrete che funzionano, se sai come usarle e soprattutto come non perderle per errori burocratici.

In questa guida vediamo cosa rimane nel 2026, quanto valgono le detrazioni oggi, quali lavori rientrano, e cosa devi fare (e non fare) per non perdere il beneficio.

Cosa è rimasto nel 2026 dopo la fine del Superbonus

La stagione dei maxi-bonus edilizi è finita. Il Superbonus al 110% ha chiuso i battenti al 31 dicembre 2023 per la maggior parte dei casi, con proroghe residuali fino al 2025 per chi aveva già avviato i lavori oltre il 30% di avanzamento. Se stai leggendo questa guida nel 2026 e non hai cantieri già aperti da anni, quella finestra è chiusa.

Quello che rimane sono i bonus edilizi cosiddetti “ordinari”, che esistevano già prima del Superbonus e che continuano a funzionare. Meno spettacolari del 110%, ma concreti:

Il Bonus Casa (o Bonus Ristrutturazione) è la detrazione IRPEF sulle spese di manutenzione straordinaria e ristrutturazione edilizia. L’Ecobonus copre gli interventi di risparmio energetico con aliquote variabili. Il Bonus Mobili è collegato al Bonus Casa e riguarda l’acquisto di arredi ed elettrodomestici. Il Sismabonus riguarda gli interventi antisismici, ma non lo trattiamo qui perché richiede una trattazione separata.

Il Bonus Casa nel 2026: due aliquote diverse

Fino al 2024 il Bonus Ristrutturazione garantiva una detrazione del 50% sulle spese, con un tetto di 96.000 euro per unità immobiliare. Significava poter recuperare fino a 48.000 euro di IRPEF in 10 anni. Era già una misura generosa rispetto all’aliquota base del 36% in vigore da decenni.

Con la Legge di Bilancio 2025 le cose sono cambiate. Per il 2026 l’aliquota resta al 50% solo per l’abitazione principale, mentre è al 36% per le seconde case e tutti gli altri immobili, entrambe fino al 31 dicembre 2026. Dal 2027 le aliquote scenderanno ulteriormente, al 36% per la prima casa e al 30% per le altre, salvo ulteriori proroghe che la Legge di Bilancio potrebbe introdurre.

La struttura base rimane però la stessa da sempre: la detrazione non è un rimborso immediato, ma una riduzione dell’IRPEF spalmata in 10 rate annuali uguali. Se hai spese per 10.000 euro con un’aliquota del 36%, la detrazione totale è di 3.600 euro, distribuita in 360 euro l’anno per 10 anni. Ogni anno, nella dichiarazione dei redditi, porti quella quota in detrazione dall’imposta lorda.

Quali lavori rientrano nel Bonus Casa

La normativa distingue tra manutenzione ordinaria (sostituzione di una serratura, tinteggiatura di una stanza) e manutenzione straordinaria o interventi di recupero edilizio. Solo questi ultimi danno diritto alla detrazione.

Rientrano nel Bonus Casa il rifacimento di impianti elettrici, idraulici e di riscaldamento, la ristrutturazione del bagno con sostituzione di sanitari e piastrelle, la sostituzione di infissi e serramenti, gli interventi sulle strutture portanti (muri, solai, tetto), l’installazione di impianti di sicurezza come antifurti e videocitofoni, la bonifica dall’amianto, la costruzione di un box auto pertinenziale, l’installazione di ascensori o montascale, e gli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche.

Non rientrano le spese di manutenzione ordinaria su singole unità abitative (la serratura rotta, la tapparella da aggiustare), né l’acquisto di materiali senza posa in opera, né i lavori su immobili di lusso, cioè le categorie catastali A/1 (abitazioni signorili), A/8 (ville) e A/9 (castelli e palazzi di pregio artistico).

Un punto su cui molti si ingannano: la manutenzione ordinaria sulle parti comuni di un condominio (scale, ingresso, tetto) dà invece diritto alla detrazione, anche se la stessa spesa sulle singole unità non la darebbe. È una delle asimmetrie del sistema che vale la pena conoscere.

I lavori condominiali: come funziona la detrazione per i singoli condomini

Quando il condominio delibera lavori di manutenzione straordinaria, il singolo proprietario può detrarre la propria quota millesimale di spesa, a prescindere dall’importo. Il limite di 96.000 euro si applica pro quota sul singolo condomino, non sull’intero intervento.

In pratica: il condominio rifa la facciata per 500.000 euro, e la tua quota millesimale è il 2% (10.000 euro). Puoi detrarre il 36% di quei 10.000 euro, cioè 3.600 euro in 10 anni, indipendentemente dal valore totale dell’opera.

Per poter detrarre, l’amministratore di condominio deve rilasciare una certificazione con l’importo della spesa imputata a ciascun condomino e attestare che i pagamenti sono stati effettuati con bonifico parlante. Senza quella certificazione, la detrazione non si può applicare. Se il tuo condominio ha fatto lavori negli ultimi anni e non ti ha mai dato questo documento, vale la pena chiederlo.

L’Ecobonus: cosa rimane nel 2026

L’Ecobonus è la detrazione per gli interventi che migliorano l’efficienza energetica dell’edificio. Le aliquote sono diverse a seconda del tipo di intervento: 50% per la prima casa e 36% per le altre unità immobiliari, in linea con le aliquote del Bonus Casa.

La sostituzione di finestre e infissi con serramenti a bassa trasmittanza termica dà diritto a queste stesse aliquote, calcolate sulla spesa effettivamente sostenuta, entro limiti di importo variabili per tipo di intervento e zona climatica. È uno degli interventi più comuni perché ha un impatto visibile sulla dispersione di calore e, di conseguenza, sulle bollette.

Le caldaie a gas tradizionali sono state escluse dall’Ecobonus dal 1° gennaio 2025, anche se di classe energetica alta, nel quadro delle politiche europee di decarbonizzazione previste dalla direttiva “Case Green”. Al loro posto vengono agevolati i sistemi ibridi (caldaia a condensazione e pompa di calore vendute e certificate come unico pacchetto dal produttore) e le pompe di calore (aria-aria, aria-acqua, geotermiche), che restano il sostituto premiato dalla normativa: la detrazione può arrivare al 65%, con un tetto di spesa di 30.000 euro.

I pannelli solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria (non fotovoltaici, che seguono un percorso diverso) danno diritto a una detrazione del 65%. Le schermature solari esterne come veneziane, frangisole e tende tecniche rientrano con aliquota al 50%.

Per tutti gli interventi Ecobonus è obbligatorio inviare una comunicazione all’ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori. Senza questa comunicazione la detrazione decade. Non è un adempimento difficile, ma è un adempimento che va fatto, e spesso chi si occupa dei lavori non lo ricorda all’utente finale. Segnatelo in calendario.

Il Bonus Mobili: quando si applica e cosa copre

Il Bonus Mobili è una detrazione del 50% sull’acquisto di mobili ed elettrodomestici ad alta classe energetica, a condizione che siano destinati all’arredo dell’immobile oggetto di Bonus Casa. Non si può richiedere da solo: è subordinato all’esistenza di lavori di ristrutturazione in corso o terminati nello stesso anno o nell’anno precedente.

Il tetto di spesa per il 2026 è di 5.000 euro per unità immobiliare, per una detrazione massima di 2.500 euro totali, spalmata in 250 euro l’anno per 10 anni. Non è una cifra enorme, ma è denaro concreto.

Rientrano nel bonus divani, letti, armadi, cucine componibili, frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, forni, cappe. Non rientrano tende, lampadari, materassi senza rete, porte interne. Gli elettrodomestici devono essere di classe energetica A o superiore, con eccezione dei forni per i quali è ammessa la classe F.

A differenza del Bonus Casa, per il Bonus Mobili il pagamento può avvenire anche con carta di debito o di credito. Il bonifico parlante non è obbligatorio. Conserva comunque sempre la ricevuta di pagamento e la fattura.

Il bonifico parlante: l’errore che fa perdere tutto

Questo è il punto dove si concentra la quota più alta di detrazioni perse ogni anno. Per accedere al Bonus Casa e all’Ecobonus, i pagamenti devono avvenire tramite bonifico bancario o postale con una causale specifica: il cosiddetto “bonifico parlante”.

La causale deve contenere tre elementi: la dicitura della norma di riferimento (per il Bonus Casa: “Pagamento per lavori di ristrutturazione edilizia ai sensi dell’art. 16-bis del TUIR”; per l’Ecobonus: la norma specifica), il codice fiscale del beneficiario della detrazione (cioè di chi fa i lavori e vuole detrarre), e il codice fiscale o la partita IVA dell’impresa che esegue i lavori.

Quando la banca riceve un bonifico parlante, applica automaticamente una ritenuta d’acconto dell’8% sull’importo, trattenuta a favore dell’erario come anticipo sull’IRPEF dell’impresa. Questo significa che se paghi 1.000 euro con bonifico parlante, il fornitore ne riceve 920. Devi saperlo per gestire correttamente i rapporti con i fornitori, che potrebbero chiederti di maggiorare la fattura per compensare la trattenuta.

Se paghi in contanti, con assegno, o con un bonifico ordinario senza la causale corretta, perdi il diritto alla detrazione. Non c’è rimedio successivo, non ci sono eccezioni, non si può sanare l’errore dopo. La quasi totalità delle banche ha procedure guidate per i “bonifici fiscali” o “bonifici agevolati”: usale, e controlla che la ricevuta riporti correttamente tutti i dati.

Come si calcola la detrazione: tre esempi concreti

Vediamo tre situazioni reali con i numeri.

Esempio 1: rifacimento del bagno da 8.000 euro. Marco ristruttura il bagno della prima casa nel 2026 per 8.000 euro. Con l’aliquota al 50% (prima casa), la detrazione totale è 4.000 euro, suddivisa in 400 euro l’anno per 10 anni. Se la sua IRPEF annua è 3.500 euro, non ha piena capienza per assorbire l’intera quota nei primi anni: recupera comunque l’intero importo nel tempo, purché la sua IRPEF resti sufficiente anno dopo anno. Il costo netto dei lavori, sull’arco dei 10 anni, è di 4.000 euro invece di 8.000.

Esempio 2: sostituzione infissi con Ecobonus da 15.000 euro (seconda casa). Laura sostituisce tutte le finestre di una seconda casa per 15.000 euro, con materiali che rispettano i requisiti energetici Ecobonus. La detrazione è al 36% (aliquota per le seconde case): 5.400 euro totali, 540 euro l’anno per 10 anni. Laura presenta la comunicazione ENEA entro 90 giorni dalla fine lavori. Costo netto finale: 9.600 euro su 15.000 di partenza.

Esempio 3: ristrutturazione completa della prima casa con più interventi. Giulia nel 2026 fa tre cose sulla sua abitazione principale: rifacimento bagno (6.000 euro, Bonus Casa 50%), sostituzione infissi (12.000 euro, Ecobonus 50%), cucina componibile nuova (4.000 euro, Bonus Mobili 50%). La spesa totale è 22.000 euro. Le detrazioni sono: 3.000 + 6.000 + 2.000 = 11.000 euro totali. Ogni anno Giulia porta in detrazione 1.100 euro. Il costo netto complessivo è 11.000 euro. Esattamente metà dei lavori è coperta dallo Stato, distribuita nel tempo.

Chi rischia di non riuscire a sfruttare le detrazioni

Le detrazioni IRPEF funzionano solo se hai abbastanza IRPEF da pagare. Se la tua imposta lorda è zero o molto bassa, la detrazione del Bonus Casa vale poco o nulla. Questo è un problema concreto che riguarda più persone di quanto si pensi.

I pensionati con redditi bassi, ad esempio. Chi ha una pensione di 800 euro al mese (circa 9.600 euro lordi l’anno) paga pochissima IRPEF, spesso vicina allo zero dopo le detrazioni da pensione. Se ha lavori da 20.000 euro, la detrazione teorica sarebbe 10.000 euro (50% prima casa), ma la sua IRPEF annua potrebbe coprire solo 300-400 euro di quota. Le rate non utilizzate negli anni non si accumulano oltre la decima: quello che non detrai è definitivamente perso.

I lavoratori autonomi in regime forfettario sono nella stessa situazione. Chi applica il regime forfettario paga un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per i primi cinque anni), non l’IRPEF ordinaria. Le detrazioni IRPEF non si applicano a questo regime. Se sei forfettario e ristrutturi casa, non hai accesso al Bonus Casa. Punto.

In questi casi, se le spese vengono sostenute da più persone conviventi (coniuge, figlio), la detrazione può essere ripartita tra chi ha effettivamente pagato, indicando in fattura i nominativi e le quote di spesa di ciascuno. Vale la pena pianificarlo prima di iniziare i lavori, non dopo, per evitare contestazioni in fase di controllo.

I lavori in affitto: chi ha diritto alla detrazione

Se sei l’inquilino e vuoi ristrutturare l’appartamento che affitti (con il consenso scritto del proprietario), hai diritto al Bonus Casa. La detrazione spetta a chi sostiene la spesa e detiene legalmente l’immobile: l’inquilino rientra in questa categoria.

Se lasci l’appartamento prima che le 10 rate siano esaurite, le rate residue passano al proprietario. Non puoi portarti le rate non ancora godute nel nuovo immobile. Questo è un punto che molti scoprono tardi, quando cambiano casa a metà della detrazione.

Se sei il proprietario e l’immobile è locato, puoi effettuare lavori (con accordo con l’inquilino) e detrarre le spese nella tua dichiarazione. In caso di vendita dell’immobile prima che le 10 rate siano esaurite, le rate residue passano all’acquirente, salvo diverso accordo scritto nel rogito notarile. Se vuoi tenerti le rate rimanenti, devi specificarlo nell’atto di vendita.

Ecobonus o Bonus Casa: quale scegliere quando si sovrappongono

Per alcuni interventi, come la sostituzione degli infissi, ci si può trovare a scegliere tra Ecobonus e Bonus Casa ordinario. Con le aliquote allineate al 50% (prima casa) e al 36% (altri immobili) per entrambe le misure nel 2026, la differenza non è più nell’aliquota ma nei requisiti tecnici.

L’Ecobonus ha costi aggiuntivi rispetto al Bonus Casa: la comunicazione ENEA, spesso l’asseverazione di un tecnico abilitato che certifica i requisiti energetici dei prodotti installati, e requisiti tecnici minimi sulle prestazioni dei serramenti che non tutti i prodotti rispettano. La differenza reale emerge sulle pompe di calore, dove l’Ecobonus offre un’aliquota superiore (65%) al Bonus Casa ordinario.

Per interventi semplici senza componente energetica significativa (bagno, impianto elettrico, pavimenti) usa il Bonus Casa senza esitare: la procedura è più semplice a parità di aliquota. Per interventi con forte impatto energetico (pompe di calore, solare termico) l’Ecobonus resta la scelta più conveniente grazie all’aliquota maggiorata.

La cessione del credito non esiste più (e cosa significa)

Dal 2023 in poi, per la grande maggioranza degli interventi edilizi ordinari, non è più possibile cedere la detrazione fiscale a terzi o ottenere uno sconto diretto in fattura dall’impresa. Il Decreto Legge n. 11/2023 ha bloccato questo meccanismo per i nuovi contratti stipulati dal 17 febbraio 2023 in poi.

Rimangono eccezioni residuali per casi specifici: le aree colpite da eventi sismici, i condomini che avevano già approvato la delibera per lavori di Superbonus prima del 18 novembre 2022 e presentato la CILAS prima del 17 febbraio 2023, e le persone fisiche che ristrutturano la prima casa con un ISEE familiare non superiore a 15.000 euro, che possono ancora optare per lo sconto in fattura. Per la grande maggioranza dei privati che ristruttura casa propria fuori da queste eccezioni, la detrazione si usa solo nella dichiarazione dei redditi, un anno alla volta, per 10 anni.

In pratica questo significa che chi non ha capienza IRPEF sufficiente e non rientra nelle eccezioni non ha più la via d’uscita dello sconto in fattura. È un punto che vale la pena verificare prima di firmare contratti con l’impresa.

I documenti da conservare

Per poter difendere la detrazione in caso di controllo fiscale, bisogna conservare alcuni documenti per almeno cinque anni dalla data di presentazione della dichiarazione in cui si è detratto l’ultimo anno.

Sono necessari: le fatture o le ricevute fiscali dei fornitori con dettaglio dei lavori, le ricevute dei bonifici parlanti (non solo la contabile, ma la ricevuta che riporta la causale completa), le abilitazioni comunali se richieste per il tipo di lavoro (CILA per interventi minori, SCIA o permesso di costruire per lavori più significativi), la comunicazione ENEA con numero di ricevuta (per l’Ecobonus), e le schede tecniche dei materiali installati (classe energetica degli infissi, coefficiente di trasmittanza, ecc.).

L’Agenzia delle Entrate può chiedere questi documenti anche quattro o cinque anni dopo la presentazione del 730. Chi non li ha, vede la detrazione recuperata con interessi e sanzioni. Non è un rischio remoto: i controlli sulle detrazioni edilizie sono frequenti, specialmente per importi significativi.

Il quadro completo: conviene ancora ristrutturare con i bonus?

La domanda giusta non è “quanto mi dà il bonus” ma “quanto mi costa davvero l’intervento tenendo conto del bonus”.

Con il Bonus Casa al 50% sulla prima casa e le detrazioni recuperabili in 10 anni, un intervento da 20.000 euro ha un costo netto di 10.000 euro. Non è il 110% di qualche anno fa, ma è comunque un contributo che dimezza il costo effettivo.

Vale la pena sfruttarlo quando: hai capienza IRPEF sufficiente (IRPEF annua maggiore della quota annua di detrazione), hai intenzione di restare nell’immobile per almeno qualche anno (per non perdere le rate se vendi), e i lavori erano già necessari indipendentemente dall’incentivo (non ha senso fare lavori inutili per ottenere una detrazione che copre metà del costo).

Non vale la pena inseguire il bonus quando: sei in regime forfettario (nessuna detrazione possibile), hai redditi bassi con IRPEF vicina allo zero, o devi fare lavori su un immobile che stai per vendere senza accordo scritto per trattenere le rate.

Il consiglio pratico: prima di firmare qualsiasi contratto con l’impresa, fai una stima della tua IRPEF annua e confrontala con la quota annua di detrazione che otterresti. Se la tua IRPEF è di 2.000 euro e la quota annua è di 1.500 euro, la detrazione è quasi pienamente sfruttabile. Se la tua IRPEF è di 400 euro e la quota è di 1.500, ne recuperi meno del 30% di quello che dovresti.

Non sono consigli finanziari personalizzati: la tua situazione dipende dal tuo reddito, dalla tua aliquota, dagli altri oneri deducibili che già hai. Per lavori importanti, un’ora con il tuo CAF o commercialista prima di firmare vale più di qualsiasi guida online.

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